Rassegna stampa

Rassegna stampa: l’esordio-exploit di Mentana al Tg La7

C’era molta attesa per l’esordio alla conduzione del telegiornale de La7 di Enrico Mentana. L’attesa non è stata tradita. Mentana in video (è direttore della testata da giugno) ha fatto registrare un risultato lusinghiero: 7,31% di share, record storico per il notiziario dell’emittente. Senza scomodare i tecnici dell’audience, le curve degli ascolti, i contatti medi e tutto il complicato armamentario che fa l’ascolto (di cui Mentana è peraltro maestro), il risultato va ascritto a una ricetta molto semplice: quello di La7 è stato un buon telegiornale. na scaletta solida, che ha mescolato sapientemente la cronaca e la politica, le notizie popolari, il costume e lo sport. Azzeccati gli ospiti – Gad Lerner e Vittorio Feltri, ideali per dare pepe -, da manuale la conduzione che non ha mostrato segni di ruggine per la lunga panchina di Mentana. Ogni nuova e importante voce che si aggiunge al coro è sempre benvenuta, soprattutto nel mondo dell’informazione. Sarà uno stimolo per i telegiornali della Rai e per quelli di Mediaset, un concorrente in più per i più freschi notiziari di Sky. La battaglia sarà all’ultimo ascoltatore. In bocca al lupo a tutti.

[Il Sole 24 Ore]

Per Mentana conduttore 600mila lasciano Tg1 e Tg5

La sfida ai Golia dell’informazione televisiva è stata lanciata. Enrico Mentana, nel suo primo giorno di conduzione al Tg de La 7, nell’edizione principale delle 20, in diretta su You Tube, ha realizzato uno share – ovvero una quota di ascolto sul totale dei televisori accesi – pari al 7,3%, con una media di individui in ascolto pari a un milione e 490mila, con un incremento del 77% rispetto ai due mesi precedenti e di più di un milione di spettatori rispetto a un anno fa. Lo stesso Mentana sa benissimo che si tratta solo del primo giorno e di una stagione televisiva che deve ancora cominciare: i principali Tg nazionali, ad esempio, sono preceduti da programmi estivi a fare da teorici “traini” ai loro ascolti.

Si tratta, come sottolinea saggiamente Mentana, «di aspettare almeno il primo mese. Sul primo giorno si addensano aspettative e curiosità, come per un quotidiano. Ci aspettavamo una crescita, ma un milione e mezzo di spettatori sono tanti». Nella stessa serata, il Tg1 ha realizzato il 27% di quota di ascolto e il Tg5 il 20%. Nella settimana precedente, in ogni caso, il Tg diretto da Mentana aveva fatto registrare un buon 4,12% di share medio settimanale.

«C’era già stata una crescita agosto su agosto – sottolinea Francesco Siliato, analista televisivo, partner di Studio Frasi – di circa un punto percentuale. Gli ascolti raggiunti lunedì sera da Mentana con la sua conduzione sono enormi. Da un lato, sono dovuti anche alla debolezza del Tg1 e del Tg5, che hanno visto erodere la loro credibilità, anche se il Tg1 non ha perso ascolti agosto su agosto. Secondo una nostra elaborazione sono stati circa 600mila le persone che nei giorni precedenti guardavano il Tg1 e Tg5 di prima serata e che lunedì sera hanno preferito il Tg de La 7». Si tratta ora di dover confermare tale risultato, «ma non il 7% del primo giorno – continua Siliato: sarebbe un grande successo se riuscisse a mantenere una share del 5%. Bisognerà verificare anche un possibile effetto di “traino” di Mentana su La 7: il programma In Onda di Luca Telese, subito dopo il Tg, ha fatto il 5%, share mai raggiunta in precedenza».

Nella presentazione del suo Tg, Mentana aveva ammesso che «se, per assurdo, i due maggiori Tg fossero pluralisti, senza sudditanza e con irriverenza, noi non avremmo spazio, ma la somma di due corazzate non fa la completezza dell’informazione».

I due Tg non sono pluralisti? Gli ultimi dati delle rilevazioni dell’Isimm per conto del l’Agcom sono relativi a maggio. Il Tg1, in tutte le edizioni, ha dato oltre il 40% del tempo di antenna dedicato ai soggetti politici e istituzionali (comprensivo di quello di notizia più quello di parola) al Governo e al presidente del Consiglio, il 13% al Pdl, il 2,5% alla Lega, il 10,6% al Pd, il 2,9% all’Idv, il 4,5% all’Udc. Tutti gli altri partiti hanno avuto una percentuale di tempo d’antenna, a maggio, inferiore all’1%. Il Tg5 diretto da Clemente J Mimun ha dato il 45% del tempo di antenna a Governo e Presidente del Consiglio, il 10,3% al Pdl, il 2,25% alla Lega Nord, il 7,48% al Pd, il 4,8% all’Udc. Tutti gli altri partiti, Italia dei Valori compresa, hanno avuto meno dell’1% del tempo di antenna complessivo.

