Rassegna stampa

#rassegnastampa Montalbano sono! Grande successo per il ritorno del Commissario

Rassegna stampa Il commissario MontalbanoIl ritorno del Commissario Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, è stato salutato da 9 milioni 630 mila telespettatori (34.19% share) che hanno seguito lunedì sera su Rai1 il primo episodio intitolato Il sorriso di Angelica.  “Il risultato record ha confermato l’affetto del pubblico verso il personaggio creato da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti” dichiara il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta. “Una figura ormai popolare in tanti paesi del mondo, che sa però mantenere un legame forte con il pubblico italiano, perché sa confrontarsi con l’Italia di oggi, con le sue difficoltà, economiche e non solo, e impersonare una richiesta di coraggio, rettitudine, e riscatto: un eroe civile che sa impersonare anche – tra le inchieste poliziesche, gli elementi di commedia e quelli di riflessione – il carattere e la forza per andare avanti con la schiena diritta”. Il critico Aldo Grasso sul Corriere della Sera afferma che Montalbano è una delle poche serie di qualità di cui possiamo vantarci, Luca Zingaretti è molto bravo, ma il punto debole della serie è la fragilità del plot:

Quando si va sul letterario è sempre un brutto segno. La nuova serie del commissario Montalbano inizia con un predicozzo di Andrea Camilleri sul suo rapporto con L’Orlando furioso e con la bellezza conturbante di Angelica. Suscitando tenerezza, Camilleri dice persino che Montalbano è il suo alter ego. Sembrava Giuseppe Ungaretti quando dal salotto de L’approdo leggeva le sue poesie (Rai1, lunedì, ore 21,15). L’episodio si chiama Il sorriso di Angelica e racconta di furti nelle ville della Vigata bene. L’inizio fa temere il peggio: Montalbano è a letto con la sua fidanza Livia (ora interpretata da Lina Perned), che nel sonno borbotta qualcosa di indicibile a opera di un certo «Carlo non farlo»: «No Carlo, di dietro no…». Poi si scoprirà che è solo questione vestimentaria. Luca Zingaretti è sempre molto bravo, Montalbano è una delle poche serie di qualità di cui possiamo vantarci, la location è splendida ma questa volta il plot è piuttosto fragile. Angelica Cosulich (Margareth Madè), trentenne dirigente di banca, tenta di sedurre Montalbano (e ci riesce con facilità), pur di attuare un suo piano, una sorta di vendetta storica nei confronti di un usuraio. Quando la storia non è serrata, si aprono varchi narrativi da cui entra di tutto: la spending review, la crisi economica, un episodio lacrimevole di mancata adozione, persino il vino della casa servito come fosse nettare. Montalbano è stanco? Il rischio più grosso è il manierismo: quando l’azione corre, i difetti non si vedono, ma quando l’azione latita le telefonate di Catarella (stile fratelli De Rege) e l’ottusità programmata del questore pesano come macigni.

Perché piace tanto Montalbano? Mirella Poggialini su L’Avvenire afferma che le motivazioni di tale seguito possono esser proposte sotto due aspetti:

