Rassegna stampa

Rassegna stampa: Io non mi arrendo, il dramma della Terra dei Fuochi con Beppe Fiorello

Beppe Fiorello Io non mi arrendo
Beppe Fiorello nella miniserie Io non mi arrendo
A un anno di distanza da L’Angelo di Sarajevo, Beppe Fiorello è tornato su Rai1, diretto ancora una volta da Enzo Monteleone, per raccontare una vicenda drammatica e di grande impatto emotivo: quella di Roberto Mancini, il funzionario di polizia che per primo investigò sui veleni della Terra dei Fuochi, scomparso per un tumore due anni fa. La miniserie intitolata Io non mi arrendo, in onda su Rai1 lunedì 15 e martedì 16 febbraio, ha raggiunto 7 milioni 252 mila spettatori (27.75%) nella prima puntata e 7 milioni 356 mila (28.15%) nella seconda.

Sul Corriere della Sera Aldo Grasso ha esaltato la bravura dei protagonisti della miniserie, Beppe Fiorello e Massimo Popolizio:

Ci sono fiction in cui è prevalente il valore di testimonianza e come tali vanno vissute. «Io non mi arrendo» è una di queste. Racconta la storia di Roberto Mancini (Beppe Fiorello), il vicecommissario romano che per primo ha scoperto e denunciato le ecomafie nella cosiddetta Terra dei fuochi: una storia tragica senza barriere protettive (Rai1, lunedì e martedì, 21.25). Mancini negli anni Novanta si ritrova a lavorare in Campania dopo un’indagine per usura. Qui scopre alcune attività dell’avvocato Gaetano Russo (Massimo Popolizio), che acquista terreni apparentemente inutilizzabili. In realtà, l’uomo riverserà su quei terreni i rifiuti tossici che andranno a inquinare il territorio.Nei primi anni 90, Mancini consegnò un’informativa alla Procura di Napoli in cui rendeva noto ciò che aveva visto e soprattutto respirato tra le province di Napoli e Caserta nel corso di allucinanti sopralluoghi nei siti di stoccaggio di materiale, anche radioattivo, e in discariche anarchiche più che illegali. Fu tra i primi a indicare nel perverso intreccio camorra-aziende del Nord la chiave di volta della strategia del veleno quando in tanti si pensava che i traffici sporchi se li sorbisse giusto la Somalia. Nella miniserie scritta da Jean Ludwigg, Marco Videtta ed Enzo Monteleone, con la collaborazione di Beppe Fiorello e la consulenza di Monica Dobrowolska (la moglie di Mancini) e diretta dallo stesso Monteleone, si descrive la lotta di Mancini contro l’avvocato, durante la quale il protagonista conosce Maria (Elena Tchepeleva), si sposa e ha una figlia, Martina (Giulia Salerno) e si ammala, ucciso dallo stesso male che cercava di combattere. Come succede spesso in questi casi, l’impianto narrativo è sorretto dalla bravura di Beppe Fiorello e di Popolizio. Il contenuto è così determinante che si sorvola volentieri sulla fragilità delle storie parallele, a partire da quella con la futura moglie.
Per il critico di Avvenire Andrea Fagioli, Beppe Fiorello si conferma attore particolarmente predisposto per queste miniserie, che ormai si costruisce addosso collaborando anche alla scrittura:
La fiction italiana, in particolare quella targata Rai 1, sta mettendo da parte le figure storiche per dedicarsi a donne e uomini all’apparenza comuni, poco conosciuti, ma di grande spessore etico e morale o dalle grandi capacità intuitive o imprenditoriali. Le ultime settimane ce lo hanno confermato con le vicende di Luisa Spagnoli e di Angelo Vassallo (il “sindaco pescatore”). Lunedì e ieri sera anche con Roberto Mancini a cui si ispira il personaggio di Marco Giordano nella miniserie Io non mi arrendo con Beppe Fiorello e la regia di Enzo Monteleone. Storia di un autentico servitore dello Stato, un poliziotto che davvero non si è voluto arrendere. Vinto soltanto dalla malattia, il tumore conseguenza dei tanti scavi e sopralluoghi in un territorio tra Napoli e Caserta martoriato dai veleni e dalla malavita: la cosiddetta “Terra dei fuochi”. Un linfoma lo portò alla morte prematura a soli cinquantatré anni. Il funerale, nel 2014, nella basilica di San Lorenzo Fuori le Mura a Roma, fu celebrato da don Maurizio Patriciello (che i nostri lettori conoscono bene), parroco a Caivano (Napoli) nella “Terra dei fuochi”, appunto. Mancini aveva capito il sistema di smaltimento illecito di rifiuti industriali gestito dalle ecomafie. La sua prima informativa risale alla metà degli anni Novanta. Qualcuno lo ascoltò, altri non lo vollero ascoltare, in tanti cercarono di metterlo a tacere. Inizialmente la fiction gioca sul poliziesco classico e sulle vicende sentimentali del giovane Giordano-Mancini, cedendo un po’ alla semplificazione per rendere il prodotto necessariamente più appetibile al grande pubblico. Solo in un secondo momento, grazie anche alla contemporanea lotta del protagonista contro il cancro, Io non mi arrendo decolla in un racconto dal grande valore civile divenendo testimonianza di impegno e di coraggio. Fiorello si conferma attore particolarmente predisposto per queste miniserie, che ormai si costruisce addosso collaborando anche alla scrittura. Il rischio è semmai quello di rendere fisicamente e caratterialmente i personaggi un po’ troppo simili, anche se questa volta il problema riguarda solo la prima parte della fiction, quella precedente alla malattia. La Rai con queste produzioni fa comunque il suo dovere di servizio pubblico. E gli ascolti, come succede in questi casi, premiano la scelta.
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