Rassegna stampa

Rassegna stampa: Facciamo che io ero, lo show di Virginia Raffaele

Ottimo il debutto di Virginia Raffaele su Rai2 con lo show Facciamo che io ero: 3 milioni 296 mila spettatori, pari al 14.6% di share, hanno seguito il primo appuntamento. Lo show ha avuto anche un numero record di contatti con oltre dieci milioni e mezzo e ha fatto registrare il secondo miglior risultato d’ascolto per Rai2 nel 2017. “Sono molto felice dello straordinario risultato di Facciamo che io ero, che ha illuminato la nostra rete con una serata di grande televisione – ha commentato il direttore di Rai2 Ilaria Dallatana – La protagonista assoluta di questa serata è stata Virginia: artista eclettica senza eguali nell’attuale scena italiana, interprete ironica di personaggi femminili mai scontati, ma anche grande e sincera professionista nella sua versione al naturale”. Dallatana ha sottolineato che “Facciamo che io ero rappresenta pienamente la chiave stilistica di Rai2, perché capace di coniugare il pop alla qualità, il divertimento alla scrittura intelligente e ricercata, la satira all’eleganza, alla creatività artigianale e di successo. E sono felice che a rendere possibile tutto ciò sia una donna”.

Per il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, il successo dello show è “un incoraggiamento a continuare a innovare. Il Servizio Pubblico deve accogliere e dare tutti gli strumenti perché talenti come quello di Virginia Raffaele possano esprimersi al loro meglio. E quando questo accade, il pubblico risponde positivamente. Investire sul talento, dandogli lo spazio che merita, e rischiare proponendo format che evolvono nella direzione di un intrattenimento sempre più scritto, curato e distintivo rimangono le nostre missioni fondamentali”.

Facciamo che io ero di Virginia Raffaele ricorda per molti versi l’impianto dei vecchi varietà, scrive sul Corriere della Sera Aldo Grasso:

Come dicono nell’ambiente dello spettacolo, tanta roba! Forse troppa.Facciamo che io ero di Virginia Raffaele ricorda per molti versi l’impianto dei vecchi varietà: la spalla, gli ospiti famosi, il monologo, la folta galleria dei personaggi imitati, il non facile incastro tra i pezzi registrati (immaginando le molte ore di trucco e parrucco) e lo studio (Rai2, giovedì, ore 21.24). E Virginia Raffaele assomiglia molto ad Alighiero Noschese (la maniacale identificazione con le sue maschere più famose, da Sabrina Ferilli a Donatella Versace), senza tuttavia rinunciare alla più moderna figura dell’entertainer, capace di ballare, cantare, far ridere. Come se le due facce rappresentassero bene il tentativo di connubio fra la Ballandi Multimedia e le esigenze della nuova Rai2 di Ilaria Dallatana. Tanta roba, appunto. Dentro una scenografia sontuosa, Virginia Raffaele ha finalmente potuto dare vita al suo universo multiforme. E forse, a tradirla, sono stati proprio i personaggi più familiari (Ferilli, Versace con Gabriel Garko, lo sketch con Lillo e Greg, alcune tirate di Fabio De Luigi), mentre è stata irresistibile nelle nuove proposte, a partire da una strepitosa Bianca Berlinguer (dipinta come egocentrica e boriosa), continuando con Fiorella Mannoia (che non ha ancora «digerito» la vittoria a Sanremo di Gabbani e si abbandona a un mitico «Grazie al karma!») e Michela Murgia alle prese con Dante Alighieri. I riferimenti al mondo circense della famiglia Raffaele alla lunga sono parsi un po’ ripetitivi. La prima delle quattro puntate di Facciamo che io ero ha potuto esibire Roberto Bolle, Francesco Gabbani, Malika Ayane, Lino Guanciale, protagonista della serie «La porta rossa». Il programma è firmato da Raffaele con Giovanni Todescan, Marco Terenzi, Dario Tajetta, Simone Di Rosa, e Paolo Cananzi, con la collaborazione ai testi di Mattia Torre e Daniele Prato. La regia è di Piergiorgio Camilli.