Quello che spinge lo spettatore a non “scanalare”, anche se ha scorto notizie tragiche su altre reti: cioè l’affezione per il personaggio, che ha conquistato dal 1999 un pubblico trasversale. E poi la rassicurante continuità della situazione e dei personaggi, fedeltà a uomini e cose, abitudini e luoghi che sono, per ognuno, elementi della sicurezza del vivere. Il che crea la familiarità in cui ci si avvoltola come in una confortevole coperta: “si sa” con chi si ha a che fare, non ci sono tradimenti. E infine c’è l’apprezzamento, che fa sentire allo spettatore di aver guadagnato e non perso il suo tempo. Ma ci sono altri dati, a confortare e garantire il successo: la qualità della realizzazione, dalla regia di Alberto Sironi, padrino solerte, ai luoghi di rassicurante fascino; dalla personalità imponente e anche scabrosa (non è sempre un difetto) del protagonista, alla malìa della interprete seduttiva, Margaret Madè, a gara con la (rinnovata) fidanzata ufficiale del commissario, simbolo di paziente fedeltà. E su tutto domina, con mussoliniane nuotate a bracciate vigorose nel mar di Vigata, lo Zingaretti italico, scorbutico e catturante, non tanto sicuro di sé ma di quanto fanno con lui i collaboratori, secondo un lodevole gioco di squadra, e c’è appunto il collaudato team dei caratteristi, ognuno protagonista a modo suo, con varie intonazioni di stile. E c’è, insomma, un’Italia sommessa ma forte di carattere, con le sue tradizioni, case, cibi e modi che del piccolo mondo provincale fanno ritratto: «e il ritrovarsi è dolce» in ciò che siamo.
Maurizio Caverzan su il Giornale scrive di un Montalbano hot che fa girare la testa agli spettatori Rai, spiegando che il primo episodio è stato troppo pruriginoso per una prima serata della tv pubblica:
Quel birichino di Camilleri. Quante ne sa, l’adorato maestro? I nuovi territori dell’eros lo vellicano assai, nonostante l’età.   E dunque, dopo l’esordio libresco nel porno soft con Il tuttomio, l’ultimo romanzo pubblicato da Mondadori a sua firma, la deriva erotico-pecoreccia sconfina nella prima serata di Raiuno. Sarà pure un gioco un tantino vastaso ai fini dell’audience, ma come fai a dargli torto se poi Ilsorriso di Angelica, primo episodio dei nuovi del CommissarioMontalbano, svetta oltre il 34 per cento di share (9 milioni 630 mila spettatori)? Prima scena. Mentre Montalbano viene svegliato dalla solita telefonata del farfugliante Catarella, la fidanzata Livia scatena la gelosia del compagno miagolando beata nel sonno: «No Carlo, dietro no… Dai Carlo, dietro no…». Seconda scena. La moglie della coppia vittima del furto annunciato da Catarella porta a spasso con una certa fierezza il suo panoramico décolleté. Terza scena. La vittima dell’ennesimo furto in serie è Angelica Cosulich (Margareth Madè), sinuosa e disinibita cassiera di banca che finirà per sedurre il povero commissario a colpi di sorrisi e seni turgidi. Per la verità, nell’inedito preambolo alla puntata, Camilleri aveva nobilmente spiegato l’antefatto della vicenda svelando i suoi turbamenti di liceale per Angelica, misteriosa femmina dell’Orlando furioso da lui studiato su un’edizione corredata di bellissime illustrazioni. Aveva così pensato di provare a trasferire sul suo alter ego della tv gli effetti di quella passione di gioventù. E così, nel bel mezzo della sua indagine, il commissario si era trovato davanti a un teatrino di burattini che inscenava proprio il poema dell’Ariosto. E poi, nel pieno delle avances dell’intraprendente Angelica, eccolo declamare, in realtà non troppo convinto, quei versi sul cuore «infiammato d’amoroso fuoco». A completare l’atmosfera piccante della storia concorrevano poi i racconti di un’appiccicosa informatrice, desiderosa di snocciolare l’intero ventaglio delle grigie sfumature dell’aristocrazia vigatese coinvolta nei furti e in torbidissime abitudini. Il tutto non senza qualche imbarazzo del commissario, forse mèmore del suo austero passato e perciò insofferente al campionario di dettagli sul sesso orale, a tre, o nella versione voyeuristica. Fortuna che la storia di Carlo, presunta trasgressione erotica della fidanzata storica, si rivelava un gigantesco equivoco… Tuttavia, siccome ogni lasciata è persa, non cogliere, tra un appostamento e un’intercettazione, l’offerta sul piatto d’argento, sarebbe stato anche per Montalbano uno schiaffo alla virilità latina. Così è, se vi pare. Sarà l’esaurimento del filone siculo-poliziesco – ci si augura ovviamente di no – sarà un rigurgito di gioventù o il desiderio di recuperare le occasioni perdute, fatto sta che al commissario la testa comincia a girare più spesso di un tempo. Camilleri sostiene che, in un momento in cui il rendimento del maschio è troppo monitorato e psicanalizzato, il suo è solo un invito a vivere il sesso in maniera spensierata. Niente di più. Tuttavia, dopo questo primo episodio, il Montalbano latin lover sembra irradiare meno carisma del commissario solitario che lo avvicinava agli integerrimi Maigret e Sheridan, storiche produzioni dell’autore di Porto Empedocle. Il rischio di banalizzare il personaggio per portarsi a casa il boom d’ascolti è dietro l’angolo. L’audience non è un’opinione, ma l’esito di un combinato disposto in cui le sfumature di grigio contano sempre di più. In altri termini, l’antico detto su che cosa «tira di più» è più che mai attuale, direbbero i soliti critici. «Vastasi che scassano i cabbasisi», li incenerirebbe Camilleri. Al prossimo episodio…
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