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30 anni fa nascevano Raitre e il Tg3

In principio era la spartizione con vocazione regionale, poi venne appaltata alla sinistra o meglio al Pci, tanto da essere ribattezzata Telekabul, e per naturale evoluzione finì al centrosinistra. Ma Raitre nella sua storia tra politica e auditel, forse la più tormentata tra quelle delle tre reti Rai fino all’ultimo capitolo dell’avvicendamento tra Paolo Ruffini e Antonio Di Bella, ha avuto dalla sua la “fortuna” di una vocazione alla marginalità e alla sperimentazione che l’ha consolidata come rete di servizio pubblico ma anche di creatività. E solo dopo anni, leggi e sentenze, che la volevano in onda senza pubblicità, vinta anche la battaglia dell’auditel, sarà forse l’avventura del digitale terrestre a darle nuova vita.

Raitre, la terza rete televisiva della radiotelevisione pubblica, nasce alle 18,30 del 15 dicembre 1979, mezz’ora prima dell’esordio del Tg3 che andava in onda in unica edizione serale. Il direttore di rete si chiamava Giuseppe Rossini, di area fanfaniana, e a dirigere il primo Tg3 era Biagio Agnes, futuro direttore generale della Rai della sinistra Dc, condirettore Alessandro Curzi di area Pci, vicedirettori Alberto La Volpe (Psi) e Orazio Guerra. Quel primo tg, aveva la sigla breve breve, sul fondo grigio chiaro con la scritta Rai Regione, le due lettere TG e poi le tre linee in blu sfumato. Raitre raggiungeva tutti i capoluoghi di regione e solo il 35% della popolazione italiana, con ascolti non oltre le 400 mila anime.

Una vocazione di nicchia che è rimasta un po’ nel Dna della rete, che ha poi declinato questo tema negli anni successivi lanciando la tv di servizio e quella culturale grazie soprattutto alla direzione di Angelo Guglielmi. Tutto cambiò dal 5 marzo del 1987 quando il Cda della Rai realizza quella che Aldo Grasso definisce “la lottizzazione perfetta” e nomina Rossini (Dc) direttore di Raiuno, Luigi Locatelli (Psi) direttore di Raidue e Angelo Guglielmi (Pci), direttore di Raitre. Del Tg3 diventa direttore Curzi e la rete viene subito ribattezzata Telekabul. La guerra della Rai con le emittenti private di Silvio Berlusconi è asprissima, alla Finivest passano Raffaella Carrà e Pippo Baudo. La prima preoccupazione di Guglielmi è quella di raggiungere almeno quel 70% della popolazione che dovrebbe coprire il segnale di Raitre ma che è “solo sulla carta anche a causa delle molte interferenze delle tv locali”. Parte così il suo autunno “spettacolare”, con Corrado Augias, Giuliano Ferrara, Alessandro Benvenuti, Gianni Minà, Aldo Biscardi, Folco Quilici. Non mancano le grandi firme del giornalismo, Biagi, Zavoli, Barbato con il suo Và pensiero. Arrivano Telefono giallo, l’ambientalismo di Geo, le inchieste, la comicità d’autore e la prima rubrica di spettacolo della tv pubblica. Il programma dell’anno è senza dubbio Samarcanda di Michele Santoro che rappresenta l’informazione impegnata di Raitre, un filone di assoluto successo della rete che arriva fino ai grandi numeri di auditel degli ultimi anni con Giovanni Floris e il suo Ballarò.

Informazione declinata in tutte le sue forme in programmi storici come Bar condicio, Milano Italia e Profondo Nord di Gad Lerner, Chi l’ha visto?, fino a In1/2 ora di Lucia Annunziata e Report di Milena Gabanelli, passando per le rubriche del Tg3 come Primo piano. Per non dimenticare la satira, per la quale Raitre è stata una vera e propria scuola, dalla Tv delle ragazze ad Avanzi, a Parla con me. Per non parlare del dissacrante Blob e del programma che a molti ha fatto riscoprire la notte, come Fuori Orario. Ma forse più di ogni altro è Che tempo che fa di Fabio Fazio, programma di maggiore successo della storia di Raitre, a sintetizzarne l’anima. Nel 1994, dopo qualche difficoltà già con il Cda dei professori presieduto da Claudio Dematté, Guglielmi viene sostituito da Gianni Locatelli nominato da consiglio di Letizia Moratti, a sua volta scelto dai presidente delle Camere del primo governo Berlusconi. Sarà lui però a definire l’identità della rete nel cui solco, i pur validi direttori di rete degli anni successivi, si sono mossi dando vita a programmi di primo piano che forse, più di quelli di Guglielmi, hanno sfondato anche il muro dell’auditel permettendo a Raitre di vincere addirittura la prima serata su tutte le reti, come è accaduto a Ballarò nell’ultima settimana. Alla guida nel 1996 è Gianni Minoli. Nasce Report ma tra le sue creature più longeve sulla terza rete c’é Un posto al sole, soap di ambientazione partenopea. Con il consiglio presieduto da Roberto Zaccaria la rete è di Francesco Pinto (1998-2000), che riporta a nuova vita il pomeriggio dei ragazzi con la creativa Melevisione. Segue Giuseppe Cereda (2002-2002), poi a Raitre arriva Paolo Ruffini che da pochi giorni ha lasciato il testimone ad Antonio Di Bella, già direttore del Tg3 che completa l’esperienza della rete. Ruffini è quello che più di tutti ha saputo coniugare la tradizione della rete con le novità creando appunto programmi come quello di Fazio e di Floris ma anche riportando in video Enzo Biagi, nell’ultimo programma prima della scomparsa e dopo la fine de Il Fatto. Ora a Di Bella il compito di trovare nuova linfa nel passaggio al digitale.

[di Elisabetta Stefanelli – ANSA]

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