Aldo Grasso analizza sul Corriere anche la stagione di Rai2, in particolare la seconda parte, che sta vincendo diverse scommesse, sul piano della fiction, dell’intrattenimento e dell’adattamento di format internazionali:

Doppia la media di rete e porta il secondo canale pubblico sul podio dei più visti (a un passo da Rai1, e subito prima di Canale 5): Virginia Raffaele, in onda giovedì sera con la prima puntata dello show «Facciamo che io ero» — ennesimo caso di «ammodernamento» della tradizionale formula del varietà all’italiana (dopo Mika) — dà nuova linfa al rinnovamento in casa Rai. Rai2 è senz’altro il soggetto più innovativo dell’attuale scenario generalista: in questa seconda parte della stagione sta vincendo diverse scommesse, sul piano della fiction («La porta rossa», media del 13,4% di share), dell’adattamento di format internazionali («Il collegio», 7,9% di share; «Boss in incognito», 7,6%), del «revamp» di formule d’intrattenimento («Furore 20 Years», 7,3%), laserialità d’acquisto («Navy N.C.I.S.», 6,3%), degli esperimenti in access primetime («Rai Dire Nius», 5,6%). E ora arriva Virginia Raffaele per quattropuntate di un one woman show che è partito con 3.296.000 spettatori medi,e una share del 14,6%. «Facciamo che io ero» inverte anche una cattiva abitudine della tv italiana, quella di «allungare il brodo» della prima serata per ammortizzare gli investimenti in produzioni originali e «alzare» artificialmente la share in nottata: lo show di Rai2 è durato due ore spaccate, e la share più alta si è registrata fra le 21.50 e le 22.10, a dimostrazione che la qualità paga più della quantità. Raffaele ha raggiunto un pubblico in parte inatteso per la Rai: più femminile (quasi due milioni su 3.296.000), certamente adulto (top share suicinquantenni, 17,7%) ma anche giovane (11,7% fra i venti-trentenni), esoprattutto con un buon livello d’istruzione e socio-economico: miglior share fra i laureati, col 18,7%. Innovazione nella tradizione, qualità dell’intrattenimento, centralità nel sistema tv. È giunto il momento che Rai2 si occupi anche di Michele Guardì.

Per il critico di Repubblica, Antonio Dipollina, Facciamo che io ero non somiglia a nient’altro e rievoca un sacco di cose buone in zona varietà:

FINIRÀ con legioni di televisivi terrorizzati: «Come sarebbe a dire che bisogna essere bravi? E fare pure ascolti? Dove andremo a finire». Facciamo che io ero (Rai2, partito giovedì, si prosegue il mercoledì) non somiglia a nient’altro e rievoca un sacco di cose buone in zona varietà. Un piccolo miracolo grazie a Virginia Raffaele che alla prima puntata si rivela capace di tutto, in senso buono: ci mette la bravura innata e prende da subito un tono amichevole per il pubblico nonché il comando della situazione, mentre gli autori e gli ospiti hanno l’aria di divertirsi. Per chi pensava a un tentativo esagerato per una che era soprattutto una guest-star, una piacevole smentita. Fabio De Luigi al suo fianco è il maschio perfetto. La prima ora era perfetta, le parodie ben fatte al 90 per cento, i tormentoni idem. Vietato illudersi che con Virginia e quelli di buona volontà che sono con lei possa cambiare la tv, ma da qualche parte bisognerà pure iniziare.

Per Alessandra Comazzi Virginia Raffaele è grande, ma il talento merita più concisione, come scrive su La Stampa:

Fenomeno da circo, o da baraccone, si dice di qualcuno che esagera in qualunque performance, materiale o spirituale. Ma i fenomeni d a baraccone, senza accezione negativa, erano l’anima degli spettacoli che in altri tempi giravano piazze e città: grandi artisti, e basta. Così è Virginia Raffaele, un vero fenomeno da circo: non a caso il suo programma su Rai2, Facciamo che io ero, evoca un tendone a tre piste, e lei ricorda bisnonna trapezista, nonna cavallerizza, zio clown. E la famiglia di giostrai e di circensi deve avere profondamente inciso sulla tempra di questa show girl che unisce anima d’acciaio perfezionistico, gran fisico e spirito irridente, volto più al costume che alla politica. Niente Boschi, e invece le novità Bianca Berlinguer, Michela Murgia, e l’intellettuale con nome di fantastia: però, tutta Valeria Bruni Tedeschi ai David. Il primo blocco pubblicitario arriva soltano alle 22,30, ma il varietà è al solito molto lungo, a tratti persino moderatamente noioso, vedi la gag Versace-Garko: il talento merita più concisione. Nonostante gli sfilacciamenti, è evidente lo sforzo di dar senso a ospiti e imitazioni, facendoli interagire, e alcuni momenti passeranno, se non alla Storia, alla piccola storia della tv, fulcri del novello Techetecheté: il dialogo Mannoia-Gabbani; o il duo Malika Ayane-Raffaele in borghese che la imita, o ancora il grande numero di canto con Lillo e Greg e quello di danza con Bolle che balla che bello. Complimenti a Fabio De Luigi, deliziosa spalla: professionalità generale, si parla comunque di alti livelli, di altri pianeti rispetto a reality e talent.

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