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Barbara De Rossi approda a Rete4 con Il terzo indizio: “Continuo la mia battaglia contro la violenza sulle donne”

Dopo essere stata sostituita alla conduzione di Amore Criminale su Rai3, Barbara De Rossi passa a Mediaset alla guida del programma di Retequattro Il terzo indizio, in onda da novembre in prima serata. L’esperienza su Rai3 alla conduzione di Amore Criminale, durata tre anni, si è conclusa in modo brusco e inaspettato, dopo la decisione della direttrice di rete, Daria Bignardi, di sostituirla con Asia Argento: “Lì per lì ci sono rimasta male, è normale. Ma non ho avuto nemmeno il tempo di riflettere che è arrivata la proposta di Mediaset. E’ tutto superato”, dichiara in un’intervista al Corriere della Sera.

A Barbara De Rossi è stato affidato il compito di introdurre e commentare docufiction che ricostruiscono grandi casi di cronaca che, spesso, hanno diviso l’opinione pubblica. Il terzo indizio, trasmissione a cura di Siria Magri, già ideatrice e curatrice di Quarto Grado, si basa infatti su processi che hanno già attraversato i tre gradi di giudizio. Sentenze definitive che, nella finzione televisiva, con l’interpretazione di attori professionisti, raccontano la verità giudiziaria.

La trasmissione, la cui prima edizione in onda la scorsa primavera è stata condotta da Alessandra Viero, è impegnata anche nella campagna contro la violenza domestica, in particolare quella sulle donne. Una mission sposata anche dalla nuova conduttrice Barbara De Rossi, presidente onoraria dell’associazione “Diritti Civili nel 2000”, attiva per aiutare concretamente le vittime di stalking e abusi, e da 15 anni testimonial contro la violenza sulle donne e nella campagna di sensibilizzazione sul femminicidio. “In questo modo continuo la mia battaglia contro la violenza sulle donne, un modo per sensibilizzare le coscienze e per far capire i meccanismi di questi amori sbagliati che finiscono nel sangue” spiega l’attrice nella stessa intervista. “Ormai sappiamo che le vittime appartengono a tutti i ceti sociali, che non conta il livello culturale, che spesso le vittime sono donne che sembrano forti. Il fatto è che i sentimenti mettono un filtro sui ragionamenti razionali, così quello che sembra facile da leggere dall’esterno – proprio perché non c’è un coinvolgimento sentimentale – è molto più difficile dall’interno. E poi questi uomini sono maledettamente bravi a far leva sui sentimenti, a far sentire le donne importanti. La violenza non è mai immediata, si entra piuttosto in una spirale: prima l’emozione, poi il sentimento, quindi l’innamoramento, le prime piccole gelosie scambiate per amore… Una demolizione prima psicologica e poi fisica”.

Contro la violenza sulle donne la tv può servire: “Il meccanismo della docufiction aiuta a rivedersi come in un film, a riconoscersi nei meccanismi che scattano” aggiunge Barbara De Rossi, ma la tv da sola non basta. “In Italia ci sono 400 centri antiviolenza, ne servirebbero almeno 5.000. Come fai se il centro più vicino si trova a 300 chilometri da dove abiti? Servono lo Stato e le istituzioni, servono leggi più efficaci e incisive, bisogna inasprire le pene, anche sullo stalking. Quello che mi sento dire pià spesso è “noi denunciamo, ma poi non ci sentiamo protette”. Il problema di fondo è che questo processo legislativo sta andando avanti da troppo tempo e ha portato via troppe vite”.

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