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Rassegna stampa: Ciao Darwin, con Bonolis la resurrezione del trash

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Ciao Darwin: nella prima puntata della settima stagione la sfida tra “normali” e “diversi”
Dopo 6 anni è resuscitato su Canale 5 Ciao Darwin con Paolo Bonolis e Luca Laurenti. La prima puntata della settima edizione ha conquistato, con la sfida tra “normali” e “diversi”, 5 milioni 403 mila telespettatori (25.31% di share). Lo show è tornato con “l’immancabile carico di porno soft, di volgarità a buon mercato, di esibizioni di mostri da fiera paesana”, scrive sul Corriere della Sera Aldo Grasso:

C’è un solo personaggio cui oggi è consentito fare una tv che più trash non si può e spacciarla per «laboratorio antropologico e culturale». Si chiama Paolo Bonolis. Interessante capire il perché, se ci riusciamo. È tornato «Ciao Darwin», settima edizione, è tornato con il suo carico di porno soft, di sfilate di tette e chiappe, di volgarità a buon mercato, di esibizioni di mostri da fiera paesana. Le categorie in concorso erano «normali» contro «diversi». Nella finzione, il campionario dei concorrenti appariva molto vasto: i «normali» dovevano sembrare poco perspicaci (chi più, chi meno), salvati dalla saggezza di Orietta Berti, mentre ai «diversi» era concessa maggiore libertà interpretativa: trans o roba del (di) genere. Come funziona questo tipo di tv? Il presupposto fondamentale è che bisogna avere un’alta concezione di se stessi (la superiorità antropologica, aridaje!) da esercitare con un disprezzo ben mascherato nei confronti di concorrenti e pubblico. Che poi questa presunta superiorità consista nell’avere fra gli autori Federico Moccia o nel prendere per i fondelli Luca Laurenti (esercita la funzione vicaria dell’audience), la dice lunga sulla sua consistenza. Bonolis è un vero cinico e con lucidità lavora rappresentandosi un target immaturo (tanto per usare un aggettivo innocuo), fatalmente in declino, incapace di immaginare un futuro. Un pubblico boccalone che si sorprende del linguaggio finto colto del conduttore («è palindromo, è palindromo», «il liquido seminale», «una contrapposizione antinomica») e si fa incantare da frasi tanto più ridicole quanto più pretenziose. Bonolis può permettersi tutto: di umiliare i concorrenti, di scendere negli abissi della trivialità, di fingersi erudito, di gestire un laboratorio antropologico. Perché? Mi sono fatto questa idea: quando uno parla troppo (Bonolis è il re dei prolissi) significa che alla smodatezza di parole corrisponde povertà di idee.
Per il critico di Avvenire Andrea Fagioli, il ritorno di Bonolis è sempre più trash:
Paolo Bonolis mattatore per fare quello che vuole e che più lo aggrada. Per la settima volta si è cucito addosso un Ciao Darwin, lo show di Canale 5, tornato in onda il venerdì sera dopo una pausa di sei anni. Al punto da chiamarlo La resurrezione e da promuoverlo e introdurlo come fosse uno zombie che esce dalla tomba assieme al fido (ma sempre più relegato ai margini) Luca Laurenti. Del resto, dice Bonolis, «in Italia torna tutto, tranne i conti pubblici». E poi «i conduttori degli altri programmi vi paiono vivi?». Un ritorno con numeri significativi: quasi cinque milioni e cinquecentomila telespettatori con uno share superiore al venticinque per cento. Nonostante che Rai 1 fosse ricorsa ai ripari parando il colpo con lo spostamento al venerdì di un Montalbano in replica (un’idea tra l’altro non male visto che il popolare commissario ha fatto quasi sei milioni). E nonostante che in passato Ciao Darwin avesse raggiunto ascolti ben superiori. In ogni caso la struttura non è cambiata: ci sono le solite categorie contrapposte (cinquanta persone ciascuna con capitano famoso); sono tornate le prove più o meno d’abilità, alcune al limite dell’idiozia, altre decisamente pericolose (“A spasso nel tempo”, “Prova di coraggio”, “Il défilé”, il quiz finale nei cilindri che si riempiono d’acqua a ogni risposta sbagliata…). Ma in scena Bonolis sembra solo: deborda persino sulle tante figure femminili che transitano in “abiti” più che succinti. Alla faccia delle eventuali accuse di maschilismo. Ma non solo: facendosi beffe del dibattito sulle unioni civili e del politicamente corretto, l’incontenibile conduttore porta in gara “normali” e “diversi”. Tra quest’ultimi un nutrito gruppo di omosessuali e transessuali un po’ da “baraccone” capitanati da Rebecca De Pasquale, conosciuta al Grande fratello, nata uomo e ora in “transizione”. Mentre tra i prossimi scontri, per rimanere in tema, si annuncia anche quello tra “carne” e “spirito”. Trash e volgarità sono sempre in agguato. Ammiccamenti, allusioni e inquadrature quasi morbose fanno il resto. C’è davvero da chiedersi perché al pubblico piaccia tanto. E non solo a presunti vecchi guardoni, ma anche a giovani internauti, a giudicare almeno dal successo che la prima delle otto puntate previste ha ottenuto sui social, in particolare su Twitter, con quasi centoventimila “cinguettii”.
Per il critico di Repubblica, Antonio Dipollina, con Ciao Darwin è tornato in tv il bestiario del secolo scorso:
Bonolis è tornato per il giro celebrativo di Ciao Darwin (Canale 5, venerdì). A RaiUno si sono spaventati e hanno spostato di corsa una replica di Montalbano. Avevano ragione entrambi, successone di pubblico di qui e di là. E sono due programmi del 900, seppur di poco. Siccome è tutto molto divertente (soprattutto pensando alla figura che fa la tv del Duemila) non si cadrà nella trappola di far divertire vieppiù Bonolis con le accuse sul pecoreccio del programma, il cattivo gusto, i “diversi” in scena. Avanti un altro, più gente entra più bestie si vedono, per essere all’altezza del repertorio comico d’epoca.
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