Rassegna stampa

RASSEGNA STAMPA/ Panariello non esiste

“L’ho detto che serviva prudenza e non valutazioni affrettate: per #panariellononesiste 6.581.000 teste e 27,29. Cosa non abbiamo capito?”. Così su Twitter Massimo Bernardini, conduttore della trasmissione Tv Talk, commenta il risultato della puntata d’esordio del nuovo show di Giorgio Panariello intitolato Panariello non esiste, per la prima volta su Canale 5. Infatti il primo appuntamento non ha molto convinto, come vediamo in questa rassegna stampa.

Panariello si salva perché è un semplice

(A fil di rete di Aldo Grasso – Corriere della Sera) Parlerò subito delle cose che più mi hanno colpito del nuovo spettacolo di Giorgio Panariello. Verso metà programma, gli è uscita un’invettiva contro gli show allestiti sui casi giudiziari (Cogne, Avetrana, Garlasco, Erba…), contro l’invadente figura del criminologo, contro i cosiddetti «opinionisti» a cominciare da Alba Parietti. E più tardi, sul finire di «Panariello non esiste», è tornato sull’argomento prendendosela con Fabrizio Corona, con l’impunità che l’invadente presenza tv garantisce ai protagonisti della «nera», con zio Michele, con i plastici di Bruno Vespa. A quel punto, però, è spuntato Salvo Sottile (forse l’imputato numero uno delle sue invettive) e tutto è finito a tarallucci e vino (Canale 5, lunedì, 21,23). Vatti a fidare dei comici. Anche Panariello, come Fiorello, ha scelto il lunedì sera per tornare sugli schermi, passando dalla Rai a Mediaset. E forse questo è il suo handicap più grande: la comicità di Panariello, infatti, è tarata sul pubblico di Raiuno («Torna Silvio, Santoro è disperato», «Prima era tutto unmagna magna ora è bocconi», la penosa gag con Salemme travestito da Merkel e lui da Sarkozy, il ritorno dell’avvocato Taormina, l’interminabile numero sul ballerino brasiliano…). Il ritmo è lento, la partner Nina Zilli deve ancora crescere, la ripetizione della famosa lettera di Totò è ormai d’arresto immediato, la descrizione dell’orrore delle fiabe è tema abusato. Il programma è stato pensato e scritto con Mario Audino, Paolo Biamonte, Riccardo Cassini, Marco Luci, Sergio Rubino, Walter Santillo, Alessio Tagliento. La regia è di Stefano Vicario e la scenografia di Gaetano Castelli e Maria Chiara Castelli. Alla fine Panariello si salva perché è un semplice. Come tutti i comici sente il bisogno di sermoneggiare ma, in cuor suo, sa che fingere di non esistere è la prova migliore per ribadire il contrario. Almeno per quel fantasma temibile che si chiama audience.

Davvero “Panariello non esiste” (ma esiste il suo ascolto)

