Rassegna stampa

Rassegna stampa: Mentana chiude in bellezza la prima settimana di conduzione del Tg La7

La sera di domenica cinque settembre il telegiornale condotto e diretto da Enrico Mentana ha superato il 10% di ascolto, grazie a 1,9 milioni di persone. Il TgLa7 chiude così in bellezza e con un vero record la prima settimana di conduzione del nuovo direttore; una settimana d’esordio con un’audience media di 1,5 milioni per una quota d’ascolto dell’8 per cento. La stessa settimana dello scorso anno il TgLa7 delle venti era l’ultimo dei notiziari televisivi, con il suo seguito di 396mila individui, in questo inizio di settembre ha superato sia il Tg4, fermo a 729mila fedeli, che Studio Aperto delle 18.30 che supera di poco, oggi come nel 2009, il milione di spettatori.

I telegiornali della sera sono il mezzo d’informazione più diffuso tra la popolazione, nei mesi invernali oltre venticinque milioni di italiani ne seguono almeno uno. L’edizione più seguita è sempre stata quella delle venti, con schierati i notiziari delle due ammiraglie, Rai Uno e Canale 5. Fu proprio nell’ora di punta dell’informazione che Telecom Media decise, nell’estate del 2005, di collocare in palinsesto il proprio telegiornale; con risultati sino a ieri poco brillanti seppur nell’ultimo anno in netto miglioramento. Con l’arrivo del nuovo direttore qualcosa è cambiato, ma qualcosa era già mutato nel rapporto tra i pubblici ed i telegiornali delle ammiraglie. Negli anni il loro ascolto diminuiva, i nove milioni di audience del Tg1 del gennaio 1999 sono un lontano ricordo, così i 7,9 milioni del Tg 5 del gennaio 2002, di solito si trattava però di migrazioni da un tg all’altro. Nell’ultimo periodo invece il loro seguito diminuiva per entrambi, mese dopo mese, e i due tg hanno perduto oltre mezzo milioni di spettatori.

Oggi il TgLa7 sta recuperando questo pubblico ma sta anche attirando verso di sé l’attenzione di chi ha comunque continuato a seguire un tg delle venti, anche se con sempre minore soddisfazione, soprattutto per i pubblici più informati ed esigenti. Domenica il TgLa7, che ha un ascolto complessivo decisamente inferiore a quello dei due tg contemporanei, 1,5 milioni contro i 5,3 del Tg1 ed i 4,2 del Tg5, ha stabilito due record assoluti, ha prodotto più ascolto del Tg5 tra le persone più istruite e benestanti, quella che Auditel classifica come “classe socioeconomica alta-alta”; ed è stato più seguito del Tg1 tra le persone che abbiano compiuto studi universitari. Si tratta di due dati straordinari.

Il successo della nuova versione del TgLa7 è in parte dovuta all’aver saputo riempire un vuoto, informativo e d’opinione, lasciato libero dai due tg concorrenti. È poi dovuto alla applicazione di un metodo esplicativo nel raccontare gli eventi, la politica soprattutto; non solo fatti, ma la loro spiegazione gestita in prima persona dal conduttore e dai servizi giornalistici e non affidata alla voce e ai volti dei politici interessati. Rilevante è infine il peso dato alla gerarchia con cui vengono selezionate, e trattate, le notizie. Gli altri notiziari hanno nel tempo affidato a notizie leggere, curiose e di spettacolo gran parte dei loro contenuti. Il notiziario di Mentana ha ridato un diverso ordine alla gerarchia delle notizie. Una diretta ed un intero tg dedicato al discorso del Presidente della Camera, atteso e annunziato da tutti i media come determinante, ha portato La7 a vertiginose vette d’ascolto.

[di Francesco Siliato Il Sole 24 Ore]

«Ciclone Mentana». Il nuovo tg de La7 si è abbattuto sulla palude stagnante (naturalmente, con le debite eccezioni) dell’informazione televisiva con la forza di un tornado, premiatissimo dagli ascolti. Segno che la ventata di aria nuova che ha portato era molto attesa, in particolare da parte di una fascia giovane ed esigente di telespettatori nei cui confronti la tv italiana è diventata sempre più avara di proposte.

