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Il ritorno su Canale5 di Dallas, la serie cult degli anni ’80

Trentacinque anni dopo la serie originale, torna sugli schermi di Canale5 Dallas, la serie cult degli anni ’80. Dieci nuovi episodi in onda da martedì 16 ottobre in prima serata, dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto negli Stati Uniti la scorsa estate. La serie, trasmessa sul canale via cavo TNT, segue le vicende della nuova generazione degli Ewing, la bella Elena e i cugini Christopher e John Ross, ma vede anche il ritorno sul piccolo schermo dei volti storici dello show originale come J.R, Sue Ellen e Bobby. A tenere banco soprattutto il difficile rapporto tra i cugini John Ross (figlio di J.R. e Sue Ellen) e Christopher (figlio adottivo di Bobby e Pam). Christopher (Jesse Metcalfe), come il padre Bobby, ha un animo sensibile ed è interessato alla salvaguardia di Southfork Ranchattraverso lo sfruttamento di energie alternative. John Ross (Josh Henderson), al contrario, vuole diventare il leader dell’industria petrolifera, anche a costo dell’ambiente. Ma i due sono rivali anche in amore. Entrambi sono infatti attratti dalla bella Elena (Jordana Brewster) e non esiteranno a darsi battaglia, pur di conquistarla. Non mancheranno poi i personaggi che hanno appassionato un’intera generazione di telespettatori. Dopo 30 anni – e con qualche ruga in più – tornano J.R. (Larry Hagman), Sue Ellen (Linda Gray), Bobby (Patrick Duffy), la piccola Lucy (Charlene Tilton) e anche, come guest star, Cliff Barnes (Ken Kercheval), storico concorrente in affari della famiglia. (fonte Tgcom)

La giornalista Alessandra Comazzi sul quotidiano La Stampa ha ripercorso le tappe di Dallas: “Che cosa vedremo? Vedremo le nuove avventure della Famiglia Ewing. La prima sorpresa è per JR (Larry Hagman), comprensibilmente invecchiato. Lo ritroviamo ricoverato in clinica, al cospetto del figlio John Ross, «villain» assoluto che dilata le frogi. JR resta muto e insensibile. Forse è Alzheimer. Ma poi apre gli occhi, mette il tipico cappello texano in testa, e ricomincia a tramare e a fare doppi e tripli giochi come se il tempo non fosse passato. Ma invece è passato, basta guardarlo. Frase già celebre: «I tribunali sono solo per i dilettanti e i deboli di cuore». Ma che cos’era il vecchio Dallas? Una storia perfida, tipicamente Anni Ottanta, di potere, sesso e passioni, orchestrata dentro una famiglia potente di petrolieri texani. Protagonista del vecchio telefilm era proprio JR Ewing, personaggio odiato e pieno d’odio. In Italia il telefilm piacque subito? Non subito. Era il 29 aprile 1981 quando sulla prima rete della Rai andò in onda il non ancora, ma presto mitico, «Dallas», passato poi su Canale 5 e su Rete 4. Nella versione della Rai non si capiva niente della storia e delle intricate vicende familiari e professionali degli Ewing. E certo: la tv di Stato, che evidentemente non credeva in una «soap opera», così lontana dallo spirito educativo, ancora aleggiante, del servizio pubblico, trasmetteva quelle prime puntate alla rinfusa. Lo spettatore, anche se volenteroso, non poteva seguire nessun filo logico. Che fece la Rai? Perse una clamorosa occasione: se ne disfece. Mediaset (allora Fininvest) 5 lo comprò, lo mise in ordine, e ottenne un successo straordinario. Tipica fiction dell’era impositiva della tv, quando era indispensabile far sentire la propria presenza, anche con la violenza dei pugni o dei sentimenti. Perché Dallas fu un fenomeno? Intanto per i numeri eccezionali. Iniziato nel 1978 e chiuso nel 1991, fu una delle prime serie distribuite in un mondo che non era ancora globalizzato, e JR, con il suo cappellone, contribuì. La soap è stata tradotta e doppiata in 67 lingue e trasmessa in 90 nazioni, un record ancora imbattuto per la tv americana. L’episodio in cui si svelava il colpevole del tentato omicidio di JR fu seguito in America da più di 90 milioni di persone. E resta l’episodio più visto nel mondo, di qualunque serie, con 360 milioni di spettatori. Sono dati storici e irripetibili, visto come si sono evoluti gli ascolti della tv, sempre meno concentrati, sempre più spalmati sulle diverse piattaforme. Che cosa succede nel nuovo Dallas? Tutto comincia con la trivella. Una trivella piantata nel conteso ranch di famiglia, Southfork, che si mette a ruscellare petrolio. Il nuovo «Dallas» si nutre di contrapposizioni e dicotomie: il buono e il cattivo, il malato e il sano, il ricco e il povero, ma soprattutto l’energia alternativa contro il petrolio. Al petrolio non vuole rinunciare il cattivissimo figlio di JR, Josh Henderson. E Sue Ellen? Era interpretata da Linda Gray, è stata moglie di JR e madre del cattivissimo Josh, quello che per il petrolio è pronto a uccidere. Lei, Sue Ellen, adesso è lì tutta piena di rughe tirate ma inamovibile nell’intrigo: «il futuro governatore», viene definita. Mentre Christopher, il cugino adottato dal fratello di JR, Bobby malato di cancro (e Bobby è arrivato alla moglie numero tre), propende per la ricerca dell’energia buona. Peccato che nel cercarla in fondo al mare provochi, modestamente, un maremoto. Poi ci sono gli amori incrociati, le fidanzate che erano prima di uno e poi dell’altro, gli scandali. Che cosa ne dice Harry Lagman, il protagonista di allora e di adesso? Dice: «Ci trovavamo, allora come ora, in un periodo di recessione economica. E in quel periodo la maggior parte delle persone doveva stare a casa perché pochi potevano permettersi di spendere 50 dollari per prendere una babysitter, andare fuori a cena o andare al cinema. Alla gente conveniva stare davanti alla televisione. Oggi è uguale, solo che al posto di 50 dollari ne devi sborsare almeno 130». Come è stato accolto dalla critica americana? Le critiche sono state piuttosto favorevoli, anche quelle blasonate. Il Washington Post: «E’ un omaggio rispettoso e soddisfacente al passato con l’occhio lungo sulla nuova generazione dei giovani JR in tempo di crisi». E Variety: «Il serial è come dovrebbe essere, raggiunge un livello superiore a quanto ci si potrebbe aspettare da un sequel». Dallas viene definito una «soap opera», un’opera-saponetta: ma che significa esattamente? La definizione deriva dai primi sponsor del capostipite «Sentieri», ancora radiofonico (1937): erano produttori di saponi e detersivi, visto il target prettamente femminile e la totale sovrapposizione, allora (allora?) tra lavori di casa e donne. Il genere affonda le sue radici nell’Ottocento europeo, melodrammi e feuilletton, narrati a puntate”.

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