Rassegna stampa

#rassegnastampa Trionfo per Beppe Fiorello che vola con Domenico Modugno

#rassegnastampa Beppe Fiorello vola con Domenico ModugnoRassegna stampa dedicata alla miniserie di Rai1 Volare. La grande storia di Domenico Modugno con Beppe Fiorello e Kasia Smutniak, per la regia di Riccardo Milani. Come twitta il direttore Giancarlo Leone, era dal 2005 che una fiction non raggiungeva simili ascolti. Infatti la prima puntata è stata seguita da 10 milioni di telespettatori (34.21%) mentre la seconda è cresciuta ulteriormente, ottenendo ben 11 milioni 385 mila telespettatori (38.97%). Per il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso la fiction “è prima di tutto un esercizio di bravura di Beppe Fiorello”:

«Nello spettacolo quello che sembra è». Chi parla è Fulvio Palmieri: nel 1953 affida a Domenico Modugno la trasmissione «Amuri… amuri» distogliendolo forse dalla carriera di attore e avviandolo a quella sfolgorante di cantante. Nello spettacolo quello che sembra è, così anche nella vita. Soprattutto nella vita di un grande artista come Modugno. «Volare. La grande storia di Domenico Modugno» è prima di tutto un esercizio di bravura di Beppe Fiorello. Non so con un altro interprete come sarebbe andata a finire (Rai1, lunedì e martedì, ore 21,15). La miniserie diretta da Riccardo Milani ripercorre la storia del primo grande cantautore della canzone italiana, il cui contributo all’evoluzione della medesima rimane fondamentale. È la storia di un ragazzo del sud che, nato e cresciuto in un contesto di grande povertà, dalla Puglia si trasferisce a Roma per «sfamare» la sua passione per il cinema e la musica. Frequenta il Centro Sperimentale, dove conosce la futura moglie Franca Gandolfi (Kasia Smutniak), e inizia a cantare e recitare. Poi, nel 1958, Modugno vince il Festival di Sanremo con quella che diventerà in tutto il mondo la canzone simbolo della musica italiana, «Volare». La ricostruzione di quegli anni, dal Centro Sperimentale alla Radio di via Asiago, da Cinecittà (con la presenza di ombre celebri: De Sica, Zavattini, Fellini, Zampa) ai locali della Versilia, innesca come non mai l’effetto nostalgia, così come l’idea di piegare la sceneggiatura all’illustrazione di alcune canzoni delle origini introduce lo spettatore in un mondo sospeso tra apparenza e realtà. Ma solo l’impegno di Beppe Fiorello riesce a non far scadere i personaggi in caricature. Il Palmieri di cui sopra era un convinto fascista, sarcastico nei confronti della Resistenza, uno dei tanti che rimase in Rai ricoprendo incarichi di rilievo. Così è la vita.

Per Alessandra Comazzi de La Stampa la miniserie è un prodotto di qualità che dimostra che la tv generalista, che sembrava morta, era con tutta evidenza soltanto svenuta:

Bene, davvero bene è andata la fiction dedicata a Domenico Modugno, in onda su Raiuno, lanciatissima dal Festival di Sanremo. Oltre 10 milioni di spettatori già nella prima puntata: si potrebbe parlare di trionfo, in questo caso parola non enfatica ma corretta. La tv generalista che sembrava morta, era con tutta evidenza soltanto svenuta. Che gli spettatori cerchino prodotti di qualità (intrattenimento, soprattutto), meno inclini a uscire di casa per via della crisi, è un dato di fatto. Ora: si è trattato in questo caso di prodotto di qualità? Sì. Estrema cura nella ricostruzione di epoche e ambienti; auto, abiti, case. Regia di Riccardo Milani impeccabile, molto svelta, dismessa la consueta larghezza da Raiuno. Nessuna polemica sulla ricostruzione della vita bella del grande artista, capisaldi tutti mantenuti dalla sceneggiatura esperta di Rulli e Petraglia, che va dalle origini alla vittoria a Sanremo con la rivoluzionaria «Nel blu dipinto di blu» (molto bella la ricostruzione dell’ispirazione chagalliana da parte di Migliacci), Operazione benedetta ufficialmente dalla vedova Franca Gandolfi, compagna di Modugno fin dai tempi del Centro Sperimentale di Cinematografia (che momenti, che incontri ebbe, quella generazione). Poi c’è Beppe Fiorello con i suoi baffetti, che bene sa rendere la personalità guascona di Modugno, il talento, l’intelligenza, la temerarietà. E canta in modo straordinario. La battuta più bella? La dice un dirigente Rai: «Nello spettacolo, caro Modugno, tutto quello che sembra, è».

