Fiction&Serie

C’era una volta la città dei matti: la vita di Franco Basaglia nella fiction di Rai1 con Fabrizio Gifuni

La vita e la straordinaria attività professionale di Franco Basaglia, psichiatra e uomo di scienza che mise fine alla concezione dei manicomi intesi come lager senza possibilità di una vera guarigione per i malati di mente. Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini sono i protagonisti della miniserie di Rai1 in due puntate C’era una volta la città dei matti, per la regia di Marco Turco, in onda in prima serata domenica 7 e lunedì 8 febbraio.

C’era una volta la città dei matti… un viaggio tra gli orrori e le crudeltà che, in un passato neppure troppo lontano, circondavano le strutture protette in cui venivano rinchiusi e dimenticati i “malati di mente”. Un viaggio che racconta la disperazione, la paura, l’impotenza  di chi, segregato nei manicomi, non aveva più ne’ diritti ne’ voce. Ma anche e soprattutto la storia del cammino difficile e illuminato di Franco Basaglia, uno dei più importanti rappresentanti della psichiatria italiana del Novecento, che con le sue teorie e le sue pratiche innovative ha aperto le porte dei manicomi alla speranza e al cambiamento di cui ricorre, quest’anno, il trentennale della scomparsa.  “C’era una volta la città dei matti…” è un film per la tv in due puntate, in onda su Raiuno, domenica 7 e lunedì 8 febbraio, alle 21.10. Una produzione Rai Fiction prodotta da Claudia Mori e realizzata da Ciao Ragazzi. La regia è di Marco Turco, regista e sceneggiatore della fortunata miniserie Rai “Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu“. Turco firma anche la sceneggiatura con Alessandro Sermoneta, Katja Colja ed Elena Bucaccio. Franco Basaglia è interpretato da Fabrizio Gifuni, già protagonista della miniserie La meglio gioventù e interprete di grandi personaggi come Alcide De Gasperi, nella fiction “De Gasperi, l’uomo della speranza” di Liliana Cavani e Papa Giovani Battista Montini, in “Paolo VI” di Fabrizio Costa. Vittoria Puccini, uno dei nuovi volti del cinema italiano, nota al pubblico televisivo per aver interpretato “Elisa di Rivombrosa”, “Le ragazze di San Frediano” di Sindoni e “L’amaro caso della baronessa di Carini” di Marino,  veste i panni di Margherita, una ragazza bella e piena di vita che, nonostante la sua assoluta “normalità”, si ritrova a vivere l’incubo dell’ospedale psichiatrico. E’ nei primi anni ’60, a Gorizia, che inizia l’appassionata e pacifica rivoluzione di Franco Basaglia, un giovane psichiatra ribelle che, per primo, ebbe il coraggio di mettere in discussione l’istituzione dei manicomi. Quelle che allora erano chiamate le “Città dei matti”, con tutto il loro carico di orrori: letti di contenzione, camicie di forza, celle d’isolamento, elettroshock punitivi, infermieri-carcerieri e malati-carcerati, rapporti sadici fra medici e pazienti. Non luoghi di cura, ma di segregazione e di dolore. Quella che realizza Basaglia è di fatto una vera rivoluzione, che con la sua direzione a Gorizia, e poi a Trieste, stravolge il corso della storia diventando un esempio per tutto il resto d’Italia, e non solo. Elimina ogni tipo di contenzione fisica, sospende le terapie di elettroshock, fa aprire i cancelli, lasciando così i malati liberi di passeggiare nel parco, di consumare i pasti all’aperto, persino di lavorare, di dipingere. Per la prima volta i pazienti vengono considerati esseri umani. L’immagine del cavallo azzurro – scultura realizzata dai pazienti, simbolo della liberazione avvenuta – che entra trionfante in città, fa il giro del mondo insieme alle teorie e le pratiche rivoluzionarie di Basaglia diventando un modello per tutti. A Basaglia si deve l’introduzione in Italia della Legge 180 del ‘78, dal suo nome chiamata anche Legge Basaglia, che introdusse un’importante revisione organizzativa dei manicomi e promosse notevoli trasformazioni nei trattamenti psichiatrici sul territorio. (fonte Ufficio Stampa Rai)

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10 thoughts on “C’era una volta la città dei matti: la vita di Franco Basaglia nella fiction di Rai1 con Fabrizio Gifuni”

  1. visto ieri ‘per caso’ ho trovato un fabrizio gifuni e una vittoria puccini veramente straordinari.
    ‘Franco’ è stato toccante e molto dentro nel personaggio. vittoria puccini ha recitato….altro che ‘Elisa Rivombrosa’. i complimenti a tutti. Non avrei mai pensato di sopportare un film del genere sopratutto in un unica soluzione. Son felice di averlo visto ma sono certa che non ha avuto pubblicita’ appropriata quando è uscito. I migliori saluti, Manuela.

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  2. Da triestino ho vissuto,anche se ero un bambino allora,la rivoluzione della psichiatria mondiale proprio nella mia città.Vi assicuro che i ‘matti’ sono meno matti di certe persone che erano libere……..un detto a Trieste diceva che…’MANICOMIO XE SCRITTO DE FORA’….che per chi non è triestino vuol dire che l’insegna di MANICOMIO era appunto appese fuori dal recinto……Sono orgoglioso che tutto ciò sia avvenuto nella mia città.Chi viene a Trieste ed è stato colpito da questa storia passi con la macchina o a piedi dentro il parco che fu il manicomio.Arrivarci è facilissimo.Respirerà la storia che ha visto in tv.Ciao

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  3. Il mio è un commento tutto al positivo, per gli attori, la recitazione
    le situazioni, è stato commovente, doloroso,
    Bella persona Franco Basaglia,

    Peccato che le persone splendide quasi sempre debbano morire prima di
    essere riconosciute come tali.

    Un in bocca al lupo per tutto e tutti i complimenti per la sensibilità
    dimostrata nel raccontare.

    Con l’augurio che non si ripetano certe atrocità
    Nicoletta

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  4. veramente una opera ben fatta da tutti i punti di vista e ottima interpretazione di tutti. Per opere come questa vale la pena di pagare il canone

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  5. mi è piaciuto molto, la Puccini è stata veramente brava, è un’attrice che vedo crescere. Mi sono molto emozionata. Finalmente qualcuno ci ha fatto conoscere una verità nascosta.

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  6. In quei anni narrati dal film ero dipendente della Provincia di Ancona e per lavoro mi recavo spesso nella struttura ospedaliera psichiatrica e debbo dire che le scene erano esattamente quelle del film. Poi fu inaugurato il cosidetto “reparto aperto” ed infine il Centro d’Igiene Mentale.
    Mi sono commosso rivedere quelle orribili scene.
    Bravi, tutti

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  7. La visione di questo film, meravigliosamente interpretato
    mi ha commosso perchè sapendo solo vagamente le condizioni igienico-sanitarie, ero ben lungi dal pensare
    quello che effettivamente si celava dentro quelle mura.
    Complimenti per l’interpretazione ed il sentimento che
    ha scaturito nei nostri cuori.

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