(Complimenti per la trasmissione di Francesco Specchia – Libero Quotidiano) Panariello non esiste è un ossimoro difficilmente replicabile in natura. Giorgio Panariello come comico non esiste – è un buon intrattenitore d’avanspettacolo e un discreto imitatore -, pur esistendo come entità portatrice di grandi ascolti. Mediaset strombazza i suoi oltre 6,5 milioni di spettatori per il 27,3% di share. E ha senz’altro ragione. Lo show suddetto vanta un ottimo corpo di ballo, una cantante/conduttrice con voce e simpatia cristalline – Nina Zilli –, ospiti sopra la media – Tiziano Ferro e James Taylor –, e una scenografia riciclata a Checco Zalone che illumina un palco hollywodiano. Sarebbe perfetto se non ci fosse Panariello. Ma non è neanche tanto lui, nato e cresciuto nella verace macchiettistica toscana, plautino dalla crassa risata delle gestualità clownesca e del doppio senso. No. Il problema vero sono gli autori di Panariello, tanti piccoli Pingitore dell’ultimo Bagaglino che a La7 o a Raitre sarebbero stati immediatamente fucilati con gli spari coperti dalla sigla di chiusura. Ecco, random, un’imperlata – anzi un’impirlata –, delle battute di Panariello che si crede Fiorello: “La missione dell’Europa è far ridere, fare evadere, d’altronde in tempo di crisi l’evasione è la soluzione migliore”. “C’è una nuova specie umana, dopo l’homo sapiens l’uomo Vogue” (parlando dell’omosessualità nella moda). “Silvio ritorna, senno noi comici come si fa”. “Ormai la tripla A ce l’han la Germania e gli annunci porno”. Per non parlare della parodia della “Lettera” di Totò, Peppino con Panariello nei panni di Sarkozy (“Angela, pur favorparl come tu mang…”) e Salemme in quelli della Merkel. Cose disumane. Per non dire della battuta fuori tempo – d’un anno almeno – su Rosy Bindi che “non gli pare vero di essere buttata nel Bunga Bunga”. Anche quando, evocando i bambini, parla di cacca e puzze e di “bambini col culo che gli s’arrossa veramente”. Panariello sbraca. E telefonato è il dialogo con Micaela Ramazzotti sul valore orrorifico delle fiabe, mentre un imbarazzato avvocato Taormina interviene leggendo il codice penale. Tutto questo casino senza senso ha battuto uno Stendhal odoroso di sesso su Raiuno. La spiegazione è come il programma: non esiste.

La comica serietà di Panariello

(Cose di tele di Alessandra Comazzi – La Stampa) Sei milioni 581 mila spettatori, 27,29 di share. Panariello esiste e lotta insieme a noi. Massì, per una tv di qualità che sia anche di intrattenimento, uno spettacolo pop dove non si fanno prediche, bensì comicità toscana. Comicità attraverso la quale far filtrare con garbo e senza vantarsene una visione etica del mondo, una interpretazione responsabile della propria attività come professione importante. E così l’attore Giorgio, tornato in tv dopo sei anni con «Panariello non esiste», Canale 5, di lunedì, giorno ormai deputato all’ex varietà del sabato sera, dopo un inizio un po’ lento ha offerto: un omaggio all’amico Nuti; solidarietà ai medici clown degli ospedali pediatrici; una presa di posizione netta contro l’eccesso di cronaca nera sui media, incassando la complicità di Salvo Sottile; una critica ai giocattoli dei bambini. Ma anche: il duo con Salemme in ricordo di Totò-De Filippo; la musica del maestro Micalizzi, di Nina Zilli che parla benissimo l’inglese, di Tiziano Ferro e di James Taylor; la scenografia imponente e bella di Gaetano Castelli, in arrivo da Sanremo come il regista Vicario; i numeri acrobatici di artisti del Cirque du Soleil; i suoi personaggi, tanta fatica e le battute. Una fra tutte, sulle lacrime della Fornero: «Come se il tecnico della lavatrice rotta la guardasse piangendo».

