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in Scena/ Désirée Rancatore: “Io e la mia voce”

(di Alessandra Giorda) Désirée Rancatore. Una stella nel firmamento della lirica. A soli 34 anni ha già calcato tutti i palchi più importanti del mondo; per citarne  alcuni, poiché il suo curriculum è molto esteso, dall’Opéra National de Paris al Royal Opera Hause-Covent Garden di Londra, Teatro Massimo di Palermo, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Parma. Ha interpretato Gilda ne Il Rigoletto a Melbourne, alla San Francisco Opera ed a Las Palmas, riscuotendo consensi di critica e pubblico notevoli. Anche il suo debutto al May Festival di Cincinnati in Christus am Oberge sotto la direzione del Maestro James Colon è stato un successo. Impossibile non citare Lakmé nell’omonima opera di Délibes a Palermo ed al Festival de Opera di Oviedo nel 2003.

Un orgoglio per l’Italia avere un soprano di questo calibro che ci rappresenta nel mondo. Un diamante purissimo che brilla di luce propria  fino ad accecare. La potenza delle doti vocali la rende papabile per l’ascesa dell’Olimpo lirico dove fin’ora cappeggia la grandissima Maria Callas. Chissà la Rancatore in futuro dove arrivera?

Presso i nipponici, noti per essere degli attenti conoscitori  di orecchio fino della lirica, Desiree non si smentisce ed interpreta nuovamente il ruolo di Lakmè in Giappone che la porta in copertina su la più importante rivista del paese del sol levante, AERA per il trionfo ottenuto. A grande richiesta canta in recital nei più prestigiosi teatri giapponesi come Bunka Kaikan e la Kioi Hall di Tokio e al Simphony Hall di Osaka essendo osannata dalla miriade di fans acquisiti.

Protagonista femminile del concerto di capodanno 2011, trasmesso dalla Rai, la Rancatore “buca il video” per doti vocali, interpretazione, espressività  e tenuta di palco da arrivare dritta al cuore del telespettatore come una folgore, lasciando un segno indelebile.

E’ un onore per me, cari lettori, presentarVi questa intervista di un’enfant prodige, proprio come il suo amato Mozart, diventata ormai donna di grande umiltà ed umanità quanto di eccelsa bravura nel suo lavoro. Una donna “normale” nella vita privata, come ama definirsi, con delle aspettative per il futuro. Chi è il suo grande amore, cosa desidera per il futuro? Scopriamolo insieme.

D: Da bambina studi pianoforte e violino, perché questa scelta?

R: La mia famiglia è tutta musicale, mio padre direttore d’orchestra e mia madre cantante nel coro. Quindi la mia formazione musicale non ti dico che fosse obbligatoria, ma che dovesse far parte della mia vita si. A quattro anni ho iniziato a studiare pianoforte a otto violino. Non erano scelte mie, ma dei miei genitori. Acquisita maggiore maturità, tra i quindici e sedici anni, ho capito che non era la mia strada e grazie al violino, dove lo studio del medesimo implica anche quello del canto corale, ho iniziato a cantare.

D: Quando ti sei accorta di avere i numeri per diventare un soprano di successo?

R: Non me lo sono mai chiesto. Credimi che non pensavo di diventare quello che sono oggi. La mia idea era di studiare canto, perché mi piace cantare, di entrare a far parte di un coro seguendo le orme materne. Studiando canto mia madre scoprì che facevo enormi passi avanti per una ragazza di sedici anni e mezzo. Si è accorta che avevo doti vocali molto particolari per quell’età, con acuti difficili, dove riuscivo benissimo. Decise di portarmi a studiare altrove e mi ha fatto ascoltare e perfezionare da Margaret Baker Genovesi a Roma. In quest’occasione abbiamo capito che avrei potuto fare dei concorsi e se avessi avuto la predisposizione a stare sul palco, avrei potuto avere un futuro. Nel mio lavoro non basta la voce, ci vogliono anche nervi ben saldi e personalità. Qualità non facili e comuni per una ragazzina di diciassette anni.

Inizia così a partecipare a dei concorsi e nel 1995 vince il 1° Premio al Concorso Internazionale “Ibla” di Ragusa , il 1° Premio al Concorso Internazionale Vincenzo Bellini di Caltanissetta. L’anno successivo 1° Premio Concorso Internazionale “ Maria Caniglia” di Sulmona e poi il debutto nel ruolo di Barbarina nelle Nozze di Figaro al Festival di Salisburgo, dove le si aprono le porte per il grande mondo della lirica.

D: Parlami del Festival Salisburghese.

R: Sono figlia di quel Festival, per me è stato il biglietto da visita per tutti gli altri Stati dove sono andata a cantare. E’ stato molto difficile a diciotto anni imporsi sui teatri italiani, non mi davano credito causa la mia giovane età. Mi riconoscevano il talento, ma erano impauriti a mandarmi sul palco. Era un’incognita per una appena uscita dall’adolescenza, ma non ancora donna. Devo dire grazie ad una audizione fatta a Madrid, dove non si sono posti il problema dell’età, ma hanno tenuto conto solo delle mie doti vocali.

D: Nell’opera di Vincenzo Bellini, Lucia di Lammermoor, tu sostieni che valgono più i silenzi che il canto. Mi spieghi meglio questo concetto?

