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Tutta la tv digitale già nel 2011. L’Agcom chiede l’anticipo dello switch off

(di Marco MeleIl Sole 24 Ore) Italia digitale entro il 2011. L’Autorità per le comunicazioni ha inviato una segnalazione al Governo per sottolineare l’opportunità di anticipare di un anno l’abbandono della televisione analogica. Nei primi sei mesi del prossimo anno, secondo l’Agcom, dovrebbero passare al digitale Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. Nel secondo semestre la transizione dovrebbe completarsi con Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria.

Il calendario attuale prevede nei primi sei mesi del 2011 lo switch off di Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia, oltre alle province di Cosenza e Crotone. Toscana e Umbria, insieme alle province di La Spezia e Viterbo, erano in programma nei primi sei mesi del 2012, Sicilia e Calabria entro la fine dell’anno,. «Con la modifica del calendario – sostiene Roberto Napoli, commissario dell’Agcom – l’Italia sarà la prima a completare il processo di digitalizzazione, diventando leader in Europa». Napoli prende atto che le tv locali «sono in forte difficoltà, come dimostra il trading delle frequenze, cedute anche a prezzi banali» e promette interventi a sostegno.

L’anticipo di un anno, in sostanza, darebbe al Governo tempo – tutto il 2012 – per liberare le frequenze della banda 800 Megahertz (i canali dal 91 al 99) che saranno messi in gara a favore delle compagnie telefoniche già nel 2011, secondo quanto prevede la legge di stabilità approvata dal Parlamento. Frequenze che, come in Lombardia e in Emilia-Romagna, continuano ad essere assegnate alle televisioni. Tutte locali, s’intende.

L’anticipo potrebbe celare un rischio: quello di permettere a chi si vedrà assegnare i canali dal 91 al 99 di consolidare la posizione, effettuando investimenti sui propri impianti di trasmissione e sui contenuti. Certo: a Bologna ci sono multiplex di operatori locali che su canali diversi trasmettono gli stessi programmi, e non è certo un caso unico. L’eccesso di capacità trasmissiva delle tv locali rispetto alla loro capacità di produrre contenuti ha come causa principale gli assetti del sistema e la ripartizione di risorse e diritti di trasmissione. Tale eccesso può rappresentare una delle carte in mano al governo per liberare le frequenze per l’asta a favore delle Tlc.

Resta aperto, infine, anche il problema della numerazione dei canali, con il Tar Lazio che rigetta le sospensive, ma che si dovrà esprimere sul merito.

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