Rassegna stampa

Trilussa, una gara a chi recita peggio: Monica Guerritore contro Aldo Grasso

Monica Guerritore in TrilussaL’attrice Monica Guerritore, protagonista con Michele Placido di Trilussa – Storia d’amore e di poesia, ha reagito con veemenza all’articolo di Aldo Grasso sulla fiction di Rai1 definita “una gara a chi recita peggio”. La miniserie, trasmessa lunedì e martedì, è stata seguita da 6 milioni 616 mila telespettatori (23.66% di share) nella prima parte e da 6 milioni 191 mila (21.98%) nella seconda. Sulla propria pagina Facebook, l’attrice scrive:

Aldo Grasso professione critico del più autorevole quotidiano italiano “Corriere della sera” titola “una gara a chi recita peggio” il suo sciatto pezzo su Trilussa di oggi e definisce “servetta ” la mia Rosa Tomei. Come ci si difende da un insulto come questo, da questo disprezzo. Non voglio contare solo sull’amore e la stima del pubblico (che deve però tornare ad avere il suo peso) voglio contare sul giudice più severo che ho e che sono io stessa. E il lavoro fatto per Rosa la mia umiltà per disegnare la sua umiltà, la mia rinuncia alla bellezza per restituire la sua inadeguatezza, il mio intuito per ridarle vita pretendono il riconoscimento.  Non il disprezzo. Questa arroganza di un potere mediatico che ha in mano le chiavi di alcune porte e che decide: tu si.. tu no.. è insostenibile. Una compagnia di giro che include pochi eletti e alcuni luoghi. Fazio, Dandini, Repubblica, Bignardi. Io mi sono dimessa da tempo da concorrente. Ma loro se la cantano tra di loro.

Nella sua rubrica sul Corriere della Sera intitolata A fil di rete, Aldo Grasso afferma che Trilussa è ridotto ad una caricatura:

Ho un sogno, un piccolo sogno. Prima d’occuparmi d’altro mi piacerebbe che la fiction Rai raggiungesse un certo standard: di riconoscibilità, innanzitutto, di buona scrittura (non usiamo il termine qualità), di funzione sociale. Dopo la visione di «Trilussa – Storia d’amore e di poesia», temo che l’attesa sarà lunga, troppo lunga (Raiuno, lunedì e martedì, ore 21.10). Qui lo standard (e non è la prima volta) si avvicina di più a una recitazione da filodrammatica, alla caricatura involontaria (le scene che hanno per protagonista D’Annunzio o Mussolini sono esemplari), al narcisismo attoriale (sembra che Michele Placido si diverta a fare il verso a Nino Manfredi). Di Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, si sa che visse in modo eccentrico, baciato dalla notorietà grazie a tournées in tutta Italia, favorite dalla comprensibilità del suo dialetto, ma sempre assillato da problemi economici. Durante il fascismo, scrisse versi di satira, tollerati dal regime. Crepuscolare e ironico, il suo sguardo correva alle increspature della società. Peter Exacoustos, Paolo Logli, Alessandro Ponti (sceneggiatori) e il regista Ludovico Gasparini ne hanno fatto un eroe dell’antifascismo, un incrollabile poeta civile assediato dai debiti per sfuggire ai quali diventa persino plasmatore di un’orfanella (che poi, da grande, s’immagina che finisca nelle mani di Pingitore). Tutta colpa di Mondadori che se solo gli avesse corrisposto gli anticipi ci avrebbe evitato Trilussa nelle vesti di Pigmalione e di Cyrano. Giusto per predisporre una gara a chi recita peggio, accanto al Poeta c’è la Servetta, la fedele Rosa Tomei (interpretata da Monica Guerritore), la governante innamorata del poeta (ma mai ricambiata) che resta a servizio da lui per oltre quarant’anni. Il buon Trilussa avrebbe meritato qualcosa di più di una caricatura.