Questo «Twister», a ben guardare, è il risultato vincente di un’alchimia che miscela molta tradizione e un po’ di innovazione. Enrico Mentana è un giornalista di notevole esperienza e un riconosciuto professionista, che calca il proscenio televisivo da tempo, ed è stato, dopo gli anni passati in Rai, uno degli inventori dell’informazione sui canali privati (ha fondato e diretto a lungo il Tg5 e, insieme a Davide Parenti, il creatore de Le Iene, ha ideato il programma di approfondimento Matrix).

È, dunque, un innovatore del linguaggio con cui la televisione italiana, nel corso di questi anni, ha trattato l’informazione, a partire dalla velocizzazione dei tempi e dei ritmi; basti ricordare, per aggiungere un tocco di colore, il soprannome di «Mitraglietta» che l’ha accompagnato a lungo, con riferimento alla rapidità con cui pronunciava le parole durante le sue apparizioni in video, raccontando così, con la sua stessa fisionomia, la «turbopolitica» che cambiava. Col suo Tg5 ha aperto la strada all’ingresso del gossip nei programmi di informazione, una pista destinata in seguito a venire battuta da molti, e in dosi sempre più massicce (e inaccettabili), mentre, per quello che lo riguardava, si teneva ancora al di qua della soglia della «modica quantità» del pettegolezzo. Ha passato una parte cospicua della sua vita professionale all’interno delle reti Mediaset, fino ad assumerne la direzione editoriale, ma, destando un certo scalpore, se ne è poi andato sbattendo la porta nel febbraio 2009 dopo che Canale 5 aveva preferito gli ascolti del Grande Fratello alla messa in onda di un qualche programma di approfondimento sulla morte di Eluana Englaro.

Ma, soprattutto, è un solido conoscitore e un attentissimo osservatore della politica, che frequenta dai tempi (all’apparenza, un’era geologica fa) della Prima Repubblica. E qui sta uno dei segreti del suo telegiornale dei record. La politique d’abord, la politica prima di tutto, riportata al centro di un tg. Sembrerebbe un paradosso, ma come appare subito evidente sintonizzandosi sui telegiornali delle reti ammiraglie della tv generalista (Rai Uno e Canale 5), la grande assente (specialmente d’estate tra un servizio sui rimedi contro la calura e l’ultimo aggiornamento sugli amorazzi di qualche «vip») è proprio la politica (per non parlare dei temi economici). O, per meglio dire, la Politica, spodestata – tra «panini», polpettoni, melasse varie, dichiarazioni e controrepliche, veline (in senso proprio: quelle che passano sotto i tavoli, e non quelle che ci sgambettano sopra), messaggi in codice e per iniziati – dalla «politica politicante» e dal racconto esclusivo delle beghe di Palazzo.

Il tutto, per giunta, rigorosamente recitato secondo le litanie di quel politichese che costituisce una delle (sacrosante) ragioni della sempre maggiore insofferenza di tanti italiani nei confronti di un’informazione di regime. Intendiamoci bene: Mentana non fa un telegiornale «di opposizione», non è Michele Santoro, né Marco Travaglio. Ha deciso invece (e scusate se è poco) di rimettersi a raccontare, servendosi di un linguaggio comprensibile, i fatti e i personaggi della politica. L’ha rimessa in testa alle news, ripristinando così la gerarchia e l’ordine naturale secondo cui si sono sempre fornite le notizie nel nostro Paese, e riscuotendo, proprio per questo, un successo immediato (probabilmente, al di là delle stesse aspettative più ottimistiche del suo editore Telecom).

Come dice Aldo Grasso, «la messa cantata delle otto», ovvero l’informazione generalista dei grandi tg è in crisi, e apre degli spazi per quelli più schierati e partigiani o per un tipo di prodotto di nicchia e più in sintonia con un pubblico giovane e moderno. Come questo telegiornale, per l’appunto, che alla conduzione di un volto noto (il direttore che «ci mette direttamente la faccia») affianca una scenografia innovativa anche sotto il profilo dei colori e si avvale di soluzioni tecnologiche più avanzate, come la diretta in streaming su YouTube.

Di fronte a quello che il filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard chiamava il «delitto perfetto» operato dalla televisione che avrebbe ucciso la realtà, sostituendola con delle simulazioni e rappresentazioni, il telegiornale de La7 si pone decisamente in controtendenza e la riporta saldamente all’attenzione dei suoi spettatori, semplicemente rimettendosi a dare notizie.

[di Massimiliano Panarari, autore del saggio «L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip» (Einaudi) – La Stampa]

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