Rassegna stampa

Rassegna stampa: Gomorra, il potere è un affare di famiglia

Gomorra 2 - La serie
Gomorra 2 – La serie
Martedì 10 maggio Sky ha trasmesso le prime due puntate della seconda, attesa, stagione di Gomorra. La serie ha fatto registrare il miglior debutto di sempre per una serie tv in onda su Sky con una media di 1 milione 186 mila telespettatori su Sky Atlantic HD, Sky Cinema 1 HD e Sky On Demand, pari al 3.7% di share.
La difficile sfida di Gomorra è liberarsi dell’autocompiacimento, scrive sul Corriere della Sera il critico Aldo Grasso:

La seconda volta è sempre più difficile della prima, si tratti di libri, di film, di serie tv. Manca l’inconsapevolezza del debutto e il manierismo incombe, specie se il successo è stato grande. C’è voluta un’intera puntata per carburare e liberarsi dell’autocompiacimento. Dopo la morte di Donna Imma, l’era del clan Savastano, che un tempo regnava incontrastato su Napoli, sembra finita e le forze in campo hanno la possibilità di dire la loro, a cominciare dall’ex luogotenente Ciro. E poi c’è Genny, il figlio di Don Pietro, che in pochi mesi ha dissipato l’impero costruito dal padre in anni di ammazzamenti. Insomma, stiamo assistendo a una faida tra il revenant Don Pietro, che ha smesso di fingersi pazzo, e gli «scissionisti», che da assoldati diventano padroni dei loro quartieri, tra Secondigliano e Scampia. Avendo Stefano Sollima in veste showrunner, Stefano Bises e Leonardo Fasoli in quella di coordinatori editoriali, «Gomorra 2» è stata prodotta da Sky Atlantic, Cattleya e Fandango in associazione con Beta Film (Sky Atlantic, martedì, 21.10). Il salto temporale con cui si aspre la seconda puntata ci proietta in uno scenario più internazionale: Genny, sopravvissuto all’attacco, fa ora lo spavaldo in Honduras tra i trafficanti di coca e, prima di tornare in Italia, vola in Germania a trovare il padre che sta meditando la grande vendetta. La seduzione di «Gomorra», inutile fingere, sta tutta nella sua capacità di rappresentare il Male. Che non va solo mostrato, ma interpretato: con la scrittura, con l’asciuttezza dei dialoghi, con la forza narrativa, con il dovere di restituire la complessità del reale. Se la prima serie pareva una corsa spettrale, livida verso la notte di una civiltà esausta, qui le tenebre vogliono riappropriarsi dei due antagonisti (Genny e Ciro) per consegnarli al loro destino scellerato. La sfida è più difficile e incerta. Nel raccontare il Male, ciò che non è straziante diventa superfluo.
Realizzata in 32 settimane di riprese, con oltre 200 attori e più di 3.500 comparse e una troupe di oltre 600 persone, la seconda stagione della serie, composta da 12 episodi, ha fatto tappa in Italia, tra Napoli, Roma e Trieste, in Germania e in Costa Rica, utilizzando più di 400 location, per una produzione televisiva di livello cinematografico. Alla regia della seconda stagione Stefano Sollima, a cui è affidata anche la supervisione artistica, con Claudio Cupellini, Francesca Comencini e Claudio Giovannesi. Quattro registi a dirigere uno straordinario cast di attori, con esordienti che si mischiano ad attori professionisti: agli ormai acclamati protagonisti della serie Marco D’Amore, Fortunato Cerlino, Salvatore Esposito, Marco Palvetti si uniscono per la seconda stagione Cristiana Dell’Anna e Cristina Donadio.
SINOSSI – La prima stagione si è conclusa con l’apertura di un grande vuoto di potere. Pietro che evade dal furgone penitenziario, i ragazzi di Genny Savastano caduti nell’imboscata di Conte e Ciro che spara a Genny: l’era del clan Savastano, che un tempo regnava incontrastato su Napoli Nord, sembra finita e tutte le forze in campo avranno finalmente la possibilità di dire la loro. A contendersi quello che una volta era il regno dei Savastano, sono in tanti. A partire da Ciro, “l’Immortale”, che da subito riprenderà a tramare nell’ombra, esplorando vecchie e nuove alleanze, con l’obiettivo di compiere il grande salto a cui ha sempre mirato. Un obiettivo che mai come ora sembra essere alla sua portata. Salvatore Conte, che nella prima stagione aveva proposto un’alleanza ai boss dei clan vicini ai Savastano, ora si aspetta una risposta. Un’alleanza in cui tutti dovrebbero avere lo stesso peso, ma su cui Conte, con la forza e il carisma che lo contraddistinguono, farà di tutto per imporre la sua egemonia. Ci sono Malamò e uno sparuto gruppo di “soldati” rimasti fedeli ai Savastano, che ora vivono asserragliati in un pugno di case, apparentemente condannati a morire soffocati dalla nuova alleanza, qualunque essa sia. Aspettano Don Pietro, fedeli fino alla morte. E infine, in bilico tra la vita e la morte, c’è Genny, il figlio di Don Pietro, colui che è stato il reggente in assenza del padre e che ha visto crollare in pochi mesi un impero costruito in vent’anni di fatica. Conte, Pietro, Genny e Ciro. Quattro uomini e un reticolo di rapporti che mischiano insieme sangue, affetto, odio e vendetta. Accanto a questi uomini forti, spregiudicati e assetati di potere, faranno la loro comparsa due nuove, importanti presenze femminili: Scianel e Patrizia. La prima ha ereditato la piazza di spaccio dal fratello, è una donna ruvida, diffidente e senza scrupoli. La seconda, invece, è una ragazza cresciuta in fretta e con una grande forza d’animo, capace di diventare, quando serve, una vera leonessa. La certezza è una sola: il futuro apparterrà a chi sarà in grado di stringere l’alleanza più forte. O forse quella più inaspettata.
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