Speciale La Crisi

Le dimissioni di Berlusconi

ilTelevisionario seguirà gli sviluppi della crisi di Governo con uno spazio speciale intitolato La Crisi, con aggiornamenti anche sulla nostra pagina Facebook. In questo primo appuntamento la rassegna stampa dedicata alle dimissioni di Silvio Berlusconi con le prime pagine dei quotidiani oggi in edicola.

Il Corriere della Sera apre con il titolo “Addio di Berlusconi, via libera a Monti” sottolineando le condizioni poste dal partito dell’ormai ex-premier Berlusconi, il Popolo della Libertà (PDL), ossia che il governo guidato dal neo senatore a vita dovrà essere formato da tecnici solo per fare le riforme chieste dall’Europa. In particolare, l’editorialista Angelo Panebianco scrive: “La strada è accidentata e per percorrerla non si devono fare errori. Il governo Monti può nascere e vivere solo grazie a «patti chiari». Bisogna dire tutta la verità e agire di conseguenza. Nelle situazioni di emergenza si ricorre a soluzioni di emergenza. Tale sarà, se nascerà, il governo Monti. Sarà un governo del Presidente e non un governo tecnico come assurdamente si continua a dire. I tecnici esistono, i governi tecnici no. Formalmente non c’è differenza fra un governo del Presidente e un normale governo parlamentare: anche il primo deve avere la fiducia del Parlamento salvando così le forme. La differenza è di sostanza: l’emergenza sposta, per un tempo che si intende (e si spera) limitatissimo, dal Parlamento alla presidenza della Repubblica il potere sovrano. In passato ne abbiamo già fatto esperienza. Fu il caso del governo Ciampi del 1993: il Parlamento era nel marasma per le inchieste sulla corruzione e il potere sovrano si trasferì, di fatto, nelle mani del presidente della Repubblica [..] I governi del Presidente sono forzature del sistema costituzionale giustificate da situazioni eccezionali. Come quella che stiamo vivendo. Poi però la parentesi va chiusa e si deve tornare a quelle rispettabilissime e difficilissime attività che consistono nell’organizzazione del consenso e nella «caccia ai voti»: la democrazia, appunto”.

La Stampa apre con “L’addio di Berlusconi, ora Monti” tra i fischi e gli insulti della folla, riportando le significative parole del Cavaliere: staccheremo la spina quando vogliamo. Il quotidiano di Torino guidato da Mario Calabresi presenta un articolo di Bill Emmott in cui l’ex direttore della rivista britannica The Economist scrive: “Guardare l’Italia negli ultimi anni è stato come guardare un incidente d’auto al rallentatore. O forse un’analogia migliore, più inglese sarebbe quella di paragonare il Bel Paese al Titanic. E’ forte, piena di gente ricca e ben costruita ma il proprio autocompiacimento la sta portando lentamente verso un iceberg. Ora, però, bisogna cambiare analogia. Dobbiamo chiederci che cosa può fare il professor Mario Monti per rianimare e curare il malato italiano”. La Repubblica con “Berlusconi lascia, la piazza in festa” dedica l’apertura alla contestazione della folla davanti al Quirinale dopo le annunciate dimissioni, con l’editoriale di Eugenio Scalfari il quale, sul tema di eventuali elezioni anticipate, afferma: “Ci sono ragioni che le sconsigliano ed altre che le motivano tirando in ballo il popolo sovrano. Ma ce n’è una che è decisiva e definitiva: le elezioni significano a dir poco due mesi di campagna elettorale, due mesi dominati dall’incertezza del risultato. Una festa per i ribassisti che avrebbero una prateria a disposizione in una fase di scadenze massicce dei nostri titoli pubblici. Per di più con un’ipotesi di maggioranze diverse tra Camera e Senato e quindi con un’incertezza protratta ancora oltre i risultati”.

Invece i giornali “vicini” a Berlusconi, come prevedibile, puntano l’indice contro il presidente del Consiglio in pectore Monti: infatti il Giornale apre con un titolo emblematico “Monti, il precario” con l’editoriale di Vittorio Feltri dedicato alle dimissioni di Silvio “sconfitto, ma non vinto”. Giuliano Ferrara scrive: “Senza avere avuto un voto di sfiducia, al culmine di una brutale campagna di delegittimazione alimentata dal circuito mediatico-giudiziario e da quello mediatico-finanziario, il capo del governo eletto nel 2008 dai cittadini italiani lascia per senso di responsabilità di fronte ai numeri della maggioranza che ballano. Se avrà dato il via a un governo tecnico rinunciando a giocare la carta decisiva e fatale di tutta la sua vita pubblica, il diritto dei governati a scegliere chi li governa, Berlusconi si trasformerà nel capro espiatorio di un Paese che di nuovo subisce il rigetto dell’alternanza democratica alla guida dello Stato, ed è costretto ad affidarsi a potenze indisponibili al regolare funzionamento delle istituzioni democratiche. Le conseguenze di questo colpo di mano, con lo spread al posto dei carri armati, saranno penose per tutti, perché un governo tecnico in questo Parlamento, senza una solida e forte maggioranza legittima, scelta dal popolo elettore, sarà esposto a varie forme di eterodirezione lobbistica, a una perdita in termini di indipendenza nazionale e a una navigazione che non promette niente di buono”. Libero titola “Occhio ai portafogli”, evidenziando che con l’arrivo del “signor tasse” ci “aspettano tagli pesanti e patrimoniale che ci sfilerà di tasca il 2% dei risparmi”.

