Intervista a...

Viaggio in Bangladesh

(di Alessandra Giorda) In questo appuntamento vorrei soffermare la Vostra attenzione, miei cari lettori, sul Bangladesh, Paese dell’Asia meridionale affacciato sul Golfo del Bengala confinante con l’India ed il Myanmar, dove nel 2007 e nel 2009 si sono perpetrati disastri naturali che lo hanno messo in ginocchio. In due anni due cicloni hanno causato la morte di più di 3400 persone rendendo orfani moltissimi bambini. Un Paese dove il diritto all’infanzia è spesso negato, per necessità delle famiglie povere di avviare al più presto la prole al lavoro nei campi. Dove a Dacca, la capitale metropoli con più di 14 milioni di abitanti, almeno 4 milioni vivono nelle baraccopoli. Dove la vita per strada è difficile per tutti, soprattutto se si è donne, poiché si diventa preziosa merce per l’industria del sesso ed i diritti umani dei bambini, quali l’istruzione ed il gioco, vengono negati perché comprati e venduti come qualsiasi bene. L’industria del sesso (a breve scriverò uno Speciale sul turismo del sesso minorile) vede bambine oggetto di desideri  perversi di adulti senza scrupoli e fattura miliardi di dollari in varie zone del mondo tra le quali il Bangladesh. Il Paese in questione risulta essere tra le nazioni più povere e sovrappopolate del mondo. Il 50% dei minori vive con poco più di 1 dollaro al giorno. Il  Governo collabora con varie Ong (Organizzazioni non governative) per porre rimedio ad una realtà tanto cruda quanto vergognosa. Se si pensa all’Occidente, dove la gente seppur sopportando una sostenuta crisi, vive in una dimensione nettamente differente con il solito must: l’avere. Dove i giovani, stufi di tutto poiché hanno ciò che desiderano, non provano più piaceri se non con lo sballo nelle discoteche o nei rave party. Due facce del mondo in contrapposizione. Come Vi avevo anticipato il famoso ballerino Kledi Kadiu ed il talentuoso regista Alessandro Tresa si sono recati in Bangladesh in occasione del progetto dell’UNICEF contro il disagio minorile per la campagna IO COME TU, dove ha visto Kledi testimonial. Nonostante il successo di questi due giovani uomini, nell’animo si sono mantenuti candidi e fanno della loro vita come must l’essere e non l’avere. In un servizio sul settimanale Famiglia Cristiana dedicato a questo Paese chiuso a “panino” dall’India e dal Myanmar, Kledi sostiene: “Lì ho capito quanto io sia stato fortunato. Io che sono nato in Albania, figuriamoci come potrebbe sentirsi chi è nato in Italia o in Francia o in Germania”. Capiamo infatti da chi è nato nostra nazione, quali sono state le emozioni vissute in Bangladesh, dove ha girato dei video e scattato foto con occhi nuovi, dando un taglio inconsueto come solo lui sa fare. Leggiamo il vissuto di Alessandro nella settimana trascorsa insieme a Kledi in questo Paese asiatico dove in tanta tristezza e povertà ci si innamora degli sguardi innocenti di bambini che dapprima ti accolgono con un pizzico di diffidenza e poi non ti vorrebbero più lasciare.

D: Parlami del viaggio nell’Asia meridionale.

R: Ho avuto la possibilità di andare in Bangladesh con l’UNICEF e con Kledi, che come tu sai con quest’ultimo è nata una bella amicizia frutto di una collaborazione lavorativa e di tanti valori morali in comune (2 serie di Step Passi di danza in onda su Rai5, canale culturale della Rai). Ho accettato immediatamente la proposta sia per Kledi, sia perché mi mancava un’esperienza del genere dal punto di vista umano e lavorativo. Il mio obiettivo era di riuscire a raccontare in maniera diversa un realtà conosciuta dai più. Infatti come ti avevo anticipato prima della partenza in questo viaggio volevo lasciarmi andare a video riprendere e fotografare ciò che ritenevo opportuno senza legami. Arrivati là abbiamo fatto ore ed ore di viaggio su una Gip per girare più zone possibili del Paese.

D: Dopo vari scandali riguardanti molte associazioni che apparentemente raccoglievano denaro per la costruzione di opere benefiche, nella gente rimane il dubbio e la paura a fare beneficienza. Tu che sei stato in loco puoi affermare che l’UNICEF lavora in modo serio come si dice?

