Rassegna stampa

RASSEGNA STAMPA/ Rai, la guerra continua

Rassegna stampa dedicata alla Rai, quotidianamente nell’occhio del ciclone, con alcuni passaggi di articoli tratti dai principali giornali oggi in edicola. Dalla “puntata storica” di Annozero che si preannuncia stasera, con ospite Roberto Saviano, ai “mantenuti” da Berlusconi raccontati da Il Giornale. E anche la Carrà viene travolta dalla guerra.

(di  Giovanna Cavalli Corriere della Sera) Lo show della Carrà, sabato sera da gennaio su Raiuno, è improvvisamente saltato via dal palinsesto. Il tanto atteso ritorno di Raffaella a Viale Mazzini è rimandato a data da destinarsi. L’azienda e la regina del Tuca-Tuca si sono detti un brusco arrivederci. Non c’è accordo sul progetto. E se proprio si vuole trovare una spiegazione parallela, non è ai contenuti ma al budget che bisogna guardare. Con i conti (in rosso) che si ritrova, la Rai avrebbe voluto sforbiciare i compensi di Raffa&Co., ritenendoli sproporzionati ai tempi magri che corrono. “Ma quando mai, ci saremmo stati anche gratis” smentisce Sergio Japino. “Noi vogliamo  con gioia e serenità, per fare contento il nostro pubblico. Ma alla Rai in questo momento c’è sempre la guerra e questo non ci piace. Sa come siamo noi artisti, non sentiamo sensazioni positive intorno, c’è un aura sfavorevole, e allora ci siamo tirati indietro […] Aspetteremo un momento migliore, qualcosa prima o poi cambierà. I nostri cachet comunque erano già stati approvati. Adesso non faremo questo spettacolo nemmeno se ci pagassero venti o trenta volte tanto”. Come ogni produzione del sabato sera, il costo medio per puntata sarebbe stato di circa 700 mila euro, tutto compreso. Il compenso di Raffaella intorno agli 80 mila a sera. Decurtati del 10 per cento di risparmio forzoso imposto dall’austerità aziendale. Lo show sarebbe stata la versione italiana del format americano “This is your life”, cinque serata monografiche dedicata a grandi personaggi con una festa a sorpresa (tipo la “Serata d’onore” di Baudo, ma con qualche “carrambata” in più), affidato alla Endemol. Non si agita Gianvito Lomaglio, vicedirettore di Raiuno: “Siamo stati noi a chiamare Raffaella e Japino e a loro teniamo molto. Ma quando un matrimonio salta, non c’è una ragione precisa … Evidentemente i tempi non erano maturi. Speriamo che ci si possa ritrovare”. Spunta però un altro pretendente per Raffa. “Sarei ben felice di accoglierla nella nostra squadra” rivela Massimo Liofredi, direttore di Raidue. “La stimo e penso che abbia ancora molto da dare alla tv. Sono pronto, se l’azienda mi darà il benestare che mi negò lo scorso gennaio”.

(di Fabrizio D’Esposito Il Riformista) Dopo le polemiche sul programma con Fabio Fazio, Vieni via con me, Saviano stasera sarà in collegamento da Berlino con lo studio di Annozero. Toni gravi per il titolo della puntata: “Il sasso in bocca”, preso dal famoso film di Giuseppe Ferrara. Il nuovo sasso è quello che Masi sta provando a infilare nella bocca degli antiberlusconiani del piccolo schermo. Un titolo grave per una frase pronunciata da Saviano in questi giorni: “Sono i contenuti delle trasmissioni a fare paura. Ma su questi non siamo disposti a trattare. Sono la nostra libertà”. Nel nome della libertà si preannuncia una puntata super, forse storica, di Annozero. Saviano, Santoro, Travaglio. In studio anche Enrico Mentana, grande epurato Mediaset oggi al tg de La7 che fa registrare continui record d’ascolti, la direttore dell’Unità Concita De Gregorio e poi, per lo schieramento di centrodestra, Maurizio Belpietro di Libero e Gianluigi Paragone, conduttore leghista dell’Ultima parola.

Libertà è anche la parola chiave della solenne lettera a Saviano scritta dal presidente della Rai Paolo Garimberti. Scrive Garimberti, in merito alle difficoltà di Vieni via con me: “Di questa liberà mi faccio garante e per questo confido che, superati i problemi, Lei e Fabio Fazio saprete liberamente confezionare un programma di qualità rispettoso dei principi cardine del servizio pubblico che sono tra gli altri, imparzialità, pluralismo e rispetto della persona”.