Panariello peggio di Panariello

(La Teledipendente di Stefania Carini – Europa Quotidiano) E così ci tocca pure Panariello, e con un titolo che pare come minimo voler mettere le mani avanti: Panariello non esiste. Il che è piuttosto vero, al di là dei risultati d’ascolto (bisogna aspettare di capire però se la tendenza verrà confermata alla seconda puntata). Dunque, il comico toscano torna in televisione dopo un lungo periodo di assenza. I suoi one-man show sulla Rai risalgono infatti agli inizi del decennio scorso, mentre l’ultima apparizione è a Sanremo 2006. Insomma, un’era televisiva fa (anche se il nostro ha continuato con il teatro). Fermo però a quell’epoca pare essere rimasto Panariello, tanto che a un certo punto incentra un suo monologo sulla fama improvvisa che colpisce i concorrenti dei reality, e pare di sentire polemiche ormai superate da ore e ore di Gf. E però, forse a sei anni fa è anche rimasto fermo molto del pubblico, più o meno giovane, che ha deciso di sintonizzarsi su questo show. Chi l’avrebbe mai detto: il passato televisivo ormai trapassato e le pubblicità seriali per un noto operatore di telefonia sono requisiti sufficienti per tornare alla ribalta in prima serata. Basta pure una confezione non così innovativa per fare buoni ascolti, anche perché poi di là, sull’ammiraglia, c’è una sorta di soap leziosa chiamata La Certosa di Parma. No, il nostro giudizio negativo sullo show non è legato al fatto che «c’è stato Fiorello…» e allora tutto ci pare inferiore. Non è questione di modelli inavvicinabili, ma del solito modello Panariello che si trascina senza convincere. Rispolvera vecchi personaggi e vorrebbe mostrarcene l’evoluzione, si prodiga in noiosi monologhi, canta che non si può sentire (pure Tiziano Ferro non brilla, mentre Nina Zilli non fa la differenza). Basta riportare alcune battute per capire il tono della serata: «Sono talmente avanti che un giorno tampono uno, scendo, ed ero io!»; «Merkel sei cancelliera, cancella il debito»; «Il criminologo è in tutte le trasmissioni televisive, lo metteranno anche negli show di cucina: È fresco questo pesce? Sì, ammazzato mezz’ora fa». E poi il pezzo forte: Salemme-Merkel e Panariello-Sarkozy rifanno Toto-Peppino, mentre Carlo Conti è Obama in quanto abbronzato. È peggio del Panariello che ricordavamo, che già non ci entusiasmava. Quella che abbiamo visto è televisione provinciale di anni fa, mai evoluta. Che però forse è quello che Mediaset aspira ancora a essere, affidando il suo destino a un pubblico quantitavamente vincente, senza però pensare a un altro futuro.

Panariello, uno show che sa di restaurazione

(da Il Giornale) Panariello esiste eccome, esultano dalle parti di Cologno Monzese: oltre sei milioni e mezzo di telespettatori e uno share del 27,29 per cento per un varietà a Canale 5 non li vedevano dai tempi del miglior Zelig. E dunque, viva Panariello e il suo show fatto di gag, brevi monologhi, ospiti, balletti e quella comicità che accontenta tutti o quasi. Non costruiamoci sopra troppa filosofia però: siamo dentro fino alla parlata toscana nella tradizione nazionalpopolare. Panariello non esiste è la risposta che dà un bambino al genitore quando gli indica per strada il comico famoso e da qui lo showman imbastisce il suo spettacolo con i bambini impertinenti ripetutamente tirati in ballo (Canale 5, lunedì ore 21,15). Piacere a loro, sempre più padroni del telecomando, vuol dire coinvolgere tutta la famiglia, genitori e nonni compresi. E pazienza se Panariello non esiste per la critica e per il pubblico intellettuale: l’italiano medio può dare tante soddisfazioni. Panariello mira lì e fa centro quando si maschera da Sarkozy e con Salemme nella parrucca della Merkel abbozzano la parodia della famosa lettera di Totò e Peppino, stavolta indirizzata alla Grecia sprofondata nella crisi. Comicità sempliciotta anche nella gag con Salvo Sottile che al casting di «Italia’s Got Killer» boccia il criminale da delittaccio nero a caccia dei riflettori della trash tv, altro bersaglio fisso di Panariello. L’idea potrebbe funzionare, sono i testi che zoppicano. E con testi approssimativi, latitano graffio e credibilità. Funziona invece la critica ai reality show («l’altro giorno sfogliavo Chi e ho letto che Valeria del Gieffe 1 ha litigato con Adriana dell’Isola 4… Alla fine ho capito perch´ quel giornale si chiama Chi»). Sfilano Tiziano Ferro, Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni della Nazionale di rugby per un’iniziativa benefica di Mediafriends. Si vede anche James Taylor e il padrone di casa deve convincere che «è un mito, datemi retta». Si salva Nina Zilli, voce e look vintage. Quest’anno ci son stati gli show di Fiorello e quello di Zalone. Ma quando, parlando di politica e di donne ministre, Panariello dice che «un pelo di quella roba lì tira più di un carro di buoi», sembra di esser tornati parecchio indietro.

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