Su Il Giornale, Maurizio Caverzan scrive che “la ciambella è riuscita alla grande. Merito della Rai che ha programmato la fiction nel momento giusto”. Infatti:

Non solo come ideale continuazione di Sanremo, ma anche in giorni in cui la politica diffonde solo discorsi depressivi su crisi e tasse. E poi merito del cast tecnico e artistico, dal regista Riccardo Milani alla collaudata coppia di sceneggiatori Rulli e Petraglia, fino ovviamente a Beppe Fiorello, Kasia Smutniak e a tutto il contorno di amici, asprianti attori e artisti affermati perfetti nel rendere quell’industria del sogno che sono state Cinecittà e la Rai a metà del secolo scorso. La storia di Mister Volare è infatti narrata attraverso un lungo flashback come l’avverarsi del sogno di un ragazzo di modeste origini che, contro il volere del padre, si trasferisce a Roma per diventare attore e cantante. Gli ostacoli sono innumerevoli, i provini sfortunati, ma Mimì non si fa scoraggiare. Tanto più dopo che il solitario Lanza di Trabia sentenzia: “Ci vuole molto coraggio a decidere di fare la vita che ognuno si è scelto e non quella che gli altri scelgono per te”. E mentre attende la chiamata per il provino giusto, incontra Franca (Sara Gandolfi, interpretata dalla Smutniak) con la quale inizia una burrascosa relazione. In un momento come questo rituffarsi nell’Italia del boom economico e nella storia di un giovanotto scalpitante che, armato di fiducia nel futuro e nel prossimo, supera le avversità per raggiungere il suo traguardo è un balsamo per tutte le nostre magagne. Si spiegano così, probabilmente, i super-ascolti. Fiorello conferma la sua maturità di attore, riuscendo a rendere il temperamento impetuoso e l’istinto quasi animalesco dell’artista pugliese. E sopratutto riuscendo a calarsi alla perfezione nelle note del Modugno cantante e cantastorie dialettale. La ciambella ha anche il buco delle scenografie sul mare schiaffeggiato dal sole. Che si vuole di più?

Invece per il critico Antonio Dipollina de La Repubblica è una fiction “dei sogni”:

Era come se esistesse in natura la fiction su Domenico Modugno con Beppe Fiorello, stravista su Raiuno nelle ultime due sere. E soprattutto annunciata con un’enfasi promozionale da non credere: ma visto che esiste in natura anche l’enfasi promozionale tanto valeva spenderla qui. Con Kasia Smutniak nella parte della moglie Franca Gandolfi, Riccardo Milani in regia, Rulli-Petraglia in sceneggiatura e buone suggestioni del cast, tutto è andato di conseguenza. Giocando anche un po’, nella scrittura, alla biografia di una parte del Paese, quella che ha creduto nei sogni, nel talento e nella solarità dell’esistere, fino a prova contraria. Edulcorando un po’, ma senza tacere quanto le canzoni fossero in realtà una strada alternativa al sogno vero di Modugno divo da film. Si vorrebbe sempre un po’ di dubbio in più (e qualche agguato emotivo in meno) ma di fronte a una fiction quasi fondante nella sua epicità non è il caso di insistere più di tanto.

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