Da Masi epurator e normalizzatore, il presidente della Rai prende le distanze totalmente, sempre a proposito dei ritardi: “E’ chiaro a tutti che né il presidente né i consiglieri di amministrazione possono intervenire direttamente nella gestione operativa dell’azienda che è demandata dal direttore generale. Ma di questa tendenza al ritardo, di questo andazzo, ho già parlato in cda perché finisce per generare polemiche a lettura politica che ci fanno finire sui giornali e danneggiano l’immagine della Rai. Quando non rischia addirittura di incidere economicamente”. A Garimberti, il direttore generale ha risposto già ieri nella riunione del cda: “Nella vicenda di Vieni via con me non c’è alcun ritardo né tantomeno alcuna  censura preventiva. Chi parla dell’uno o dell’altra dimostra grande superficialità o perché non conosce nel dettaglio i fatti o, sicuramente in buona fede, si fa fuorviare da chi persegue interessi estranei alla  trasmissione e alla Rai”. Per quanto riguarda la sospensione dei dieci giorni per l’ormai famoso “vaffan…bicchiere”, il dg ha ribadito al consiglio la sua volontà di andare sino in fondo. La guerra va avanti. In attesa di stasera.

 

(di Paolo GarimbertiLa Repubblica) Caro Saviano,
rispondo volentieri alla sua lettera e Le dico subito, in estrema sintesi, come la penso: io sulla libertà non tratto. Ho vissuto un lungo periodo della mia vita in un Paese in cui la libertà non c’era, quell’Unione Sovietica che non esiste più. So dunque molto bene che cosa significa scontrarsi quotidianamente con chi tenta di mettere in gabbia la tua libertà.

Sulla libertà non trattavo in Unione Sovietica e non tratto nemmeno in Rai. Mi approprio di una citazione famosa: anche se non condivido la tua opinione farò di tutto perché tu possa esprimerla. Questo è il mio convincimento, perché il pluralismo si fa aggiungendo voci e non sottraendone. E la Rai deve saper accogliere tutte le voci. Libertà dunque è poter scegliere ma libertà vuol dire anche e soprattutto responsabilità, non quella faziosità che non rispetta la pluralità delle opinioni, che è il sale della democrazia. E di questa libertà mi faccio garante e per questo confido che, superati i problemi, Lei e Fabio Fazio saprete liberamente confezionare un programma di qualità rispettoso dei principi cardine del Servizio Pubblico che sono, tra gli altri, imparzialità, pluralismo e rispetto della persona.

Quanto alle sue osservazioni sui problemi avuti e gli ostacoli incontrati spero, e non può essere altrimenti, che siano solo lo specchio di una tendenza al ritardo che, lo dico senza mezzi termini, non mi piace per niente. E’ chiaro a tutti, perché è scritto nella legge e nello statuto Rai, che né il Presidente né i Consiglieri di amministrazione possono intervenire direttamente nella gestione operativa dell’Azienda che è demandata al Direttore Generale. Ma di questa tendenza al ritardo, di questo andazzo, ho già parlato in Cda perché finisce per generare polemiche a lettura politica che ci fanno finire sui giornali e danneggiano l’immagine della Rai. Quando non rischia addirittura di incidere economicamente.

La mia Rai ideale è un’azienda normale, che sui giornali ci finisce una volta l’anno, magari quando presenta il bilancio, come tutte le società per azioni. E, come industria culturale, ogni volta che c’è una qualche iniziativa o trasmissione meritoria. Buon lavoro, dunque, Saviano, a Lei e Fabio e a tutti quelli che lavorano per il successo di quest’azienda.

 

(di Tony DamascelliIl Giornale) In principio c’era Sant-oro,poi vennero gli altri martiri a pagamento, i messaggeri della libertà del sette e quaranta, i depositari dell’informazione dura e pura, i soli a difendere il Paese dal regime «demo plutocratico» che lo opprime e lo comprime, lentamente, inesorabilmente. «Vieni via con me» è il leit motiv di una dolce canzone dell’avvocato Paolo Conte ed è il titolo dell’ultima trasmissione boicottata dalla Rai, la barricata dietro la quale Fazio-Saviano-Benigni, i rivoluzionari del brumaio italiano, rischiano di non poter agire, parlare, di non potere sventolare la bandiera della libertà, dopo aver ripiegato l’assegno bancario, vogliono spiegare al pubblico che non esiste soltanto il Grande Fratello (in onda su Canale 5 in contemporanea con lo show censurato su Rai 1) ma anche un Paese fuori dalla Casa, il Paese che rifiuta Berlusconi, il popolo che non accetta la sua politica, il suo essere, il suo esistere anche.