Non è certo casuale che Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd, sottolinei come «in un contesto tv sempre più bloccato e preoccupante, sono da salutare tutte le novità che moltiplicano i punti di vista e offrono uno sguardo più ampio e profondo sui fatti. Il successo di Mentana può essere una svolta positiva per il pluralismo dell’informazione radiotelevisiva». Siamo ancora all’inizio, ma la stagione televisiva sembra promettere sorprese e scintille.

[di Marco Mele – Il Sole 24 Ore]

Buongiorno Enrico Mentana. L’altra sera, alla sua prima conduzione del TgLa7, l’ha seguita un milione e mezzo di spettatori…
«Abbiamo fatto un ottimo risultato, quello che speravo e forse anche di più. Siamo molto contenti di questo esordio ma sarebbe come giudicare una partita dal primo minuto di gioco. Anche se hai già fatto un bel gol…».

Cappuccetto rosso ha sconfitto il lupo in bocca al quale tutti la spingevano…
«Dopo il duecentesimo in bocca al lupo mi è venuta spontanea quell’immagine. In realtà pur senza esser lupo, negli anni un po’ di pelo mi è cresciuto».

Un altro paragone di giornata potrebbe essere Mentana come Ibrahimovic: dove va vince…
«Da interista rispondo: abbiamo vinto senza di lui e anche contro di lui. Mi piacerebbe essere paragonato a un calciatore che fa giocare bene la squadra e che si allena tutti i giorni».

Quando un direttore di giornale appena arrivato aumenta le copie si dice che si è portato i suoi lettori. Per un direttore di tg vale lo stesso?
«Sicuramente non c’è un travaso così meccanico come avviene nella carta stampata e com’è avvenuto per Feltri e, sull’altra sponda, per Travaglio. Ma avendo gestito un tg per 12 anni è comprensibile che io sia conosciuto come un buon artigiano di tg».

Contribuirà anche una diffusa voglia d’informazione?
«Certamente. Direi che c’è molta voglia di essere al corrente di ciò che sta succedendo davvero».

L’informazione dei tg si è infrivolita?
«Questa domanda comporta un giudizio sul lavoro dei direttori di Tg1 e Tg5 che non mi spetta. So che per Minzolini le soft news danno polpa al tg e molti quotidiani le annunciano spesso in prima pagina. In questo momento ho scelto di fare un tg centrato sulle hard news».

A questo punto Mentana chiede di stare in linea perché deve collegarsi con una radio privata per un intervento in «centosecondi». Parla del caso di Daniele Franceschi, l’italiano morto in un carcere francese. Alla fine saluta i radioascoltatori e torna all’intervista. Gli altri tg le stanno facilitando il compito?
«Anche l’altro ieri i due principali tg hanno totalizzato il 48 per cento di share. Non siamo di fronte alla crisi delle cosiddette corazzate dell’informazione. Bisogna fare sempre un tg competitivo, concorrenziale e con i bioritmi alti. Se gli altri perderanno qualche punto faranno crescere la nostra voglia di tentare l’impresa. Credo ci sia tanta gente che ha voglia di essere informata e di conoscere anche il sapore aspro della politica. E di sapere quando questo sapore aspro viene da Berlusconi, quando da Fini, da Di Pietro o da Bersani…».

Cosa significa che il TgLa7 sarà concorrenziale?
«Che non sarà alternativo. Fino a qualche tempo fa il tg di La7 era fatto per sparigliare le testate istituzionali. Ora non sarà più corsaro, ma generalista e fatto per concorrere con gli altri, forse un po’ paludati».

La7 rifugio terzista?
«Al terzismo non ho mai creduto. Non mi sembra interessante dare un colpo al cerchio e uno alla botte o scegliere l’equidistanza. M’interessa stare fuori dalle parti, raccontare i fatti senza fare il tifo. Essere spassionati non significa essere freddi».

Che effetto le ha fatto tornare in video a dare le notizie?
«Non ho fatto neanche un minuto di prova. Quando impari ad andare in bicicletta, anche se non la usi a lungo, una volta sul sellino cominci a pedalare».

I titoli e i servizi più lunghi sono una scelta?
«Voglio raccontare i fatti, non fare un tg povero o schematico».

Si è ritagliato un ruolo da esegeta delle notizie: le commenta, le spiega…
«Un tg che vuole essere prezioso e curato deve dare notizie che siano comprensibili e spiegabili. Chi non conosce la frustrazione di ascoltare un servizio senza riuscire a capire bene cos’è accaduto?».

Farà campagna acquisti? Qualcuno si è offerto…
«Niente campagna acquisti. Sono arrivato scommettendo sulla redazione che già c’è e sulla chiarezza della linea di navigazione».

Che cosa pensa della Rai che vuol convincere Vespa a condurre Sanremo?
«Vespa è legato alla Rai da un contratto non giornalistico. Quindi teoricamente può fare tutto quello che vuole».

In qualche tg il direttore sembra non essere più padrone della sua redazione. Minzolini è stato contestato dalla Busi e dalla Ferrario, la Berlinguer da Beha…
«La casistica è vasta e controversa. Un direttore deve fare il direttore. Non dev’essere il capo di un’assemblea. Quello che fa un grande direttore è la capacità decisionale. Anche il giornalismo, come il sistema politico, è sempre più personalizzato».

[di Maurizio Caverzan Il Giornale]

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