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Non si “sputtanano” così anche i giudici? Mesiano pedinato su Canale 5

I governanti non si possono «sputtanare», per usare le parole del premier, ma per i giudici nessun problema. Accade così che una trasmissione Mediaset pedini Raimondo Mesiano, il giudice che ha firmato la sentenza con cui Fininvest è stata condannata a risarcire alla Cir 750 milioni di euro.

Il magistrato, protagonista di una così aberrante «enormità giuridica» (il copyright è sempre di Berlusconi), non è così irreprensibile nella vita privata, come cerca di spiegare in maniera allusiva la giornalista di “Mattino 5″ che ha confezionato il servizio.

Le telecamere di Canale 5 hanno seguito Mesiano mentre passeggia tranquillamente per Milano. Il giudice fuma, va dal barbiere, attraversa un incrocio, si siede su una panchina. Tutte azioni etichettate come «stravaganti». La giornalista va avanti e fa misteriose allusioni, spiegando ai telespettatori che il magistrato «ci ha abituato ai suoi comportamenti stravaganti». A cosa si riferisce?

Il mistero si infittisce, così l’autrice del reportage abbozza una spiegazione relativa all’abbigliamento: camicia, pantalone azzurro, mocassino bianco e calzini turchesi, «di quelli che sicuramente in tribunale non si possono sfoggiare». Peccato che Mesiano non sembri per niente intenzionato ad andare a lavoro.

Il servizio si chiude così, e il telespettatore che aspettava particolari piccanti e azioni clamorose rimane alquanto deluso. In studio, però, ci pensa il vicedirettore del Giornale, Alessandro Sallusti, a rassicurarci: quella del giudice non è solo una «stravaganza fisica», perché è accompagnata da un’eccentricità professionale. Infatti Mesiano è protagonista di una causa tra vicini di casa per un tubo rotto in un appartamento, un caso che «continua a rinviare di anno in anno, fissando la prossima udienza nel 2011».

A parte le connessioni logico-consequenziali dei ragionamenti proposti “in esclusiva” a “Mattino 5″, c’è da notare una certa differenza negli atteggiamenti assunti dai media “vicini” agli ambienti di Palazzo Chigi: quest’estate tutti compatti a difendere il diritto alla privacy tra le mura “amiche” di Villa Certosa, con tanto di denunce nei confronti di Antonello Zappadu, il fotografo sardo costretto a portare i suoi scatti proibiti fino in Colombia per sfuggire al sequestro.

Ora invece i giornalisti “di corte” smaniano nel tentativo di spiegare agli elettori quali comportamenti inquietanti si celino dietro le apparentemente severe “toghe rosse”.

Se queste sono «le cose belle» che Berlusconi aveva annunciato di sapere nei confronti di Raimondo Mesiano, il giudice può dormire sonni davvero tranquilli.

tratto da Blitzquotidiano.it

Secondo l’Anm, nei confronti del giudice civile — che ha condannato Fininvest a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 750 milioni di euro — è in atto una campagna di delegittimazione da parte dei media controllati dalla famiglia Berlusconi.

Intanto, in una nota, l’Autorità garante della Privacy ha fatto sapere che “sta valutando la segnalazione” del sindacato delle toghe nei confronti di Mesiano, “anche al fine di aprire una possibile istruttoria”.

Martedì prossimo invece, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, la prima commissione del Csm visionerà il filmato — che ha acquisito assieme a un articolo comparso su “Il Giornale” — e valuterà la pratica aperta nei giorni scorsi a tutela del giudice.

“Se, per un verso, la recente decisione della Corte Costituzionale è stata l’occasione per rinnovare gli attacchi e le invettive nei confronti della magistratura e di singoli giudici, è davvero incredibile assistere ad una inedita opera di denigrazione mediatica di un magistrato”, scrive l’Anm a Napolitano in una lettera firmata dal presidente Luca Palamara.

“Il telegiornale del mattino di Canale 5 ha pedinato il giudice Mesiano, riprendendolo abusivamente nelle sue occupazioni quotidiane e definendo ‘stravaganti’ i suoi comportamenti; il quotidiano ‘Il Giornale’ ha pubblicato un articolo nel quale riporta il racconto di un anonimo avvocato, che avrebbe carpito in un ristorante alcune frasi del giudice Mesiano di commento ai risultati delle elezioni del 2006”, ricostruisce il sindacato delle toghe.

L’Anm si è rivolta sia al Garante della Privacy che a Napolitano dicendo di non credere che “esistano precedenti simili in Italia, per denigrare una persona e delegittimare una funzione essenziale e delicata per la civile convivenza in uno Stato di diritto”, ha scritto ancora Palamara.

tratto da Reuters Italia

«Per me le parole sono molto importanti e oggi l’unica vittima di pestaggio mediatico sono io». Claudio Brachino, direttore di Videonews e conduttore di «Mattino 5» respinge ai mittenti le accuse di «linciaggio» mediatico nei confronti del giudice Raimondo Mesiano rivoltegli dalla Fnsi e dall’Anm. «Intanto Canale 5 non ha pedinato nessuno -sottolinea Brachino all’Adnkronos- ma è semplicemente la rubrica di opinione di una testata che si è occupata del caso del giorno, esercitando il diritto di cronaca. Ospite del giorno era già previsto il vicedirettore del Giornale Sallusti al quale ho fatto una domanda legittima, partendo da un articolo pubblicato sul suo giornale, ovvero se la promozione di Mesiano dopo la sentenza sul Lodo Mondadori apparisse legittima o politica. Dopodichè, utilizzando immagini che come ogni giorno mi arrivano sulla scrivania da diverse fonti e agenzie su personaggi di cronaca o del gossip, ho ritenuto di fare un pezzo su questo giudice che indubbiamente è uno dei personaggi pubblici del momento». «Le immagini -aggiunge Brachino- non sono frutto di alcun pedinamento ma sono riprese su un marciapiede mentre lui va dal barbiere. Ho chiesto ad una nostra cronista di farci un pezzo senza epiteti nè giudizi politici. E infatti il pezzo non ha valutazioni politiche nè di altro tipo, c’era solo la parola «stravagante», di cui si può parlare ma non mi sembra un insulto. Poi possiamo discutere anche se il calzino è di buono o cattivo gusto. Ma non mi sembra una cosa per cui ricevere accuse di aggressione mediatica», conclude. «Non accettiamo bacchettate da chi negli ultimi mesi ha reso sistematica prassi giornalistica lo spionaggio a senso unico dal buco della serratura» ha poi aggiunto in serata Mauro Crippa, direttore generale News di Mediaset.

da Corriere.it

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