Rassegna stampa

Rassegna stampa: Il bello (?) delle donne

A 13 anni dall’ultima edizione, Il bello delle donne ha riaperto i battenti con otto nuove puntate, in onda dal 13 gennaio in prima serata su Canale 5. I primi due appuntamenti della serie, con Manuela Arcuri, Massimo Bellinzoni, Alessandra Martines, Anna Galiena, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Adua del Vesco e Claudia Cardinale, hanno ottenuto rispettivamente 3 milioni 184 mila spettatori pari al 12.4% di share e 3 milioni 35 mila spettatori pari al 12% di share.

Per Aldo Grasso Il bello delle donne, una fiction di rara bruttezza, è una potente metafora della staticità della tv italiana, così scrive il critico sul Corriere della Sera:

La fiction è un terreno sul quale pare approfondirsi la distanza fra Rai e Mediaset. Da almeno vent’anni si tratta di un genere chiave per la televisione generalista, ma ultimamente il gruppo di Cologno sembra aver perso la bussola: con l’inizio dell’anno è partito, con le prime due puntate, «Il bello delle donne…alcuni anni dopo», serie in 8 puntate firmato dalla premiata coppia Tarallo/Losito. L’esordio non è stato lusinghiero: venerdì 13 gennaio gli spettatori sono stati 3.184.000, per una share del 12,4%. Problema di programmazione? La seconda puntata, in onda giovedì 19, ha raccolto 3.035.000 spettatori, per una share del 12%. Il problema sembra dunque stare in una fiction di rara bruttezza che non solo tenta di riattualizzare un prodotto di oltre un decennio fa (potente metafora della staticità della tv italiana), ma punta su una fascia di audience troppo limitata per un’ammiraglia: è vero che Canale 5 tiene sul pubblico più giovane (e in particolare sui 25-34enni, 14,1% di share), ma la composizione pare troppo squilibrata sulle donne, che raggiungono il 15,2% di share, contro l’8,5% fra gli uomini. Anche sul piano territoriale, la fiction con l’Arcuri sembra regionalizzare l’ascolto: bene al Sud (26,% in Basilicata), male al Centro-Nord (5,7% in Trentino). Quel che più in generale sembra mancare a Mediaset è una linea editoriale sulla fiction, al netto di singoli prodotti che hanno ben funzionato. La Rai ha un compito facilitato dal puntare su una massa di spettatori più anziani (il pubblico, sempre al femminile, che ha seguito «I bastardi di Pizzofalcone»), ma ha tentato ultimamente di rinnovare e differenziare il proprio commissioning (con i casi di «La mafia uccide…» e «Rocco Schiavone»). Il sistema produttivo degli audiovisivi potrebbe ripartire da un ripensamento delle politiche editoriali delle reti. (in collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dato Auditel)

Per il critico di Avvenire, Andrea Fagioli, la fiction sulle donne si avvia verso un giusto flop:

Se al peggio non c’è limite, è anche vero che al contrario non si può che migliorare. Lo auguriamo a Canale 5 che stasera dovrebbe proporre (se non decideranno diversamente) la seconda puntata della miniserie Il bello delle donne – Alcuni anni dopo. La prima è stata davvero di basso livello, da tutti i punti di vista: dalla sceneggiatura alla recitazione, tra situazioni imbarazzanti e volgarità. E pensare che c’era attesa per questo ritorno, dopo quattordici anni, della fiction con l’ambizione di raccontare l’universo femminile. Nemmeno a suo tempo, tra il 2001 e il 2003, c’era stato da entusiasmarsi. Tanti limiti erano apparsi evidenti anche allora. Ma quelle prime tre stagioni, sia pure diverse tra loro (toni drammatici all’inizio, da commedia alla fine), ottennero il consenso del pubblico. I telespettatori si appassionarono alle storie di donne, amiche, nemiche, madri, mogli e amanti che ruotavano attorno al negozio di parrucchiere per signore “Il Bello delle Donne” in quel di Orvieto. Adesso la scena si è spostata a Roma. La crisi economica ha imposto la chiusura del rinomato salone di bellezza della città umbra. Ma il titolare non si arrende e affronta la capitale in cerca di fortuna. Rinnovato quasi del tutto il cast. Tornano Massimo Bellinzoni nei panni di Luca, il parrucchiere amico delle donne, e Giuliana De Sio, la perfida e nevrotica Annalisa. Arrivano la parrucchiera borgatara interpreta da Manuela Arcuri, l’architetto Alessandra Martines, l’avvocato Lina Sastri, la moglie borghese Anna Galiena e la nonna Claudia Cardinale. Tra alcune di loro nasce un’amicizia determinata dall’essere state ingannate dallo stesso uomo. Per cui, tra storie d’amore (tale o presunto tale) e tradimenti, vien fuori soprattutto la solidarietà femminile, ma attraverso i singoli personaggi emergono anche omofobia, pregiudizi e razzismo. Nel genere spiccano il giovane sciupafemmine Sam e Lalla La Sciacalla (un nome, un programma). Il debutto ha registrato tre milioni di telespettatori con uno share del dodici per cento. Poca roba, da mettere in dubbio che si arrivi alla fine delle otto puntate previste. Sembra quasi che il pubblico abbia intuito i limiti di questo sequel il cui unico merito è la dedica a Virna Lisi, la Contessa Miranda Spadoni della vecchia serie, scomparsa nel 2014 poco prima dell’inizio delle riprese della nuova.

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