«Vieni via con me» è prodotto anche da Endemol una cui fetta, almeno per il momento, è di proprietà del succitato Cavaliere dit­tatore. Come direbbe Veltroni «ma anche»Il Grande Fratello ha la stessa fabbrica produttrice alle spalle, dunque il conflitto di sha­re, non soltanto di interessi, è palese, fastidioso, volgare. Il budget di «Vieni via con me» si presta, con la p minuscola, a vari commenti critici: la Rai avrebbe offerto a Benigni 250mila euro, 100mila in meno di quanto l’Oscar del cinema aveva incassato per la performance al festival di Sanremo. Benigni ha fatto sapere, attraverso il suo Procuratore, con la P maiuscola, di essere disposto e disponibile a lavorare gratis, a condizione però di avere ampia facoltà di dire e di fare su qualunque tema. Cosa che avviene, mi sembra, dalla fondazione dell’impero televisivo, su qualunque canale ma non su qualunque tema, semmai su un tema unico, Berlusconi e la sua orchestra però generosa alla voce Medusa, distributore di Pinocchio, film del 2002, del regista attore toscano. Roberto Saviano, altro protagonista di questa vicenda sofferta e antidemocratica, non si sente sicuro, avverte l’aria pesante attorno alla trasmissione, «ci hanno messo in condizioni terribili» ha detto lo scrittore che ha visto aumentare, raddoppiare, moltiplicare gli introiti propri e della casa editrice Mondadori, anche questa, mannaggia, di proprietà dello stesso Berlusconi di cui sopra. «Vieni via con me»andrà comunque in onda, ci saranno Paolo Rossi e Antonio Albanese, altri dissidenti, in manifesta opposizione al regime ma, ogni tanto, a braccetto dello stesso, quando è ora di sottoscrivere un contratto e di ritirare il dovuto dal despota e dai suoi gerarchi. Il dilemma etico ha sconvolto intelligenze illu­stri, alla voce Mancuso che ha annunciato la fuga, ma lo stesso struggente dubbio ha poi ritrovato la luce, come i minatori cileni, nelle persone di Odifreddi, uno che sa quanto valgono i numeri, quelli di vario tipo, e ancora, in Zagrebelsky Gustavo e le sue opere di legge per Einaudi, tormentato ancora dalla perplessità morale ma non da quella contabile e di pubblicità garantita; ma lo stesso dilemma è stato sconfitto soprattutto dalla De Gregorio Concita che per Mondadori ha scritto e di cose profonde. Mi auguro che la casa di Segrate non sia il Malamore da cui il titolo di uno dei suoi testi. Si potrebbe aggiungere di Scalfari di cui è manifesto il con­flitto, di idee, non di interessi.

Nelle ultime ore al corteo si è aggiunta anche Raffaella Carrà il cui programma, previsto per gennaio, in cinque puntate, sempre su Rai 1, è rinviato a data da destinarsi. Il contrattempo ha costretto il regista e autore Sergio Japino a denunciare che «in Rai non c’è serenità».

È un momentaccio, i mantenuti di Silvio non sopportano la sud­ditanza, quella psicologica si in tende, mentre quella contabile garba loro moltissimo; non ce la fanno ad andare avanti tra lacci e lacciuoli, si sono santorizzati tutti, padroni del microfono, sciolti dalla rete (Rai), liberi di pensare, ci mancherebbe, di dire e di male dire, di lanciare appelli, di raccogliere firme, di sensibilizzare il popolo cloroformizzato ma, stranamente, improvvisamente,reattivo quando è chiamato all’adunata.

È il bello della diretta e della registrata, è il bello dei nostri dissi­denti che altrove, nei cosiddetti regimi democratici dei líder mas­simi e del potere del popolo, finiscono in galera mentre dalle no­stre parti finiscono in prima serata. È la parte gioiosa della dittatura berlusconiana che serve per tirare sino a fine mese, a fine anno e oltre, ma resta maledetta, da battere e da abbattere. La popolarità e il benessere conquistati per meriti propri e per intuizione altrui, sono valori prosaici, la televisione è malvagia anche se è servita a farsi conoscere, a farsi una fa miglia, a farsi un conto in banca, il denaro non olet e non dolet, non puzza e non fa male mentre il pagatore è infame. La Rai ci ha messo del suo, più realista del re, vecchia nelle teste dei dirigenti e giovane soltanto nelle gambe delle ballerine, pronta a complicare storie semplici, a trasformare gli asterischi in scoop, a creare vittime, prima, eroi, dopo.

«Vieni via con me, entra e fatti un bagno caldo,c’è un accappatoio azzurro, fuori piove un mon­do freddo, it’s Wonderful».Musica e parole di Paolo Conte, l’avvocato. Trattasi di una canzone. Fino al prossimo otto di novembre.

Poi, prego, presentarsi alla cassa.

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