Rassegna stampa

Rassegna stampa: per Bollani l’importante è avere un piano

Giovedì 10 novembre è partito in seconda serata su Rai1 il nuovo programma di Stefano Bollani L’importante è avere un piano. Un viaggio in sette puntate nelle strade della musica live, con protagonisti da tutto il mondo in una grande jam session che mescola generi e stili. Il tutto nella cifra originale e ironica propria di Stefano Bollani, artista poliedrico tra i più riconosciuti e acclamati a livello internazionale, che, dopo la felice esperienza su Rai3 con Sostiene Bollani, approda sulla rete ammiraglia Rai con questo inedito late night show. Il primo appuntamento ha registrato 846 mila spettatori e uno share dell’8.30%.

Per il critico Aldo Grasso L’importante è avere un piano è un atto di coraggio per la Rai, come scrive sul Corriere della Sera:

Vedere suonare Stefano Bollani è sempre un grande piacere, per gli occhi e soprattutto per le orecchie («Per fare certe cose ci vuole orecchio!», cantava Jannacci). «L’importante è avere un piano», il programma di Stefano Bollani che va in onda su Raiuno il giovedì alle 23.35, è stato presentato come una grande jam session. E in parte è così, con la partecipazione di grandi nomi del panorama musicale italiano e internazionale, ma a Bollani piace anche intrattenere, intervistare gli ospiti, giocare (strepitosa l’interpretazione di «Mamma», di Bixio e Cherubini, quella che fa «Mamma, solo per te la mia canzone vola, mamma, sarai con me, tu non sarai più sola…») e costringere tutti a ruotare attorno al suo pianoforte: «Tutto nella libertà più assoluta. Compresa quella dell’improvvisazione». Per certi versi, il programma ricorda «D.O.C.» di Renzo Arbore, la mitica cantina di squisita musica live, in onda dal 2 novembre ‘87 alla fine dell’89. Pareva che la Rai non amasse più la grande musica e invece «L’importante è avere un piano» è un atto di coraggio. Gli ospiti della prima puntata sono stati Francesco De Gregori (l’uomo che voleva essere Bob Dylan), Fiorella Mannoia e l’attore Claudio Santamaria. Ma chi mi ha stupito più di tutti è stato Cameron Carpenter che si è esibito con un organo pieno di tastiere e pedali da lui stesso disegnato. La bravura di Bollani, al di là di ogni tecnicismo e di ogni preparazione, consiste nel cancellare la distinzione di genere: pop, jazz, classica… Il suo pianoforte è una macchina delle meraviglie che ha come scopo principale quello di incantare. In un’intervista, Bollani ha spiegato che in inglese c’è un solo verbo per indicare tre funzioni diverse: suonare, recitare, giocare. Il verbo è «to play»: «Quindi – ha aggiunto – quando mi chiedono cosa farò in questo nuovo programma, rispondo all’inglese: play».«Play it again, Sam». Anzi, Steve.

Invece per il critico del quotidiano Repubblica, Antonio Dipollina, il titolo del programma tradisce un po’ di ansia:

Il tentativo non è proprio semplice e grande è la tentazione, invece, di far passare il tempo in qualche modo tanto poi a un certo punto Stefano Bollani suona, i suoi ospiti cantano o suonano e tutta va a posto. Però nella partenza un po’ faticosa di L’importante è avere un piano (il giovedì nella fatidica seconda serata di Raiuno) il titolo medesimo tradisce un po’ di ansia. Il piano, nel senso del progetto, non c’è o quanto meno vengono esclusi eventuali tentativi di irrobustire il tutto con cose televisive d’impatto. E a occhio è un peccato, perché l’istrionismo del protagonista a contatto con ospiti all’altezza è una miscela detonante (un sogno? Ricattate Checco Zalone, portatelo lì e date un piano anche a lui). Al momento, però, la differenze tra i momenti in cui si suona e canta e quelli in cui si celia è abissale: appunto, non è mica facile. Ma negarsi del tutto il tentativo di fare qualcosa di grandioso non è bello.

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