Mentre Il Tempo scrive “Ha fatto il passo giusto” e l’editoriale del direttore Mario Secchi in cui afferma che “il Cavaliere ha rappresentato quasi un ventennio della politica italiana e le sue dimissioni da statista – sue e non di altri – sono un fatto storico con il quale tutti presto faranno i conti”. Inoltre, aggiunge Secchi, “il governo di Mario Monti sta per cominciare la sua navigazione. La crisi dell’economia globale e il nostro debito pubblico ci hanno condotto a una scelta radicale: un governo tecnico sostenuto da partiti che non sono una coalizione, non sono una larga intesa, ma vogliono smarcarsi da riforme impopolari. Sì, è una resa della politica, ma anche una sfida e Monti è la persona giusta per salvare i risparmi degli italiani. […] La democrazia non è sospesa e nel 2013 ci sarà una campagna elettorale. Se Monti farà bene, le elezioni saranno vinte da chi lo sosterrà meglio. Alt, voce in sala: «E se farà male?!». Rispondo con una frase usata per l’avventurosa missione spaziale Apollo 13: Failure is Not an Option, il fallimento non è contemplato”.

Il quotidiano La Padania ovviamente si schiera dalla parte della proprio partito, ossia la Lega Nord di Bossi che chiede elezioni anticipate, con un titolo significativo “Finisce un’epoca. La Lega va all’opposizione“, sottolineando che la vera eminenza grigia dell’intera operazione che ha condotto Mario Monti alla presidenza del Consiglio dei ministri è Mario Draghi, “ormai il padrone dell’economia e della politica italiana. Tanto che vive più a Roma che a Francoforte, dove dovrebbe risiedere il presidente della Banca centrale europea”.

Sul fronte dei quotidiani di sinistra, L’Unità apre con “La liberazione” e il direttore Claudio Sardo scrive: “Oggi brindiamo. Il governo Berlusconi si è finalmente dimesso. L’Italia può voltare pagina dopo un decennio di decadenza economica, sociale, civile”. Il quotidiano comunista il Manifesto titola “Mai più” con un’immagine di Berlusconi dormiente mentre il Riformista apre con un doppio titolo “Silvio a casa” e “Monti al via“. Per Il Fatto Quotidiano “Finalmente se ne va, ma ricatta Monti” e Antonio Padellaro scrive, nel suo editoriale, che “La ricorderemo a lungo questa straordinaria notte italiana. La gente festosa che circonda il Quirinale e Palazzo Grazioli per l’annuncio atteso da troppo, troppo tempo. […] Attenzione però: Berlusconi lascia, ma Berlusconi resta. Non temiamo un suo quarto ritorno a Palazzo Chigi: sarebbe assurdo e del resto egli stesso sa di essere finito come dimostra l’apparente arrendevolezza con cui si sta facendo accompagnare alla porta. È il berlusconismo che rimane tra noi. La sottocultura dei disvalori entrata in profondità nelle vene del Paese non sarà facile da espellere”.


Concludiamo la nostra rassegna stampa con il quotidiano cattolico L’Avvenire che apre con “Berlusconi lascia. Tocca a Monti” mentre Il Messaggero titola “Berlusconi lascia, sì a Monti” con un articolo di Stefano Cappellini dal titolo L’addio che chiude un’epoca in cui scrive ” E’ stata una giornata storica. Le immagini del corteo di auto che ieri sera ha scortato Silvio Berlusconi al Quirinale, dove il presidente del Consiglio ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani del capo dello Stato, sono destinate a restare nella memoria degli italiani, di quelli che erano in piazza a Roma per esprimere una contestazione fisiologica, e tutto sommato contenuta, e dei milioni che hanno seguito la giornata in diretta tv. Si chiude un’era durata quasi vent’anni nella quale Berlusconi ha rappresentato, nel bene e nel male, il discrimine intorno al quale si è organizzata tutta la politica nazionale. La sua centralità ha rappresentato una speranza per metà del Paese, che ha creduto nel Cavaliere (e in parte continua ancora a farlo) con un’ostinazione ideologica che qualcuno credeva esaurita dopo la morte delle grandi fedi politiche novecentesche. È stata invece un incubo per l’altra parte, che ha continuato a vedere nella sua avventura politica un’anomalia da combattere. Una fetta di opposizione ha spinto la propria ostilità verso Berlusconi al punto di costruire la propria identità tutta in funzione «anti», talvolta (lo si è visto anche ieri, in una parte della piazza) mostrando una ottusità simile a quella di chi ha idolatrato Berlusconi a dispetto della pochezza dei risultati ottenuti dai suoi governi. Berlusconi è stato cinque volte il candidato premier del centrodestra. La certezza è che non ci sarà una sesta volta”. Il Secolo XIX, infine, dedica l’apertura all’ “Addio tra i fischi” con l’immagine di Berlusconi scuro in volto.

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