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Rassegna stampa: le ipnotiche Storie maledette e l’enfasi di Franca Leosini

Rassegna stampa Storie maledette
Rassegna stampa di Storie maledette
Il primo dei tre appuntamenti della quindicesima edizione di Storie maledette, lo storico programma di Rai3 condotto da Franca Leosini, è stato seguito da 1 milione 459 mila spettatori, pari al 5.32% di share. Da quest’anno Storie maledette ha conquistato finalmente la prima serata. Nel primo appuntamento Franca Leosini ha raccontato il giallo di Perugia, uno dei più coinvolgenti e tormentati della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi dieci anni, intervistando in esclusiva Rudy Guede, l’unico colpevole, secondo la legge, in concorso con ignoti, dell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.
Per il critico di Repubblica, Antonio Dipollina, Storie maledette è ipnotico:

NON li fermerà comunque nessuno quelli – criminologi e compagnia – dei delitti rielaborati in tv in decine di puntate-parodia del processo. Ma si avverte quanto possano soffrire i consensi che raccoglie Franca Leosini ora tornata con le sue Storie Maledette: ma attenzione siamo in prima serata, Raitre il giovedì, il lungo colloquio con l’accusato in unica soluzione, rimanere ipnotizzati per due ore è un attimo. È partita con Rudi Guede e il delitto di Perugia, a un certo punto è emerso chiaramente come il delitto richiamasse la celebre definizione di Formica sulla politica. Altro non è, la Leosini ha studiato il caso ricavandone almeno venti punti nodali: e li passa uno per uno. Alla fine sai tutto tranne la verità, per quella si stanno attrezzando, da otto anni, giudici ed esperti. Un giorno, chissà. Ma l’ipnosi è totale. E chissà quanto paga davvero la prima serata, rispetto ai tempi in cui ci si ritrovava il sabato notte e si era tra di noi.
Per Aldo Grasso è un miracolo della tv: infatti, come scrive nella sua rubrica A fil di rete sul Corriere della Sera, la prosa modesta, la sociologia d’accatto e l’enfasi retorica di Franca Leosini diventano una sorta di piacere proibito:

Amanda Knox vien definita «una ragazza di esplosiva, di ustionante sessualità»; Raffaele Sollecito «un ragazzo di quieta eleganza», ma quando si tratta di Rudy Guede (condannato a 16 anni per concorso in omicidio) i toni si fanno più comprensivi: «c’è sempre un giorno che segna il destino del futuro colpevole», «una lacrima gli graffiava il viso» (lacrime scorticanti!), «lei non è nato ricco perché la cicogna è un animale sbadato», «in quell’inferno di sangue, come ricorda la scena?», e poi un capolavoro di eufemismo a proposito di un rapporto sessuale non completo fra Rudy e la vittima: «Quel dito birichino aveva avuto ragione di essere». Franca Leosini legge, legge tutto quanto, dall’inizio alla fine. È letteratura modesta la sua che sulla pagina scritta non reggerebbe, anche se lei sostiene il contrario: «Ogni storia che costruisco è un romanzo che faccio». Ma ecco i miracoli della tv: quella prosa modesta, la sociologia d’accatto (dopo dieci minuti si capisce che la colpa è sempre e solo del contesto sociale), l’enfasi retorica consacrata fatalmente alla vittima, il look démodé, la cofana in testa diventano subito guilty pleasure, una sorta di piacere proibito rafforzato dai luoghi comuni internettiani: maestra di giornalismo, icona gay, fashion icon, siamo tutti leosiners. Si raccolgono le sue frasi cult, si organizzano gruppi d’ascolto: «Non c’è tassista – dice lei – che non mi dica di essere mio fan. Persino il verduraio ha affisso una mia foto autografata».Certo, programmi così si prestanoalla doppia lettura, come già riferito: ci sono gli appassionati di cronaca nera e ci sono quelli che amano la raffinatezza del cattivo gusto. Si chiama «sensibilità camp»: godere delle cose senza giudicarle. Qualcuno sostiene che la Leosini sia sempre dalla parte della vittima, per questo i condannati si rivolgono a lei. Forse non è così, ma nella nostra tv c’è molta più attenzione ai colpevoli che alle vittime.
Vittorio Feltri darebbe l’Oscar per la tv a Storie maledette. Infatti, nella sua rubrica Telemenate su Il Giornale, scrive:
Una buona notizia. Raitre ha dato il via a una nuova serie di Storie maledette, le quali in passato hanno avuto un meritato successo, grazie soprattutto alla bravura di Franca Leosini, una fuoriclasse nella ricostruzione televisiva di casi giudiziari relativi a gravi e clamorosi fatti di sangue. In particolare la giornalista è capace di spiegare con toni pacati e un linguaggio privo di cadute grandguignolesche anche vicende atroci. Dotata di una bella voce, adatta a ritmi narrativi, la signora, specializzata in gialli forti, riesce a persuadere i più incalliti criminali, o presunti tali, a confessare i loro contorcimenti interiori, le trame oscure dei delitti di cui essi sono stati considerati responsabili dalla giustizia.Il programma, avvalendosi dell’invidiabile professionalità della curatrice, è tra i migliori tagliati su misura per il video. Lo spettatore viene catturato dalla magia con la quale Franca Leosini imbastisce le sue interviste, mai sfrontate e svolte con tale garbo da indurre gli interlocutori, interrogati nel parlatorio delle carceri, ad aprire il loro animo e non solo a rivelare la dinamica degli omicidi. Ciò produce effetti appassionanti che inchiodano alla poltrona coloro che si sono sintonizzati sulle Storie maledette, una trasmissione con un impianto di una semplicità disarmante che si regge esclusivamente sulla abilità della giornalista, la quale comunque non si impone come protagonista: punta ogni attenzione sulla persona che ha di fronte svelandone la psicologia (di norma contorta) e gli aspetti caratteriali reconditi. Insomma, una trasmissione azzeccata e immagino poco costosa. È la dimostrazione che non è la ricchezza dei mezzi a incidere sulla qualità di un prodotto televisivo, bensì l’intelligenza e l’impegno di chi lo elabora.Nella seconda puntata andata in onda giovedì, Leosini si è occupata di Celeste Saieva, detta «Mantide religiosa», condannata a trent’anni di reclusione con l’accusa di avere ucciso il marito, complice l’amante. All’epoca dell’uxoricidio la donna aveva 22 anni e continua a proclamarsi innocente. Il che ha permesso alla giornalista di compiere un capolavoro a livello di ispezione nella mente e nel cuore della ragazza detenuta nella prigione modello di Bollate, nota per la competenza del direttore nel recupero degli «ospiti». Basti pensare che nel penitenziario funziona (aperto al pubblico) un ristorante eccellente gestito dagli stessi carcerati, ed è attiva una scuderia-maneggio con cavalli accuditi con amore da chi deve scontare lunghe pene.Se esistesse un Oscar per la tv lo vincerebbe Franca con questa motivazione: l’unica giornalista che invece di raccontare la vita del Palazzo, racconta quella della gente esclusa dal consorzio civile. Congratulazioni.
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