Rassegna stampa

Rassegna stampa: il fenomeno Rocco Schiavone

Mercoledì 9 novembre ha fatto irruzione su Rai2 Rocco Schiavone, il vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini e interpretato nell’omonima serie dall’attore Marco Giallini. Il primo episodio è stato visto da 3 milioni e 625 mila spettatori pari al 14.41% di share mentre il secondo, in onda venerdì 11 novembre, ha raggiunto 2 milioni 504 mila spettatori (9.93%). Il terzo, trasmesso mercoledì 16 novembre, ha vinto la prima serata ottenendo il suo record d’ascolti con 3 milioni 783 mila spettatori (15%), sfiorando spesso i 4 milioni e 500 mila e il 18% di share.

Per Aldo Grasso, Marco Giallini dà vita a un personaggio caratterizzato, con un profilo psicologico complesso e ben più di una sfumatura di antieroismo capace di renderlo interessante:

Proviamo a fare un elenco delle cose più riuscite di «Rocco Schiavone», la nuova serie poliziesca di Rai2 firmata Cross Productions e Rai Fiction, per la regia di Michele Soavi, che è stata da più parti salutata come un felice tentativo di rinnovamento delle convenzioni della fiction generalista, alla ricerca di un modello più complesso e ambizioso (Rai2, venerdì, 21.10). La prima: al centro di «Schiavone» c’è un personaggio caratterizzato, con un profilo psicologico complesso e ben più di una sfumatura di antieroismo capace di renderlo interessante. Un vicequestore brillante ma dai modi bruschi, con una vita privata complicata e un macigno del passato che continua a pesare. È innegabile che l’interpretazione di Marco Giallini sia una componente fondamentale per far funzionare il personaggio: la presenza di un attore che sa fare bene il suo lavoro è una svolta non da poco in prodotti di questo tipo. Giallini è un «ruvido empatico», e ha una faccia che non si dimentica. Anche se troppe volte è solo, senza un valido contorno. Poi c’è l’ambientazione, una Val D’Aosta fuori dal solito circuito di location che appiattiscono l’immagine dell’Italia su pochi sfondi, con il freddo della montagna che è anche un po’ quello rimasto nel cuore a Schiavone dopo la morte della moglie, con cui continua ad avere un immaginario dialogo. Schiavone che gira per la Valle in loden è una trovata scenica di grande effetto. Infine, i casi gialli di puntata sono credibili (salvo una punta di moralismo) e l’idea di lavorare su una storia orizzontale centrata su una sfera più privata del protagonista è una delle grandi lezioni della serialità americana. Giusto guardare a questi modelli: al di là di alcune incertezze di scrittura e ritmo la lezione è parsa ben assimilata. La serie è ispirata ai romanzi di Antonio Manzini, pubblicati da Sellerio.

Per il critico di Avvenire, Andrea Fagioli, il Rocco Schiavone interpretato da Marco Giallini non va tanto per il sottile, è un poliziotto totalmente fuori dagli schemi, che ruba e si fa le canne. I suoi modi, le sue azioni e il suo linguaggio hanno infatti già provocato un’interrogazione parlamentare:

Ispirato ai racconti di Antonio Manzini, Rocco Schiavone, romano de Roma, è un vice questore spedito per motivi disciplinari ad Aosta. È un uomo cinico, scorbutico e sarcastico, a tratti rozzo e volgare, ma con un grande intuito nel risolvere i casi di omicidio. Che sia un modello sbagliato di poliziotto non c’è dubbio. A parte rubare e fumare marijuana è pure un giustiziere contro giustizia. Nel secondo episodio distrugge volontariamente una prova perché resti in carcere un uomo indiziato dell’omicidio della moglie, reo in verità di non averla uccisa ma spinta al suicidio dopo sette anni di maltrattamenti. Nella dura scorza del vice questore sembra fare breccia soltanto la consorte, che a un certo punto si scopre essere solo una presenza: «Mi manchi, Marina», lamenta Rocco. La moglie è stata ammazzata in un agguato anni prima. Questo spiega almeno in parte il suo essere così controverso e sbandato, ma non giustifica il suo sostanziale disprezzo per la vita, enfatizzato da atteggiamenti oltre limite e da un parlato insistentemente volgare. Peccato, perché il personaggio funzionerebbe anche un po’ più negli schemi.

Intanto l’autore Antonio Manzini difende il proprio eroe in un’intervista a Repubblica: “Non credo negli eroi senza macchia e senza paura. Credo nelle persone umane. Rocco Schiavone è un uomo e ha un’umanità molto forte, è empatico. Fa il poliziotto ma è cresciuto per strada, a Trastevere: ha finito per fare la guardia mentre gli amici con cui giocava da ragazzino sono diventati ladri. Forse è rimasto un po’ ladro anche lui”. A Manzini non interessano le polemiche: “Non mi riguardano e non è mio compito commentarle. Io scrivo libri e quando si scrive si è liberi”. L’autore commenta anche il successo della serie: “Giallini è molto bravo a interpretare Schiavone, ha capito il personaggio, se lo è preso sulle spalle senza dare giudizi. La Cross Production e la Rai hanno voluto bene a Rocco, lo hanno rispettato con le sue contraddizioni. È anarchico, si fa le canne, continua spesso a ragionare come un bandito, come i suoi amici romani. Ha giocato sulle stesse strade di sampietrini; in fondo è rimasto uno di loro”.

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