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3 thoughts on “Trilussa, una gara a chi recita peggio: Monica Guerritore contro Aldo Grasso”

  1. Allora, secondo me, appassionata di teatro e discreta cinefila, il problema più grande delle fiction non è tanto la recitazione che è televisiva e ha i suoi limiti, si sa, ma il fatto di far parlare in un dialetto persone che provengono da un’altra aerea geografica. Credo che sia questo il problema più grande che in qualche maniera abbassa il livello del prodotto. Certo un non romano magari non se nè accorto. Però in tutto questo, credo che fare una critica voglia dire analisi di quello che si è visto, naturalmente in maniera educata e intelligente. Sembra che si abbia successo solo se si è maleducati, sui giornali e in televisione. Bè non è così.

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  2. Pienamente d’accordo con Monica Guerritore! Quanti geniali artisti di cinema, teatro, musica… meriterebbero più riguardo dalla televisione nazionale… ma in Italia abbiamo poca memoria storica e si finisce per celebrare sempre gli stessi e pochi eletti… complici le principali radio che fanno censura a priori di notizie e talenti, e anche la feroce carta stampata, che ora “on line” alla velocità della luce, miete vittime ogni Santo giorno, o, peggio, ignorando, lascia in balìa nel limbo dell’anonimato tanti grandi artisti…
    Monica è stata superlativa nell’interpretare Rosa Tomei: un profilo di donna comune lavoratrice e “invisibile”, che merita un futuro film a lei dedicato, quale serva seria, devota e fedele, con Guerritore protagonista! È sotto inteso che una donna povera non sposata “a servizio” a cavallo fra l’800 e il ‘900, aveva il centro del suo mondo concentrato per il suo padrone, in sottomissione fedele, che celava un amore grato, segreto e per timore, mai confessato e forse neanche riconosciuto e ricambiato.
    La ricostruzione storica è stata accurata e rispettosa del profilo di Trilussa: uomo “libero” e fedele alla sua ideologia che traspare netta dai suoi sonetti in vernacolo, e che ebbe una vita difficile e controversa per non adeguarsi al pauroso conformismo dell’epoca fascista.
    Mio nonno fisarmonicista e carbonaio non si tolse il cappello quando a guerra dichiarata, alla radio parlava Mussolini, e ricevette uno schiaffo in piazza e dovette far finta di niente, per la moglie e i suoi 3 figli piccoli: immagino quanto fu difficile lavorare a chi a “suon di versi” a diffusione nazionale, non la mandava a dire a nessuno, come il gajardo e proverbiale Trilussa, se pur stimato e popolare, ma sempre “in bolletta” sull’orlo di essere diffamato e incarcerato.
    L’aspetto goliardico a volte sfacciato era tipico di quei decenni, in cui era sempre in bella mostra, al primo posto nella vita quotidiana, la superiorità e virilità dell’uomo, che dovevano essere sfoggiate e difese in compagnia, per il proprio onore. Lo scherno superficiale nei nobili dell’epoca verso gli artisti e i poveri, in sfida arrogante, falsa ed irriverente, è noto alla storia e riprodotto fedelmente in tanti film interpretati ad esempio da Alberto Sordi, Nino Manfredi…
    L’unico appunto che può essere scritto garbatamente, è il romanesco di Michele Placido, che è risultato inefficace a colorare nel giusto effetto l’ironia di Trilussa: una dolce velatura ironica ammaliante dei veri antichi romani, è risultata piuttosto una superba arroganza che non avrebbe conquistato tante donne all’epoca.
    Questo non è un appunto alla buona recitazione di Placido, più adatto come mimica facciale e grinta ad interpretare ruoli drammatici, ma al fatto che un attore di madrelingua romanesca come Gigi Proietti, avrebbe incorniciato alla perfezione questa bella fiction, con una recitazione più fedele al verbale in vernacolo del grande poeta romano Trilussa.
    Questa imperfezione di pronuncia del romanesco fa una grande differenza anche nelle canzoni: un esempio lampante è l’interpretazione delle canzoni romane antiche della ligure Wilma Goich de “I Vianella”, a confronto con la romana Gabriella Ferri, pur essendo stimate artiste entrambi.

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