R: Ci sono note, parole scritte, ma le pause sono talmente piene di espressività e di cose non dette, ma da esprimere con il corpo, con il viso e con il movimento che hanno molta più importanza delle parti cantate. Si potevano mettere note, parole ed invece una pausa che ha una grande valenza.

D: Nel 1999 debutti al Royal Opera Hause-Covent Garden, cosa ricordi di quest’esperienza?

R: Ho avuto una grandissima fortuna. Dopo una bellissima audizione, mi è stata data la possibilità di inaugurare il Covent Garden  alla riapertura, poiché era stato chiuso per lavori, con il Falstaff. Ho avuto una parte in un cast iper prestigioso. Per me era l’esordio, mi sentivo nel paese dei balocchi. Ho provato una grandissima emozione che non dimenticherò mai. Mi hanno subito ingaggiato per un’altra opera.

D: Cavalchi le riaperture dei teatri ricevendo ovazioni, poiché anche nel 2004 ti imponi alla Scala di Milano, che emozioni hai provato?

R: Ovviamente  la riapertura della Scala è stato un onore enorme. Ho lavorato con il maestro che adoro in assoluto: Riccardo Muti. Anche in quest’occasione la mia partecipazione è stata frutto di audizioni. Non è perché sei brava che ti “prendono” subito, sulla fiducia e sulla parola. Dopo l’audizione mi hanno chiesto quale parte volessi interpretare: quella della protagonista o quella dell’antagonista? Ho scelto quella dell’antagonista perché più intricata anche se molto interessante  quella della protagonista. Così sono stata scritturata nel ruolo di Semele ne L’Europa Riconosciuta di Salieri.

Quest’interpretazione la consacra ai massimi vertici del panorama  mondiale. Vince il Premio medaglia d’oro “Città di Milano”, come miglior giovane soprano lirico affermatasi in ambito nazionale ed internazionale. Pochi giorni dopo, sempre sotto la direzione  del M° Riccardo Muti, esegue i Carmina Burana a Parigi. Vincitrice di altri premi, tra i quali: Premio Speciale Ester Mazzoleni, Premio Paladino D’Oro (come giovane cantante lirica internazionale), Kaleidos 2008 e sempre nello stesso anno la Mimosa D’Oro Internazionale città di Agrigento.

D: Quanto è stato difficile importi a livello mondiale? Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare tutto?

R: Ci sono sempre quei momenti, siamo esseri umani. All’inizio essendo molto giovane  una sorta di enfant prodige è stato difficile. Ti assicuro, però, non  è mai  come conservare il successo. Mantenere un grande livello è faticoso. Il successo può arrivare anche subito, rimanere sulla cresta dell’onda negli anni non è un giuoco.

D: Come si svolge la giornata di un soprano?

R: Quando  presento le opere alle dieci del mattino ci sono le prove e quindi mi alzo presto per dare il tempo alla voce di scaldarsi. Passo, poi, la giornata in teatro per le prove. Quando non lavoro, studio e mi esercito ed alle nove del mattino inizio. Studio anche le opere, imparo a memoria anche quattrocento pagine. Il lavoro è faticoso, ma bellissimo! Se lo ami la fatica passa al secondo posto. Fare il lavoro che si desidera è un grande onore.

D: Chi è Desiree Rancatore nel privato? Cosa fa nel tempo libero?

R: Sono una persona normalissima. Mi vedono in palcoscenico ed in televisione e la gente pensa: “Che diva, chissà quanto se la tira”. Quando mi conoscono cambiano idea, mi dicono che sono normale. Il palcoscenico e la televisione fanno parte di me, ma non sono me! Sono una ragazza tranquilla che appena ha il tempo libero vede il fidanzato che adora.

D: Come concili vita sentimentale e lavoro?

R: Prima come potevo, tanto non mi importava molto delle storie avute. Ora ho conosciuto il vero amore e non faccio mai passare più di quindici giorni senza vederlo. Lui è spagnolo e vive in Germania, io o sono in giro per il mondo o vivo a Palermo. Ci incontriamo dove possiamo. L’importante è vedersi. Lo amo tantissimo e mi contraccambia in maniera esemplare.

D: Cosa sogni per il tuo futuro professionale e personale?

R: Professionalmente che la meritocrazia paghi sempre, senza stare a giochi di potere. In questo mondo dovrebbe prevalere l’arte ed il talento, non le molte cose squallide che spesso si sentono. Il futuro deve essere per tutti del talento e  ripeto della meritocrazia. Non ho nessuna casa discografica, nessuna legge di marketing e nessun pubblicitario. Ci siamo solo io e la mia voce. Nel privato quello che ho già: una bella famiglia, fantastici genitori che mi hanno sempre supportato. Un amore splendido. Vorrei che la mia vita sentimentale fosse sempre com’è ora con il mio Alfonso Romero.

D: Progetti lavorativi futuri?

R: Devo debuttare a Parigi con il Don Pasquale, è un’opera che non ho mai fatto. Non amo studiare in quindici giorni ciò che non conosco bene, quando ho un debutto. Quindi mi sono presa un mese e mezzo di tempo per prepararmi bene.

D: Quando sarà il debutto?

R:  A dicembre 2011, però, ora andrò a Tokio ed al mio ritorno inizierò a studiare, perché poi non avrò più un attimo di tempo. Non ho un buco libero per tutta l’estate. Interpreterò la Lucia di Lammermoor a Palermo, Rigoletto a Pechino e poi sarò a Tokio.

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