Rassegna stampa

Rassegna stampa: Laura&Paola, il ritorno del varietà

Rassegna stampa Laura&Paola
Laura Pausini e Paola Cortellesi nella prima puntata del loro show, Laura&Paola
Laura&Paola, il nuovo varietà di Rai1 con l’inedita coppia formata da Laura Pausini e Paola Cortellesi, ha debuttato venerdì 1° aprile con 5 milioni 786 mila telespettatori (24.09% di share), superando, seppure di poco, il diretto concorrente Ciao Darwin, seguito su Canale 5 da 5 milioni 131 mila telespettatori (24.44%).
A Laura&Paola è mancato solo il ritmo, scrive Aldo Grasso nella sua rubrica A fil di rete sul Corriere della Sera. Infatti allo show servono più numeri e meno parole:

Se paragonato a «Ciao Darwin», il nuovo varietà di Rai1 «Laura & Paola» è un capolavoro. E di questo la Rai di Campo Dall’Orto può essere più che soddisfatta. Se paragonato ai varietà classici, il programma deve ancora crescere. Che strano, i nostri artisti non hanno ancora imparato una regola d’oro dello spettacolo: promettere poco e dare molto. E invece sentono la necessità di tirare in ballo il varietà classico, «Milleluci», Mina e Raffaella Carrà per poi cadere in banali errori di impostazione. La cosa che più stupisce è che dietro lo show «Laura & Paola» ci sia la direzione di Giampiero Solari, uno dei più bravi autori della nostra tv cui va tutta la nostra riconoscenza, e la produzione di una vecchia volpe come Bibi Ballandi. Forse si sono un po’ distratti, altrimenti non avrebbero mai permesso che lo spettacolo fosse preceduto da un’anteprima di rara modestia (i tetri volti di Rai1 che scoraggiano le due, un modesto riciclaggio dei promo) e che il primo numero arrivasse dopo una ventina di minuti (se non sei Walter Chiari o Fiorello, meglio lasciar perdere). La distrazione più grave è che i pezzi di raccordo (le chiacchiere prive di ritmo fra la Pausini e la Cortellesi, i lunghi monologhi, i flebili sketch) abbiano preso il posto dei numeri che alle nostre riescono meglio. Laura canta, e molto bene; Paola sa recitare come pochi, avendo nel suo arco molte frecce di qualità. La sensazione che il varietà «Laura & Paola» non iniziasse mai è durata a lungo: un vero peccato, perché le due sono in grado di dare di più. Molto di più. Per dire, avessero cominciato subito con il numero sugli Abba, lo spettacolo avrebbe preso un’altra piega. Il varietà è canto, non controcanto: se inviti Fabio De Luigi o Raoul Bova speri che diano un contributo e non che si esibiscano in continue interruzioni tipo «Casa Vianello» (e forse Laura deve convincersi che se canta «La solitudine» fa solo un favore al suo immenso pubblico). Viene invitato Andrea Bocelli, bene. Si esibisce nella colonna sonora del Gladiatore, bene. Ma perché fargli poi interpretare una gag malriuscita su «Pippi Calzelunghe»? Quando Paola fa Silvana, l’inviata della «Vita in diretta», è bravissima e quando fa il verso a Franca Leosini è strepitosa (perché Marco se n’è andato e non ritorna più?). Quando Laura canta, niente da dire (magari la vestissero un po’ meglio). Il problema nasce quando le due devono interagire: l’una fa la passatista, l’altra l’evoluta; l’una la bacchettona, l’altra l’emancipata. Forse invertendo i ruoli (Paola pare un filino più moderna di Laura) le cose sarebbero andate meglio. Le canzoni di Marco Mengoni, il monologo della Cortellesi sul bullismo, il medley finale fanno però ben sperare. Gli elementi per fare bene ci sono tutti. Una diversa scaletta (più numeri, meno parole e basta con i social!) e venerdì prossimo il varietà decollerà. Ne siamo certi.
Laura Pausini e Paola Cortellessi sono state impeccabili, scrive su La Stampa la giornalista Alessandra Comazzi, che promuove il varietà:
Nel «Techetecheté» del 2040 quel momento lì ci sarà: quando Paola Cortellesi, Laura Pasini e Noemi diventano le Supremes, con lo schermo che trascolora dal roseo al bianco e nero, e loro tre che non solo cantano bene, ma si divertono a farlo. Il varietà, questo è di Giampiero Solari, è tornato su Raiuno, e senza Fiorello, che, magrissimo, passa per dare il benvenuto alle protagoniste, anticipando quella che sarà la cifra dello spettacolo: la rivalità tra le artiste, amiche ma pur sempre donne. Espediente non originalissimo, che però lo show riesce a declinare con il formidabile sostegno della professionalità delle due, e dei loro ospiti. C’è pure il compagno della Pausini, Paolo Carta, che dirige l’orchestra. Professionalità, così spesso ipocritamente evocata. Come se poi non convenisse a tutti che le cose le faccia chi non le sa fare, dalla politica all’intrattenimento. Invece, con queste due, ecco il ribaltone quasi rivoluzionario: sanno quello che fanno, e ce la possono fare, al di là degli affettuosi sfottò di presentazione da parte dei compagni divi di Raiuno. Canto ballo tenuta del palcoscenico: impeccabili. All’inizio forse emozionate, tanto che quando è arrivato Fabio De Luigi, sembrava molto più disinvolto di loro, vero Bravo Presentatore. Ma, con il dipanarsi della trasmissione, Laura Pausini e Paola Cortellesi hanno potuto dispiegare l’arte di scena, sarebbe bello vederle con Massimo Ranieri. Hanno sostanzialmente pareggiato negli ascolti con «Ciao Darwin» su Canale 5: il programma di Bonolis sembrava all’improvviso triste, con tutta quella «gente comune» a far scempio di se stessa. Mentre su Raiuno, in scena, spazio per la «gente comune» non c’era. Com’è giusto che sia. Meglio: sarebbe opportuno che fosse. Nei giorni e nella storia.
Per il critico di Repubblica Antonio Dipollina di Laura&Paola ce ne vorrebbero dieci:
La Cortellesi è una sicurezza ma quando vedrete la Pausini, tra sfrontatezza ed estro popolare, si rimpiangerà che abbia  solo cantato in tutti questi anni. Se il ragionamento era questo, ci hanno preso, quelli di Laura&Paola, new-varietà di RaiUno. Peccato la melina infinita dell’inizio (casualmente tutto è partito davvero quando è finito Crozza su La7). Show diviso tra i momenti in cui vorresti solo improvvisazione e quelli in cui servirebbe un cinismo maniacale nella scelta dei testi. Una sintesi impossibile. Gli ospiti di grosso calibro se hanno un minimo di buon senso dovrebbero fare a cazzotti per partecipare. Previste altre due puntate, ne facessero una decina le ultime sarebbero memorabili, aggiustando e sfrondando. Ma funziona in un altro modo. Per non dire del paese televisivo divso a metà tra Laura&Paola e la caciara di Bonolis, due mondi che non hanno nulla da dirsi ed è meglio se non se lo dicono.
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