Rassegna stampa

Rassegna stampa: Luisa Spagnoli conquista il pubblico

Rassegna stampa Luisa Spagnoli
La fiction di Rai1 Luisa Spagnoli con Luisa Ranieri
7 milioni 12 mila nella prima puntata (26.70% di share) e 7 milioni 773 mila spettatori (29.76%) nella seconda hanno seguito su Rai1 la fiction Luisa Spagnoli, con Luisa Ranieri. Il pubblico ha apprezzato, dunque, il ritratto emozionante di questa donna moderna e anticonformista, fondatrice della Perugina e dell’omonima casa di moda.
Per Aldo Grasso, invece, è uscito fuori un “santino” su Luisa Spagnoli. Il critico del Corriere della Sera ha sollevato, infatti, alcune perplessità sulla sceneggiatura e sul “product placement” (l’inserimento di un marchio all’interno di un prodotto televisivo):

Non c’è dubbio che Luisa Spagnoli, una pioniera dell’imprenditoria italiana del primo Novecento, sia stata una figura di grande rilievo. Il problema è se la fiction che Raiuno le ha dedicato sia all’altezza del personaggio (Raiuno, lunedì e martedì, 21.20). La giovane Luisa Sargentini (Luisa Ranieri), di umili origini ma intraprendente e con un notevole senso per gli affari, decide di rilevare una piccola confetteria nel centro di Perugia, dove comincia a produrre e vendere confetti. Destreggiandosi tra mille difficoltà e altrettanti retaggi culturali, con il marito Annibale Spagnoli (Vinicio Marchioni) trasforma i suoi sogni in «impresa», prima fondando l’impero dolciario della Perugina e poi dando vita a un marchio di moda, «Luisa Spagnoli», icona dello stile made in Italy. Dal punto di vista dell’agiografia, la missione è compiuta. Ne esce fuori un ritratto (un «santino», verrebbe da dire) di donna bella, determinata, fantastica e di successo. Porta le donne in fabbrica, introduce la nursery e il diritto all’allattamento. Dal punto di vista della scrittura, invece, le perplessità non sono poche. A parte Luisa Ranieri (è così bella che riempie la scena), la recitazione è modesta (la regia è di Lodovico Gasparini), ma soprattutto la sceneggiatura di Franco Bernini e Gloria Malatesta sembra scritta consultando i cartigli dei famosi «Baci Perugina». Nuove frontiere del product placement. Pongo un problema, da ingenuo. Nei titoli di coda sta scritto che nel programma sono stati inseriti a fini promozionali i prodotti della Nestlé e di Luisa Spagnoli. Siccome si tratta di Servizio pubblico, sarebbe interessante sapere quanto i negozi «Luisa Spagnoli» hanno investito in questa fiction. Per due sere (più tutti i promo), sulla rete ammiraglia della Rai, il marchio ha avuto una visibilità incredibile, difficile da contabilizzare. A questo punto, tutte le grandi imprese potrebbero pretendere una fiction sul loro fondatore.
Per il critico di Avvenire Andrea Fagioli la fiction di Rai 1 ha funzionato, fatti salvi alcuni momenti romanzati:
La storia è quella di una donna di umili origini che nei primi anni del Novecento trasformò i suoi sogni in impresa, prima fondando l’impero dolciario della Perugina (a lei si deve il mitico “Bacio”), poi dando vita a un marchio di moda che conquistò il mondo, puntando semplicemente su un nome, il suo: Luisa Spagnoli, che ora è anche il titolo della fiction andata in onda su Rai 1, in due puntate, lunedì e ieri sera. Madre, moglie, amante, imprenditrice di successo, Luisa Spagnoli precorse i tempi dell’emancipazione femminile cercando in tutti i modi di migliorare le condizioni di vita delle operaie della sua fabbrica. Nata nel 1877 a Perugia e morta a Parigi nel 1935 all’età di 58 anni, Luisa Sargentini Spagnoli, dopo aver fondato la popolare azienda dolciaria (passata qualche anno fa alla Nestlè) e la casa di moda che oggi conta più di centocinquanta negozi nel mondo, amò sempre suo marito Annibale Spagnoli, ma al tempo stesso anche Giovanni Buitoni, più giovane di lei di quattordici anni, figlio del socio Francesco. Con un grande cast di attori (Luisa Ranieri, Vinicio Marchionni e Matteo Martari nelle parti principali) e un regista dalla mano sicura (Lodovico Gasparini) la fiction di Rai 1, tratta dall’omonimo racconto della raccolta Le italiane di Maria Rita Parsi, funziona. Fatti salvi alcuni momenti romanzati, come il motivo del nome “Bacio” per il cioccolatino nato come “Cazzotto”, o eccessivamente didascalici, come le adunate in cortile delle operaie con i pistolotti della Spagnoli, il resto del racconto procede con buon ritmo e intensità, bilanciando gli elementi della storia, senza far prevalere la vita privata sulla professione o viceversa, presentando la figura a tutto tondo di una donna molto severa (pur nella contraddizione di essersi divisa tra marito e amante), di fascino particolare, dal talento istintivo e grande innovatrice. Per il resto, tv e cucina, pasticceria compresa, sono in questo momento vincenti. Inoltre, il binomio cioccolato e cinema non è una novità. Film a cui ispirarsi non mancavano di certo agli autori di Luisa Spagnoli. Modelli a sfare anche sul versante della moda, su cui si è concentrata la seconda parte e anche la pubblicità che ha accompagnato la fiction, in particolare quella del profumo della casa, sponsor diretto e “benefattore” lunedì per alcuni quotidiani.
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