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La Rai taglia Saviano: meglio puntare su nani e ballerine

di Filippo Rossi (Farefuturo web magazine)

Speriamo che non sia vero. Perché non è un bel paese quello in cui la propria televisione pubblica, la televisione di tutti, decide di tagliare un evento culturale prima che mediatico come la trasmissione di Roberto Saviano. Significa che lo stato abdica alle sue funzioni per accontentarsi di nani e ballerine, di zerbini e di veline. Significa che nelle stanze che contano nessuno ha più a cuore le crescita culturale di una società, che si vuole piuttosto allineata e coperta alle ragioni di un potere sempre più vuoto, sempre più stanco, sempre più vecchio.

Non lo diciamo per Saviano che ha la capacità e la forza di difendersi da solo. Lo diciamo per noi e per tutti quegli italiani che vorrebbero essere ancora orgogliosi del proprio paese, per tutti quegli italiani che ancora cercano le ragioni profonde di uno stare insieme, di un riconoscersi, di un apprezzarsi. Ecco, Roberto Saviano, quel che questo ragazzo rappresenta, è una delle ragioni: l’idea di un paese normale in cui legalità e giustizia abbiano di nuovo un senso concreto, al di là della retorica, al di là della propaganda. L’idea di un paese che sappia dare e costruire opportunità per i propri ragazzi, che sappia dare una speranza di vita. Non come concessione dall’alto ma come obbligo civile: perché altrimenti la politica non ha più alcuna ragione d’essere…

Non può piacere un paese che, attraverso la televisione pubblica, mette in conto di tagliare ciò che in una democrazia non può mai essere messo in un angolo: lo spirito critico, la forza della parola, la rabbia della verità. Se una tv pubblica fa questo, è inutile che si fregi di quell’aggettivo – pubblico – che dovrebbe essere garanzia di serietà, di approfondimento, di pluralità. Una televisione pubblica che si accontenta di sorvolare senza entrare mai nel merito, che si diverte senza mai interrogarsi, che vivacchia senza vivere, non dovrebbe chiamarsi così. Non è pubblico, un servizio che nasconde la polvere del paese sotto il tappeto di un’insostenibile leggerezza. Un’informazione pubblica che si attarda a parlare di ciò che cantano gli italiani sotto la doccia o dell’incubo della prova costume (provate a indovinare chi è stato?) forse dovrebbe ringraziare quelli come Roberto Saviano, che si ostinano a pensare che fare domande e cercare risposte sia l’anima di ogni democrazia.

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