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Il Festival di Sanremo apre al dialetto e agli stranieri

«Il festival in dialetto? Era ora!». Parola di premio Nobel. Dario Fo commenta così l’idea dell’apertura alle canzoni in dialetto nel regolamento della prossima edizione del Festival di Sanremo. «Siamo una societá multietnica -continua Fo- non bisogna dimenticare che anche venti secoli fa i latini usavano diversi dialetti e anche diversi canti religiosi di molti secoli fa erano scritti in dialetto -spiega Fo- e lo stesso Sant’Ambrogio quando si trasferì a Milano e fu eletto Vescovo dovette imparare il volgare per farsi capire dal popolo. Per non parlare di Dante Alighieri che nelle sue opere usò tutte le forme dialettali presenti in quel periodo». Ma non è la sola novità quella del dialetto. La vera rivoluzione a Sanremo 2010 sarà infatti l’abolizione del requisito della cittadinanza italiana per gli interpreti e per i compositori delle canzoni, secondo quanto scrive un settimanale. Il regolamento del festival, che verrà reso noto nei prossimi giorni, prevede in fatti che possano gareggiare anche artisti stranieri con canzoni scritte da stranieri, purchè siano eseguite in italiano. Insomma, per fare un esempio Madonna potrebbe partecipare al festival cantando una canzone degli U2 all’unica condizione che il testo sia in italiano. Secondo Sorrisi e canzoni tv, c’è anche un’altra grande novità, oltre alla presenza degli stranieri, preparata da Gianmarco Mazzi, direttore artistico musicale per la quinta volta: le canzoni dei giovani (quest’anno la sezione si chiamerà Sanremo nuova generazione) verranno messe sul web (senza la possibilità di scaricarle, bensì solo di ascoltarle) dal 3 dicembre sul sito www-sanremo-rai.it. In sostanza cade il tabù dell’inedito. Le sei prescelte dalla commissione parteciperanno direttamente al Festival e quindi saranno state ascoltate da migliaia di persone prima dell’effettiva presentazione a Sanremo. Inoltre, otto grandi nomi della musica italiana saranno chiamati a reinterpretare la loro canzone preferita tra tutte quelle che hanno partecipato alle 59 edizioni del festival.

Intanto l’apertura del Festival di Sanremo alle canzoni in dialetto e il nuovo regolamento viene accolto come una svolta positiva non solo da Fo. Esultano la Lega e anche cantanti del Nord e del Sud come Andrea Mingardi, Davide Van de Sfroos, Mauro Pagani ed Enzo Avitabile. Il comma a) dell’articolo 6 del regolamento imponeva la lingua italiana nella quale trovano posto adesso anche le canzoni in lingua dialettale perchè considerate «espressioni di cultura popolare». «È un fatto molto positivo, risultato dei ripetuti contatti che ho avuto in questi mesi con il direttore artistico del Festival Gianmarco Mazzi e credo che finalmente sia stata sottolineata l’importanza delle lingue territoriali» afferma il presidente del Consiglio comunale di Sanremo, Marco Lupi, della Lega Nord. Felici anche il patron del Mei- Meeting degli Indipendenti, Giordano Sangiorgi: «siamo d’accordo ad aprire finalmente una finestra televisiva verso questa importante realtà musicale capace di contrastare l’omologazione della musica globale» e il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia che sottolinea: «in barba alle cornacchie e agli elegantoni della lingua, il più importante Festival della canzone si apre alle lingue materne, rompendo un tabù vecchio di 60 anni. Ne sono felice». Il responsabile della comunicazione del Pdci, Jacopo Venier, definisce quella della «Lega Nord propaganda fine a se stessa. Il partito di Bossi si arroga meriti che non ha» e fa notare che «è da tempo che i dialetti, le lingue territoriali, fanno parte del bagaglio culturale della musica e della canzone italiana». Unico controcanto viene da Enzo Mazza, presidente della Fimi: «oggi si dovrebbe favorire l’esportazione della musica italiana nel mondo tramite una grande vetrina del made in Italy invece di trasformare Sanremo in una festa di paese». Coro di sì da Andrea Mingardi che ha già pronto «un pezzo dance rock in dialetto comprensibile, un po’ provocatorio nel linguaggio. È una canzone di protesta che ha uno sbocco autoironico sarcastico» ma purché l’ingresso delle canzoni in dialetto al Festival «non diventi un dibattito politico» e ovviamente parere favorevole del Woody Guthrie del lago di Como, Davide Van de Sfroos per il quale è «stata abbattuta una diga culturale». Oliver Scardi, ex front man dei Pitura Freska, che parteciparono al Festival nel ’97, vede questa come un’apertura «per mancanza di alternative a quello che c’è nel mercato musicale, ormai morto». «Il cantautore napoletano Enzo Avitabile è felice »visto che da 15 anni scrivo in dialetto «ma solleva il problema che ci »sia una giuria pronta e capace «di valutare». Anche il compositore e musicista Mauro Pagani, che con Frabrizio De Andrè ha scritto tra l’altro «Creuza de ma» è favorevole e convinto che «bisogna spingere la gente a parlare dialetto, ma istituzionalizzarlo per ingabbiarlo, secondo me – sottolinea – può diventare pericoloso e campanilista». [da ILSOLE24ORE.COM]

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