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Il dg della Rai propone la rimozione di Minzolini dal Tg1. «È una porcata»

Il Direttore Generale della Rai Lorenza Lei ha formalizzato al Consiglio d’amministrazione la proposta di rimuovere dal Tg1 il contestato Augusto Minzolini (alla guida del telegiornale della rete ammiraglia dal 2009) affidando la direzione ad interim fino al 31 gennaio ad Alberto Maccari, attuale direttore della Tgr. Dopo il rinvio a giudizio per peculato, il dg della Rai proporrà al Cda previsto per martedì il trasferimento di Minzolini ad altro incarico e la nomina di un nuovo direttore per il telegiornale della testata ammiraglia. Infatti Minzolini è stato rinviato a giudizio del Gup di Roma per aver fatto una serie di acquisti privati utilizzando la carta di credito aziendale. «Queste cose qui hanno i loro tempi, ma per me è una porcata, un rituale mediatico giudiziario a sfondo politico» ha commentato il direttore del Tg1 a Tgcom24. «Spero che alla fine non sia complice chi ha denunciato tante volte operazioni di questo tipo. Non parlo di complotto ma ci sono meccanismi in questo Paese che sono paradossali. Senza ancora un primo grado di giudizio non si può fare nulla. È un meccanismo perverso».

In un articolo sul Corriere della Sera di oggi, Aldo Grasso scrive che Minzolini «ha fatto il più brutto Tg1 della storia della Rai». Infatti «Le foglie che ingialliscono lungo i viali non ci danno il senso della caducità terrena quanto l’avvicendarsi dei direttori Rai. Pare sia suonata l’ora per Augusto Minzolini, direttore del Tg1. Pare che il suo futuro (peraltro dorato: stesso stipendio, stessi fringe benefit) sia stato deciso. Dopo il rinvio a giudizio per peculato, il Cda della Rai si riunirà martedì per rimuoverlo dalla carica. Peculato è un parola grossa: Minzolini, detto Minzo, avrebbe usato la carta di credito aziendale per pagare i ristoranti, frequentati in Italia e all’estero anche nei giorni di riposo. Sui «pasticci» delle note spese esiste un’ampia letteratura: per anni, sconosciuti e solerti contabili hanno dovuto fare i salti mortali per giustificare bottiglie di champagne, allegre signorine, gite in hotel a cinque stelle come rimborsi legati al mestiere dell’inviato, sfuggente e capriccioso come pochi. Una volta in Rai, così dicono, scoprirono che certe fatture del Dubai erano stampate da una tipografia di Trastevere. In un Paese in cui è tollerata la cresta, dall’amministratore delegato alla badante ucraina, solo Minzo deve diventare l’agnello sacrificale? Minzo è accusato di essere fazioso, berlusconiano di stretta osservanza. Difficile però trovare un direttore Rai che non sia stato scelto per fedeltà politica, che non abbia in Parlamento un suo azionista di riferimento. È una consuetudine triste e antica: al vincitore delle elezioni spettano le spoglie di Viale Mazzini. A fazioso succede fazioso, al congenito opportunismo la vanesia disponibilità dei singoli, fino a quando la Rai non troverà una sua autonomia. Se mai la troverà. E poi quegli editoriali, così urticanti, risentiti, irrituali! Sì, bisogna ammetterlo, l’editoriale non è stato il suo forte: per uno cresciuto a fare il bracconiere di notizie non dev’essere stato facile indossare le vesti di guardacaccia, come se il Tg1 fosse una sorta di Lady Chatterley di cui abusare.  Le foglie ingialliscono, gli ascolti del Tg1 perdono colpi, la concorrenza si fa sotto, l’imparzialità non è più una virtù, l’arte di nascondere le notizie più importanti prende piede, i servizi sulle vacanze e sulle stravaganze inutili aumentano a dismisura. E Minzo, che fa Minzo? Beh, una piccola colpa gliela si potrebbe imputare: ha fatto il più brutto Tg1 della storia della Rai».

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