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INTERVISTA A…SPECIALE LIBRI/ Emanuele Salce ripercorre la vita spettacolare di suo padre, Luciano Salce

di Alessandra Giorda – Nel 2009, anno in cui ricorrono i vent’anni dalla morte del grandissimo attore, autore, regista teatrale, radiofonico e cinematografico, Luciano Salce, per omaggiarlo, il figlio Emanuele ed Andrea Pergolati hanno realizzato un documentario, L’uomo dalla bocca storta, per la quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Un successo!

Successivamente viene pubblicata la monografia dal titolo Luciano Salce: una vita spettacolare scritta dal figlio, che ripercorre tutte le tappe della vita e della carriera del padre.

Nell’intervista che segue Emanuele Salce con simpatia e sentimento ci presenta la monografia e ci racconta il suo privato di figlio diviso tra due famiglie importanti Salce – Gassman.

D: Quanto c’è di Luciano Salce in Emanuele?

R: Credo ci sia più di quanto in realtà appaia. Apparentemente siamo due persone diverse, con due storie diverse, ma dentro dopo anni ho ritrovato tanto. Lo dicono anche i miei amici. Ho ereditato il modo di “approcciare” la vita. Di essere seri, di andare fino in fondo nelle cose, di trovare gli aspetti positivi e più leggeri anche quando la vita ti pone di fronte le avversità. Vivere a 360°.

D: Hai mai subito il confronto con suo padre?

R: No. Non siamo stati coevi. Mio padre non era una presenza così importante. Al massimo mi sono sentito dire: “Ah, Lei è il figlio di Luciano Salce”. A livello artistico ci occupiamo di cose diverse. Personalmente mi occupo in prevalenza di teatro. Sento, però, una grossa responsabilità. Cerco di non infangare il cognome che porto.

D: Scrivendo la monografia di suo padre, ha dovuto ripercorrere momenti che le hanno procurato dolore?

R: No. Preciso che la prima firma è Andrea Pergolati, io sono coautore. Mi sembra giusto, necessario e doveroso trattandosi di mio padre. Il tutto avviene a vent’anni dalla scomparsa. In questo tempo ho avuto modo di elaborare il dolore, di risanare e cucire le ferite. Anzi, le dirò che avrei sofferto se non l’avessi fatto. Sono stato molto felice di essere riuscito a portare a compimento questo libro, nonostante mille difficoltà e traversie, buon ultime quelle editoriali. E’stato un viaggio molto interessante che mi ha dato modo di scoprire tante cose. Con gli amici di una vita, non hai occasioni di approfondire aneddoti su tuo padre, mentre per quest’occasione ho potuto intervistare amici e parenti.

D: E’ soddisfatto del successo avuto del libro?

R: Sono soddisfatto di essere riuscito a pubblicarlo nel modo che volevo. Molte case editrici pensavano di farne un “libercolo” qualsiasi da inserire in una collana piuttosto che in un’altra. Sono riuscito a pubblicarlo con la casa editrice che volevo. Ha avuto una tiratura molto piccola, ma esiste! Non c’era un libro su mio padre, una monografia ufficiale. Per me era doveroso farlo e sono contento di esserci riuscito bene. Sono felice che oggi esista una monografia ufficiale e dettagliata su Luciano Salce. Chi vuole sapere tutto su mio padre, può farlo.

D: In “Luciano Salce: una vita spettacolare” ci sono moltissime testimonianze, tra le quali quelle di Franca Valeri, Luigi Squarzina, Catherine Spaak, Paolo Villaggio, Giorgio Albertazzi , Ettore Scola ecc. Quali di queste la sente più vicina?

R: Sono tutte condivisibili. Non mi permetto di giudicarle, ma ne prendo atto. Sono tutte verità soggettive.

D: Mi parli di Luciano Salce come padre, qual è il ricordo più bello che ha?

R: Ho avuto poco tempo per conoscerlo. I miei genitori si sono separati che avevo due anni. Non lo potevo vedere tutti i giorni. Sono figlio di una coppia divorziata, quindi lo incontravo solo nei week-end e a Natale. Non ho avuto un rapporto semplice, poiché a sua volta lui non lo ha avuto con suo padre, perché è morto presto ed è stato messo in collegio. Mia madre sostiene che avrebbe voluto imparare a fare il padre, ciò nonostante era una persona gradevolissima.

D: Luciano Salce è stato un grande in tutti gli aspetti artistici. Che cosa  non vorrebbe che la gente dimenticasse di lui?

R: Mio padre a 360°. E’ stato un regista cinematografico molto stimato. Quando ha fatto l’attore, divertendosi, ed il sabato sera in TV, la critica l’ha sminuito identificandolo come uno non serio, non all’altezza di Risi, Monicelli e Scola. Questo è evidente che era la limitazione dei critici di allora. Mio padre con garbo e talento ha fatto tutto ciò lo ha reso l’artista che era. Oggi è difficile ritrovare persone così, i tempi sono cambiati e si conquista tutto con la massima facilità, senza fare i sacrifici necessari. Lui si è impegnato tanto ed ha studiato moltissimo.

D: Il futuro di Emanuele Salce è nel teatro o come scrittore?

R: Non mi ritengo uno scrittore. Scrivo per il teatro e mi trovo molto bene. Ho scritto un testo per caso ed è diventato un grande successo teatrale. Amo questo lavoro. Chissà, può darsi che un giorno decida di scrivere una storia. Tuttavia ritengo che ognuno debba fare quello che sa fare bene.

D: Sua madre, Diletta D’Andrea, sposa in seconde nozze Vittorio Gassman. Qual è il suo rapporto con questa famiglia?

R: E’ stata in un certo senso la mia vera famiglia. E’ una famiglia allargata ci sono tante persone, Paola, Vittoria, Alessandro e Jacopo. Quest’ultimo essendo anche figlio di mia madre è quello più vicino a me, ma non solo perché consanguineo. Con Alessandro c’è anche un buon rapporto. Ci consideriamo fratelli anche se allo stesso tempo non lo siamo. Abbiamo un ottimo rapporto lavorativo che sta crescendo. Da piccoli eravamo separati, io vivevo con suo padre e lui con sua madre. A 18 anni siamo andati tutti via da casa e ci siamo rincontrati qualche anno fa. Con Paola e Vittoria c’è un buon rapporto.

D: A cosa sta lavorando ora?

R: E’ appena terminata un’opera teatrale da me scritta. Ora sto valutando varie proposte. Ci sono tante cose, ma non posso dirle di più.

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