Rassegna stampa

Rassegna stampa: Il paradiso delle signore

Rassegna stampa Il paradiso delle signore
La nuova fiction di Rai1, Il paradiso delle signore
Martedì 8 dicembre è partita su Rai1 la nuova fiction Il paradiso delle signore, liberamente ispirata all’opera di Emile Zola Al Paradiso delle Signore e ambientata nella Milano degli anni ’50. I protagonisti della serie, diretta da Monica Vullo, sono Giusy Buscemi (Miss Italia nel 2012), Giuseppe Zeno e Alessandro Tersigni. La prima delle dieci puntate ha raccolto 4 milioni 511 mila spettatori (16.27% di share) nel primo episodio e 4 milioni 327 mila (17.95%) nel secondo, superando anche Il Segreto, trasmesso eccezionalmente da Canale5, per contrastare l’esordio della nuova serie Rai.
La fiction ricorda, per alcuni aspetti, la serie spagnola Velvet, già trasmessa (finora due stagioni, la terza partirà la prossima primavera), con un buon successo di pubblico, dalla stessa Rai1. Infatti sia Velvet sia Il paradiso delle signore sono ambientate negli anni 50 e sono incentrate su una storia d’amore: nel primo caso tra la sarta Ana e il ricco proprietario della galleria Velvet Alberto, nel secondo, tra la commessa Teresa e il proprietario del Paradiso delle signore, Pietro.

Giuseppe Zeno e Alessandro TersigniPer Aldo Grasso, il feuilleton Rai sui grandi magazzini anni 50 è caratterizzato da cadute di stile, come la recitazione approssimativa e un racconto stancamente lineare. Infatti il critico del Corriere della Sera, nella sua rubrica A fil di rete, scrive:
quando si tentano operazioni del genere (una storia d’amore fa da filo conduttore a esperienze radicalmente nuove come il consumo di massa, la seduzione della merce, l’acquisto standardizzato, l’emancipazione femminile, la promessa di felicità per tutti…) la sfida linguistica dev’essere molto alta, come in “Mad Man” o anche come in “Mr Selfridge” (la nascita in Oxford Street del primo, grande “department store”). Il problema è sempre il solito: se si alza l’asticella della scrittura si teme di perdere il pubblico, ma se la si abbassa (come in questo caso) si va inevitabilmente incontro a cadute di stile (recitazione approssimativa, racconto stancamente lineare…) che impoveriscono il prodotto e ci relegano in un’eterna provincia culturale.
Sulla stessa linea il critico di Repubblica, Antonio Dipollina:
Il paradiso delle signore è il paradiso facile della scrittura, con trama e snodi che più telefonati non si può. Evitare richiami al riscatto umano e sociale post-guerra, cose che servono vagamente da sfondo, contano la tenerezza dei bellissimi protagonisti o dei caratteristi amati e in ruolo (Valeria Fabrizi, Corrado Tedeschi). La formula funziona sempre e nessuno ha ancora trovato un buon motivo per schiodarsi da lì.
Per il critico di Avvenire, Andrea Fagioli, è una fiction fuori contesto:
Nel vedere la prima puntata delle nuova fiction di Raiuno, Il paradiso delle signore, difficilmente viene in mente Émile Édouard Charles Antoine Zola, scrittore francese dell’Ottocento. Anche solo per il fatto che la nuova produzione dell’ammiraglia Rai, partita martedì (ma dalla prossima settimana in onda anche il lunedì), è ambientata in Italia, a Milano, a metà del secolo successivo: nel 1956, in pieno boom economico. Eppure si tratta del libero adattamento di Au bonheur des dames, undicesimo romanzo (parte di un ciclo di venti) dello scrittore parigino pubblicato nel 1883. E non è nemmeno la prima volta che cinema e tv ricorrono a questo testo. Per l’esattezza si tratta della quarta volta. La precedente, The Paradise della Bbc, risale ad appena il 2012. In un passato più lontano esistono un film muto del 1930 (Il tempio delle tentazioni di Julien Duvivier) e un altro di André Cayatte del 1943. Zola racconta della giovane Denise, figlia di negozianti, che da Volognes si trasferisce a Parigi dallo zio, un mercante sull’orlo della rovina per la concorrenza di un grande magazzino nel quale, suo malgrado, sarà assunta la stessa ragazza. La fiction di Raiuno, in modo analogo, racconta di Teresa, che abbandona la Sicilia per trasferirsi a Milano dallo zio, un commerciante in crisi per la concorrenza del grande magazzino di moda Il paradiso delle signore dove finirà per lavorare la nipote. Ma il contesto, come detto, é diverso e soprattutto Il paradiso delle signore non riesce a rappresentarlo. Niente, a parte abbigliamento e auto d’epoca, fa realmente capire la stagione di passaggio dagli anni della guerra alla ripresa economica con la trasformazione della società e dei comportamenti degli italiani. Il tutto si limita al microcosmo del grande magazzino con le storie personali di chi lo abita tra amori, ambizioni, rivalità, vigliaccherie e scheletri negli armadi. Con personaggi appena sgrossati tanto che la signorina Mantovani più che il capo del personale sembra una kapò oppure, con i tempi che corrono, il giudice di un talent show. Ma non è la sola. Tutti sono stereotipati a partire dai protagonisti: da Teresa a Pietro Mori, il proprietario. Tutto appare (volutamente, verrebbe da augurarsi) finto e ricostruito come in un fotoromanzo, o un feuilleton per dirla in modo raffinato nella lingua di Zola.
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