R: Si. Ho calpestato con i miei piedi le scuole costruite, ho visto con i miei occhi il grande lavoro che stanno facendo per aiutare i bambini e dare loro sempre più un’infanzia normale. A Dacca, nella capitale, ci sono scuole all’aperto, dove vengono raccolti i bambini per strada che seguono lezioni in preparazione all’entrata nella scuola pubblica. Hanno diritto ad un pasto al giorno, visite mediche ed educazione igienica sanitaria.

D: Qual è l’immagine che ti porterai per sempre nel cuore da questo viaggio?

R: In una delle scuole visitate Kledi ha ballato con i bambini in un clima di festa e quando noi dovevamo andare via quelle manine tanto fragili quanto serrate non ci lasciavano. Ti assicuro che il mio cuore si e stretto in una morsa. Per quegli occhi tristi ed innocenti non sarei più partito. Non dimenticherò mai.

D: Entriamo più nello specifico delle emozioni che tu hai provato?

R: Che ti devo dire, raccontare è una cosa viverle è un’altra. Sono partito per questo viaggio interloquendo spesso con me stesso, sul fatto che in qualche modo dovevo crearmi una corazza per non commuovermi sempre. Quando sono stato là ed ho visto, ho mangiato e vissuto con questa gente tutti i miei propositi sono andati all’aria. E’ un viaggio che non scorderò mai, è stato una scuola di vita e quando torni non sei più lo stesso. Tutto quello che prima era importante diventa secondario. I valori cambiano nettamente. Guardo i miei figli i ringrazio che siano nati in Italia, ma non posso scordare i figli dei meno fortunati nati in Bangladesh. Nel rivedere e montare i video delle riprese fatte là è stato nuovamente un tuffo al vissuto di quella settimana. In tanta devastazione, povertà e dolore c’è una grande dignità. Là la gente è vera non costruita come noi siamo abituati. Uno sguardo, un sorriso, un abbraccio ti trasmettono emozioni profonde che ti cambiano per sempre. L’autenticità ha una potenza senza limiti.

D: In questo viaggio come accennavi prima avete percorso parecchi chilometri. Quali erano le condizioni ambientali?

R: 38° centigradi, con un’umidità al 99% ed acquazzoni devastanti. Pensa che un fulmine è caduto a cinque metri da noi. Alcune volte eravamo veramente sfiniti sia Kledi che io. In più la maggior parte delle strade oltre a non essere asfaltate in realtà sono sentieri.

D: Lavorativamente quali sono i tuoi progetti dopo questo viaggio?

R: Mi sto dedicando anima e corpo. Ho lavorato per 2 giorni e 2 notti senza dormire. Ho montato il video con l’ausilio musicale di Riccardo Magni che ha creato note ad hoc per ogni immagine, creando una musica esclusiva e completamente nuova. Durante il viaggio ho scritto un diario, non più riletto in Italia, che sto riprendendo in mano e voglio fare una mostra fotografica. Non la solita mostra, ma qualcosa con un taglio nuovo. Non so ancora se sarà itinerante per l’Italia o come sarà. Ho mille progetti da attuare, post Bangladesh, su questa realtà e ci sto lavorando.

Noi de ilTelevisionario seguiremo con attenzione gli sviluppi lavorativi di Alessandro Tresa riguardo al Bangladesh, poiché vogliamo sempre più richiamare l’attenzione su cause umanitarie. Vi informo miei amati lettori che l’UNICEF ha varato il progetto “Scuola protezione per i bambini di strada” rivolto ai minorenni del Bangladesh al quale ciascuno di noi può contribuire. Ecco tutti gli estremi per i versamenti: c.c. postale n° 745000 intestato ad UNICEF Italia / c.c. bancario n° 000000505010 presso la Banca Popolare Etica – Iban: IT 55 O050 1803 20000000 0505010 / donazioni con tutte le carte di credito sul sito www.unicef.it / donazioni al numero verde 800 745 000. Per maggiori info: www.unicef.it/progetti

Ci tengo a precisare che noi del ilTelevisionario non abbiamo alcun interesse a pubblicare tutti gli estremi per donazioni pecuniarie se non quello ed UNICO di poter contribuire a donare l’infanzia a chi viene negato questo diritto umano.

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